La disperazione della Festa della Cuccagna

Maddalena Sorbino

 

Il Gioco della Cuccagna a Largo di Palazzo risale ad una tradizione molto antica del 1600, oggi quasi dimenticata. Esso aveva luogo tra l’attuale Piazza del Plebiscito, allora Largo di Palazzo, e l’antico largo di Castello, posto tra il Maschio Angioino e il Palazzo Reale.

 

Il termine Cuccagna deriva dal francese “cocagne” ed è un termine utilizzato in modo scherzoso che sta ad indicare un luogo fantastico e irreale in cui tutti, anche i fannulloni, vivono come re, felici e tranquilli, in un mondo dove regna l’abbondanza degna di nota e la ricchezza di ogni genere.

 

Questa festa rappresentava il momento in cui i cittadini napoletani, afflitti dalla fame e dal malgoverno dei vicerè, cercavano di accaparrarsi la carità reale che elargiva in quelle occasioni cibo e beni vari, inizialmente mediante banchetti.

Si trattava in realtà di un modo per deridere il popolo in prenda all’impeto e alla frenesia di accaparrarsi qualunque cosa avesse dinanzi, fino a scontrarsi gli uni con gli altri. Un mito così ben radicato della mentalità e negli usi cittadini, che avrebbe dovuto creare l’utopia di un mondo alla rovescia, fatto, anche se solo per l’occorrenza, di ricchezze materiali e stomaci pieni.

 

In occasione dei festeggiamenti pubblici, i nobili sovvenzionavano la realizzazione di enormi macchine da porre al centro del plebiscito: l’albero della cuccagna. Questo era rappresentato da una torre, dall’altezza pericolosa, dove vi erano riposte all’interno ricchezze di ogni genere, come gioielli o cibi prelibati, mentre all’esterno, il primo segno della cruenza del festeggiamento: animali crocefissi, ancora insanguinati e agonizzanti.

Nonostante questa festa apparisse come una crudele esibizione di violenza data dal fatto che ognuno cercava di accaparrarsi il proprio bottino, il popolo, ormai stremato dalla fame e dal malcontento generale, si esaltava a parteciparvi, quasi non ci fosse altra scelta.

 

Successivamente la vicenda assunse forme sempre più mostruose, diffondendosi così l’idea di “gioco della cuccagna”, arricchito nel tempo da percorsi di vario genere, a cui si partecipava di certo non per svago.

 

Ma via via la violenza divenne la protagonista di questa “festa”, che era ormai diventata un pretesto per atti criminosi di ogni genere. Ma oltre a questo pericolo si deve pensare che spesso l’albero della cuccagna non reggeva il peso delle persone, e per questo motivo c’era la possibilità che crollasse su sè stesso, compiendo una irrimediabile strage.

 

Finalmente, però, con l’arrivo di Francesco I di Borbone si delineò la fine di questa tradizione così violenta.

 

Ma il popolo non accolse bene la notizia della fine dei giochi, continuando imperterrito a protestare per tutta la città, dato che quelle occasioni di festa erano l’unica possibilità per assicurarsi raffinatezze che mai avrebbero potuto avere.

 

Ad oggi, quando guardiamo la magnificenza di Piazza del Plebiscito, ricordiamo anche questa orribile tradizione che ha portato con sé lacrime, morte e il sangue di un popolo obliato.



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