Heinrich Schliemann: da Troia a Napoli

Benedetta Moricola
Heinrich Schliemann: da Troia a Napoli
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L’archeologo tedesco Heinrich Schliemann che svelò l’esistenza di Troia e Micene concluse i suoi giorni a Napoli, alla scoperta di Pompei.

Nella Villa Comunale di Napoli, tra le tante targhe commemorative, ce n’è una che recita così: La Germania dedica questa lapide alla memoria imperitura di uno dei suoi più illustri figli, Heinrich Schliemann, il quale riportando alla luce le vestigia di Troia Micene e Tirinto ha ridato al mondo la conoscenza della cultura omerica. Egli moriva a Napoli il 26 dicembre 1890 durante uno dei suoi molti viaggi in Grecia”.

 

Heinrich Schliemann nacque nel 1822 a Neubukow. Il padre, un pastore protestante, leggeva per il piccolo Heinrich versi dei poemi omerici raccontando le magnifiche gesta degli eroi della città di Troia. Lo stesso Schliemann racconta nella sua autobiografia che all’età di sette anni gli venne regalato un libro di storia per bambini e rimase impressionato da un’ immagine di Troia in fiamme. E sempre nella sua autobiografia racconta che da adolescente venne così colpito da un ubriacone che recitava versi in greco antico tratti dall’Iliade e dall’Odissea al punto da fargli desiderare di imparare il greco e di andare alla ricerca delle “mura ciclopiche” della città di Troia.

 

Dopo un periodo dedicato agli affari, nel 1868 si dedicò finalmente alla realizzazione dei suoi sogni: i viaggi e le scoperte archeologiche.

 

Trasferitosi in Grecia nel 1870, presso la collina di Hissarlik, con la collaborazione di Frank Calvert, viceconsole britannico proprietario dei terreni, iniziò la ricerca delle mura di Troia. Seguendo le indicazioni dei testi omerici, Schliemann rinvenne vasellame, armi, oggetti domestici e i resti delle inespugnabili mura di Troia che solo l’ingegno di Ulisse era riuscito a superare: la città di Priamo esisteva davvero e non era frutto solo della fantasia di un poeta cieco!

 

Un ulteriore e sensazionale scoperta avvenne il 15 giugno 1873. L’instancabile Schliemann e sua moglie Sophia trovarono, alla base di queste mura, una cassa contenente circa 8.700 gioielli d’oro. L’archeologo aveva trovato il cosiddetto “tesoro di Priamo”, nascosto dal re prima della disfatta di Troia. Il tesoro fu portato in Germania dove rimase fino al termine della seconda guerra mondiale quando passò in mano ai sovietici.

 

La curiosità insaziabile di Schliemann, che quasi ricorda quella dell’eroe omerico Ulisse, lo condusse nuovamente sulle tracce della civiltà greca e seguendo i testi di Pausania, geografo greco, riportò alla luce anche la città di Micene con la sua agorà e una serie di tombe a pozzo e a cupola forse appartenenti alla dinastie degli Atridi.

 

Morì a Napoli nel 1890 in seguito a complicazioni dovute ad una operazione all’orecchio. Il curioso e instancabile archeologo si era recato nella città partenopea, che ben fonde l’anima greca con quella latina, affascinato dalla storia della città di Pompei con la volontà di fare nuove scoperte relative ad essa.



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