La banca dell’acqua napoletana.

Curiosità
Articolo di , 08 Giu 2012

Quando la morsa dell’afa ci stringe, quando neanche all’ombra del Vesuvio si riesce a trovare sollievo c’è bisogno di una bibita che ritempri corpo e spirito; non starete mica pensando alla bevanda che ti mette le ali?

C’è qualcosa di più semplice contro la calura estiva ed i napoletani in passato come ora si affidano all’acquaiuolo, un personaggio amatissimo dalla cultura autoctona, che nel suo chioschetto vende l’acqua “re mummere” detta anche acqua suffregna (zolfata), che ha la sua fonte al monte Echia, conosciuto ai più come Monte di Dio. L’acqua nella tradizione veniva servita insieme alla spremuta di limone o arancia con un pizzico di bicarbonato, e conservata in recipienti di terracotta detti “mummare”, che danno poi il nome all’acqua.

Gli acquaioli non erano semplici venditori di bibite, ma dei veri e propri showman, che pur di attirare i passanti rumoreggiavano, urlavano e promuovevano la loro vendita. I più spregiudicati affibbiavano all’acqua doti e qualità  straordinarie”¦

Come in una sorta di rituale già  conosciuto, visto e vissuto migliaia di volte, l’assetato cliente era solito avvicinarsi al banco e chiedere “Acquaiuo’ comm’è l’acqua?”. La risposta doveva essere “E’ fresc’ comm’ a neve!” Un dialogo dal sapore retorico al quale entrambe le parti davano una grande importanza, come se la buona riuscita della bevanda dipendesse solo ed esclusivamente da questo fittizio scambio di brevi battute.

Purtroppo oltre alla scomparsa di questo teatrino nel teatrino sta scomparendo anche l’acqua stessa. La fonte dell’acqua zolfata è stata quasi del tutto chiusa e con essa anche alcune banche dell’acqua hanno chiuso i battenti; ma alla tradizione non si comanda e nell’immaginario collettivo l’acquaiolo resta sempre un simbolo della napoletanità , quella più bella e spensierata.

Di banche dell’acqua storiche la nostra città  era piena ma ora la situazione è cambiata. Quelle che sono rimaste in attività  si sono rinnovate per restare al passo con i tempi e sono diventate dei piccoli bar riforniti di tutto, ma la sostanza è comunque invariata almeno dal punto di vista estetico. All’esterno, appesi a formare una colorata cornice, troveremo sempre limoni ed arance come vuole la tradizione; molte volte però sono soltanto frutti di plastica con il solo scopo decorativo perchè i clienti preferiscono consumare altre bevande.

Articolo scritto da Marco Basile

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