“Jì facenne ‘e ssette chieselle”: bizzarra storia di un detto napoletano

Curiosità
Articolo di , 10 Mar 2021

Pasqua si avvicina. E, con essa, a Napoli si aprono forni e pance: pensiamo subito al casatiello , alla pastiera . Risulta difficile realizzare che l’estate è vicina e – forse – anche la prova costume. Ma la tradizione napoletana pasquale non si arricchisce solo di ricette: i detti e i proverbi la accompagnano. Uno dei detti più bizzarri riconducibile ad un rituale pasquale e “Jì facenne ‘e ssette chieselle”. 

 

Jì facenne ‘e ssette chieselle”: storia, origine e significato

 

La storia dietro questo detto particolare nasce da un rituale antico, importante. Parliamo del tradizionale “struscio” pasquale: una passeggiata tra le principali chiese di Napoli (rigorosamente in numero dispari, da qui il numero sette). La visita ha l’obbligo ciclico di avvenire il giorno del Giovedì Santo e prevede l’adorazione del Santissimo Sepolcro del Cristo morto. Tra le chiese più gettonate per questa uscita ci sono le bellissime chiese del Santo Spirito, San Nicola alla Carità, San Liborio, Santa Maria delle Grazie, Santa Brigida, San Francesco San Francesco di Paola. Le chiese espongono il Santissimo Sacramento in ricordo dell’Eucarestia durante l’Ultima Cena.

 

Questo rito che sembra una potente manifestazione religiosa è in realtà spesso un’occasione per uscire in strada, socializzare, fare “burdell” come si dice a Napoli. Si dice “jì facenne ‘e ssette chieselle” riferendosi a coloro che, essendo spesso sfaccendati, gironzolano tutto il giorno. Questi nullafacenti, dunque, spesso si recano presso parenti e amici, magari celando la speranza di “scroccare” qualcosa da mangiare o bere. Perché i napoletani, si sa, sono uno dei popoli più accoglienti e generosi del mondo. E l’ospite, a Napoli, è trattato spesso come un Re, al quale offrire il meglio che la casa ha a disposizione. Chi “va facenne ‘e ssette chieselle”, insomma, ha molto tempo a disposizione per poter gironzolare come i fedeli durante il Giovedì Santo. Andando spesso in giro a “sfruculià a mazzarella ‘e San Giuseppe“.

 

Parliamo una lingua leggendaria e , soprattutto, meravigliosa!

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