Nuova configurazione per Josè Restaurant, all’interno della splendida Tenuta Villa Guerra eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Nuova configurazione per Josè Restaurant, all’interno della splendida Tenuta Villa Guerra
C. Straface

Nuova configurazione per Josè Restaurant, all’interno della splendida Tenuta Villa Guerra

Si rinnova il locale della famiglia Confuorto in Torre del Greco, sotto l’egida della convivialità e dell’identitarismo eno-gastronomico.

Tenuta Villa Guerra è uno dei vanti architettonici e culturali di Torre del Greco, ridente cittadina vesuviana: rientrante nel comprensorio delle ville vesuviane del Miglio d’oro – ovverosia dei centoventidue edifici costruiti fra il diciottesimo e diciannovesimo secolo lungo l’asse che corre da Napoli a Torre del Greco – è stata ab origine adibita a residenza nobiliare di corte, sino ad arrivare all’utilizzo dei giorni odierni.

Un luogo magico ed evocativo, dunque, capace di fondere sincreticamente gli elementi dell’acqua e del fuoco, il golfo di Napoli e il Vesuvio, al quale è contiguo: la tenuta ospita il ristorante fine-dining Josè, e si avvale di tutta una serie di propaggini a sostegno della vocazione eno-gastronomica, prima delle quali lo splendido orto, foriero di primizie di stagione, senza dimenticare la cantina sottoposta e l’ampio giardino che lo circoscrive. Nel periodo estivo è operativo Fico, il “garden eno-gastronomico” improntato alla snellezza e semplicità dell’offerta, e da oggi anche il ristorante si adatta ad una proposta gastronomica più snella ed identitaria, basata sul sostrato dell’impiego di prodotti stagionali, e preparazioni della tradizione regionale. Significativa l’aggiunta, a tale riguardo, del suffisso “cucina vesuviana” al nome del ristorante, vero e proprio imprimatur programmatico della filosofia del nuovo chef Antonio La Cava.

Resta in sala – e ai servizi di sommellerie – la nostra vecchia conoscenza Salvatore Maresca, sagace selezionatore di maison artigianali e piccoli produttori, senza disdegnare i grandi nomi dell’enologia nazionale: adiuvato in sala da Michele Alfano, Maresca è capace di coniugare formalismo nel servizio – vedi preparazioni al carrello – con moderne innovazioni e variazioni, come aperitivi con taglieri in cantina, cocktail miscelati dietro lo splendido bancone, ed infine bevande analcoliche, come thè fermentati e kombutcha.

La degustazione con i piatti del menu autunnale

Passando alla degustazione, rifuggendo dalle “interminabili esperienze dei menù” e concedendoci qualche anteprima sul menù autunnale, esordisce l’amous-bouche “patate limone ed alici”, croccante e dalla perfetta sapidità: sovvengono i due antipasti, “il tonno e le sue conserve – carpaccio di tonno rosso, verdure alla giardiniera e filetto di tonno” e “baccalà in doppia cottura, pomodorini gialli, friarelli e cacciocavallo”, la comfort zone che piace allo chef, senza errori né sussulti.

Si sale di incisività gustativa con i due primi, le deliziose “tagliatelle di pasta all’uovo con funghi porcini e crudo di scampi” e il “tubettino di Gragnano con ricci di mare e friarelli”: eccellente la cottura della pasta, perfetto il gioco di giustapposizione di consistenze, elegante per entrambi l’impiattamento e il servizio.

I due secondi sono, proprio perché agli antipodi, esemplari della capacità dello chef di lavorare per sottrazione, manipolando al minimo una materia prima di qualità davvero pregiata: la zuppa di pesce è gustosa, stratificata al palato e opulenta nella preparazione, mentre il “pollo alla cacciatora con patate” è fragrante, mai untuoso, dal gusto sapido e dolce.
I dessert sono improntati alla semplicità, rifuggendo dagli eccessi di zucchero, oggi tanto in voga: “fichi ricotta e pane” e “torta di rosa con crema diplomatica” riportano a sapori atavici, quello delle torte fatte in casa dalle nostre nonne, evocative e nostalgiche.

I pairing ideati da Maresca, combinano esperienza, tecnicismo e capacità di sbalordire: il pinot Grigio “Riflessi di Luce 2021” dell’azienda Terra di San Rocco è perfetto sull’amous-bouche, l’orange wine “Crisò 2023” di Casa Rareca è sbalorditivo, un Caprettone macerato e affinato in anfora davvero eterodosso. Proseguiamo con l’amore della api 2021 dell’azienda I Pentri, seguito dal Bucce d’Uva 2021 della Tenuta Sant’Agostino, blend iconoclasta di Malvasia di Candia e Trebbiano toscano, prodotto in Solopaca, provincia di Benevento: come blind-tasting, pescando dalle sterminate referenze della cantina, viene proposto un Barolo Brunate vigneto Zonchetta della storica azienda Ceretto del 1979, sorretto da un’incredibile e persistente – nonostante l’annata – acidità al palato, senza nessuna spunta acetica. Infine, sul dessert assaggiamo l’elegante vino passito rosso IGP Terre Siciliane 2020 dell’azienda di Marsala Viteadovest, appassimento naturale sui graticci e fruttaia di uve Cabernet Sauvignon, Nero d’Avola e Nerello Mascalese, con macerazione sulle bucce per novanta giorni: chiude la teoria il sontuoso Brandy 30 anni assemblaggio 1987-1988, prodotto di punta dell’azienda Villa Zarri, miscela di nove distillati di vino, con vendemmie risalenti, altra chicca assoluta scovata da Maresca.

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