La Chiesa della Croce di Lucca e la leggenda del Crocifisso

Annunziata Buggio

 

«Questa chiesa et monasterio è servito da’ frati carmelitani, le cui monache sono del medesimo habito e regola, et sono di vita essemplarissima. Li fundatori di questo monasterio
furon Andrea Sbarra e Cremona Spinella, ambidua di Lucca, città della Toscana.»

Giovan Francesco Araldo – Relatione d’alcune chiese et compagnie di Napoli 1594 -1596 – Fondazione Memofonte

 

La Chiesa della Croce di Lucca è attualmente una chiesa sconsacrata di Napoli presente nel cuore del centro antico, su Via Tribunali in prossimità di Piazza Miraglia e di cui resta visibile soltanto una porzione della sua ricca storia; una storia salvata e giunta fino a noi, grazie all’intervento di Benedetto Croce.

 

La Chiesa della Croce di Lucca, dalle fonti storiche di Carlo Celano, sappiamo che fu fondata nel 1534 dai coniugi lucchesi Andrea Sbarra e Cremona Spinelli in devozione al Santissimo Crocefisso del Duomo di Lucca; un segno per onorare il legame con la loro città di origine e rinsaldare la fede, dentro le mura di Napoli.

 

La chiesa fu eretta nel 1537 e in contemporanea, si sviluppò una piccola comunità di suore carmelitane che vissero in un monastero adiacente prodigandosi per il bene della comunità e accolsero le giovani novizie della migliore nobiltà napoletana, onorando la Croce di Lucca.
Secondo altre fonti, il convento delle prime suore fu fondato da suor Cremona da Cremona e da Sebastiano Puccini, antenato dell’illustre compositore italiano Giacomo Puccini.

 

Il monastero subì una serie di interventi di ampliamento tra il 1643 e il 1654 e i lavori furono affidati al celebre architetto Francesco Antonio Picchiatti che aggiunse in conclusione anche il chiostro: successivamente seguirono altri due interventi di restauro tra il 1688 e il 1694 per la risistemazione delle cappelle laterali.
Durante il XVIII secolo all’architetto Giovanni Battista Manni si ordinò di costruire la sacrestia, mentre il figlio, Costantino, diresse per oltre cinquant’anni i lavori di restauro, tra cui si annoverano quelli di Guglielmo Sanfelice che si occupò del rifacimento dell’abside e della pavimentazione.

 

La facciata della chiesa è davvero suggestiva: il portale è una piccola opera d’arte, lavorato in piperno con semplici decorazioni a intarsio in marmo, sormontato da un timpano arcuato spezzato dove si apre una nicchia in cui è ben visibile il dipinto raffigurante il Crocifisso di Lucca.
L’interno si configura a navata unica con l’apertura di cappelle laterali che accolgono i dipinti di Nicola Malinconico, Nicola Maria Rossi e Gian Vincenzo Forlì.
Il soffitto a cassettoni ospita il bellissimo dipinto seicentesco della «Madonna del Carmine con Santi» attribuito alla scuola napoletana di Battistello Caracciolo.
Opere meravigliose esprimevano tutto il talento artistico dei migliori pittori italiani e napoletani del 1600 e del 1700 mentre il barocco procedeva a creare sontuose suggestioni.

 

Di quella grazia resta molto poco: nel 1903 per dare il via alla costruzione del Policlinico universitario vennero abbattuti sia il monastero che il chiostro e parte degli edifici storici circostanti, mentre la chiesa subì un poderoso taglio di circa sette metri, restringendo l’ambiente destinato a luogo di culto.

 

Questi lavori incisero profondamente sull’impianto greco-romano del quartiere (l’antica Acropoli) sventrando gravemente le fondamenta del sottosuolo storico e demolendo i monasteri del Croce di Lucca e quello adiacente della Sapienza, custodi di preziose testimonianze artistiche.
Ovviamente i lavori per la costruzione del Policlinico incontrarono le aspre opposizioni di grandi intellettuali dell’epoca e di numerosi cittadini, intenzionati a tenere in vita sia il Convento della Croce di Lucca che degli altri edifici nobiliari come Palazzo D’Aponte e Palazzo De Curtis, ormai persi.
Benedetto Croce sdegnato profondamente dall’abbattimento, mosse all’allora sindaco di Napoli Luigi Miraglia, un durissimo appello affidato alla rivista «Napoli Nobilissima» e il suo tempestivo intervento riuscì a salvare in parte la Chiesa della Croce di Lucca e a mettere in stato di conservazione l’intero Complesso della Sapienza.

 

Della Chiesa della Croce di Lucca rimane soltanto la facciata della chiesa ad unica navata e parte dell’abside, mentre un dipinto che ha per soggetto il Crocifisso della Croce miracolosa di Lucca sembra sia custodito nella vicina chiesa di San Pietro a Majella.
Attualmente è sconsacrata e aperta al pubblico in occasione di eventi a carattere culturale.

Secondo alcune cronache e secondo il piano degli interventi di riqualificazione urbana del centro storico di Napoli, il «vecchio» Policlinico, un domani, dovrebbe trasferirsi a Caserta e cedere il posto ad un grande Parco Archeologico di Neapolis, poiché al di sotto del complesso sanitario sono celati importanti reperti ellenistici dell’Acropoli, preziose documentazioni per comprendere la storia della nostra città. Un progetto impostato nel 2000 che sembra caduto nell’oblio. http://www.campaniarchitetti.org/node/422

 

Il segreto della sfogliatella e del suo fantasma

L’antico Monastero della Croce di Lucca di Napoli, da fonti storiche accreditate, fu il primo convento a sfornare la prima «Sfogliatella» napoletana; lo sappiamo grazie al ritrovamento di una lettera appartenuta a Suor Maria Bernarda Zufia del Monastero Croce di Lucca, datata Marzo 1624 dove rimproverava le figlie del principe di Cellammare Nicola Giudice, giovani novizie del monastero, che ebbero la colpa di aver divulgato fuori le mura conventuali, la ricetta del segretissimo e nobilissimo dolce …
Delle tre figlie del principe Cellammare (impunite) fu sospettata la minore, Aurelia che si ammalò nel giro di poche settimane e sul punto di morte dichiarò nuovamente la sua innocenza.
Si narra che il suo fantasma appaia ogni anno il 30 giugno (lo stesso giorno in cui la sfogliatella giunse nelle mani di Pintauro) davanti alla grate all’ex monastero della Croce di Lucca per rinnovare la sua innocenza e che misteriosamente l’aria si profuma di sfogliatella.
La medesima ricetta del 1600 con attenti studi e ricerche storiche è stata riprodotta dalla pasticceria Sfogliate&Sfogliatelle e reintrodotta con successo in via San Gregorio Armeno, proprio dinanzi alla bellissima Chiesa di Santa Patrizia.

 

La leggenda del Crocifisso di Lucca

L’origine del culto è molto più antico e fa riferimento ad una leggenda palestinese giunta in Italia.
Si narra che San Nicodemo, uno dei discepoli di Gesù e membro del Sinedrio, abbia scolpito di getto il volto di Cristo nel legno così come egli lo ricordava.
Per realizzare la scultura, utilizzó legno di quercia per la croce e il legno di cedro del Libano per scolpire il viso del Signore.
Il lavoro proseguì abbastanza bene ma il povero Nicodemo che non era né un’artista e né un artigiano trovò molta difficoltà. Dopo aver pregato lungamente su quel legno, Nicodemo sprofondò in un lungo sonno e al suo risveglio trovò il lavoro finito; l’intervento prodigioso degli angeli terminarono l’opera d’arte scolpendo il Volto Santo.
In quegli anni le persecuzione sui cristiani erano sempre più violente e Nicodemo sul punto di morire, affidò la scultura della croce ad Isacaar che la nascose in una grotta per evitare furti e danni.
Trascorsero generazioni e generazioni e soltanto nel VIII secolo, il Vescovo Gualfredo pellegrino nei luoghi santi, ricevette l’indicazione da un angelo di prelevare la croce di San Nicodemo dalla grotta e di portarla in un luogo di culto visibile a tutti.
Si recò nella grotta e con grande stupore trovò la croce e pensò bene di adagiarla su una nave, illuminando l’imbarcazione con centinaia di candele e lampade per dare maggiore visibilità alla scena. Fu poi deciso di affidare la nave alla Divina Provvidenza, al mare, con la speranza che l’avrebbe condotta in un luogo sicuro.
Secondo la leggenda, la nave partita dall’Oriente approdò nella spiaggia di Luni (La Spezia, in Liguria) e fu accolta dalla comunità.
Intanto, durante quella traversata, apparve in sogno al Vescovo Giovanni di Lucca, un angelo che suggerì all’uomo di recarsi nel porto di Luni e di portare a Lucca la nave con il suo prezioso carico. E con grande meraviglia così fece.
Giunto a Luni, il Vescovo di Lucca reclamò la nave e la santa croce, ma insorse una clamorosa diatriba fra lunesi e lucchesi per il possesso della reliquia; per calmare le acque si decise che la croce sarebbe stata posta su un carro trainato da buoi e lasciata ancora una volta, alla Divina Provvidenza. La volontà divina mosse il carro a sud verso Lucca.
La Croce di San Nicodemo è dove tutt’ora custodita, ovvero nel Duomo di Lucca, venerata da milioni di fedeli che giungono da ogni parte del mondo.

 

La Croce di Lucca, dai lucchesi detto Volto Santo è una scultura lignea medievale davvero molto particolare: è raffigurato Gesù Cristo dall’incarnato scuro, vestito con una tunica che lo fascia, arricchita da paramenti sacri in oro, pietre e tessuti preziosi. Ciò che colpisce è il suo sguardo che sembra osservare lo spettatore. Si narra che sia fonte di eventi prodigiosi.

A Napoli, in memoria dell’ex convento e chiesa della Croce di Lucca, ritroviamo questa leggenda davvero speciale.

 

Fonti consultate:

Il giro di Napoli in 501 luoghi di Agnese Palumbo e Maurizio Ponticiello – La città come non l’avete mai vista – Newton Compton Editori

http://www.bibliotecauniversitarianapoli.beniculturali.it/index.php?it/431/chiesa-della-croce-di-lucca

https://cosedinapoli.com/itinerari/chiesa-della-santa-croce-di-lucca/

https://www.museocattedralelucca.it/volto-santo-cattedrale-lucca/

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/10/14/unacropoli-nel-cuore-di-napoli.html



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