Jago Museum nel cuore del rione Sanità: l’arte a Napoli è una splendida possibilità

Lo Jago Museum, nel cuore del rione Sanità, presso la chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi ospita alcune opere di Jago (scultore contemporaneo classe 1987).

Arte e Cultura
Articolo di , 15 Gen 2024
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foto di Annarita Genova

Lo Jago Museum si trova nel cuore del rione Sanità presso la chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, una chiesa consacrata che ha finalmente riaperto le porte per ospitare alcune opere di Jago (scultore contemporaneo classe 1987). Sono opere che invitano l’osservatore a guardare nella profondità del marmo col quale sono realizzate, per offrirgli l’occasione di andare in profondità nelle proprie emozioni, senza paura. Sono opere di donne immortalate nel momento del riscatto, scolpite con una pietra in mano.

La chiesa di Piazzetta Crociferi, che prima di trasformarsi in un luogo d’esposizione artistica era proprio il laboratorio di Jago, è stata chiusa per oltre quaranta anni da un esile catenaccio. Così ci raccontano i giovani della nuova cooperativa “La sorte”, ragazzi che si occupano dell’accoglienza e della guida alle opere del museo e al lavoro dello scultore, un gruppo di amici che si sono assunti la responsabilità di quel piccolo luogo contribuendo a trasformarlo in una possibilità per i giovani del territorio e permettendo a questa chiesa – a pochi passi dal Borgo dei Vergini – di essere un altro luogo simbolo di Napoli e della sua continua arte.

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Il marmo e l’anima: le sculture di Jago invitano a guardare in profondità

Il percorso espositivo incomincia con il gruppo marmoreo di “Aiace e Cassandra e culmina con Self”, l’autoritratto dell’artista, che è l’unica opera in tutto il museo – realizzata con marmo del Vermont e incastonata di cristalli – che si può toccare con mano.

Al centro del complesso religioso c’è, però, una scultura di donna che rappresenta il futuro di tutta Napoli ed è anche un’anticipazione, a grandezza naturale, dell’opera a cui Jago sta attualmente lavorando. Lo scultore ciociaro si è infatti stabilito in città per dedicarsi, a partire da un unico blocco di marmo, alla creazione di un’opera che sarà alta quasi cinque metri e che sta prendendo vita in un magazzino vicino al porto di Napoli.

Nella chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi è possibile però già vederne un bozzetto, proprio quella scultura di donna che, con postura forte e dritta, regge con una mano un sasso, ha gli occhi sicuri e rivolge il capo alla sua sinistra. In tutta la sua perfetta nudità, la scultura in marmo è la “David” e attorno alla sua fierezza sembra ruotare tutto il discorso espositivo dello Jago Museum.

Si tratta, difatti, di un’esposizione artistica che resta fedele, in ogni opera, (almeno) a due scopi fondamentali: sottolineare la forza e la reazione femminile e rovesciare quelle storie che tutti conosciamo, inserendo un ulteriore punto di vista alla narrazione comune. Ne risulta una mostra che, attraverso il marmo, lancia un chiaro messaggio di speranza suggerendo al pubblico di non dare mai nulla per scontato.

È ciò che si percepisce guardando – per esempio – l’imponente gruppo marmoreo posto sull’altare, “Aiace e Cassandra”, un’opera che racconta una storia di violenza mitica (e tragicamente attuale) ma che aggiunge al mito un elemento, un sasso, e lo pone in mano alla donna. La Cassandra di Jago racchiude così in quel sasso e in quella mano la reazione dell’intero genere femminile alla violenza, per trasmettere, con quel gesto di difesa e di svincolamento, un’urgente richiesta di ascolto.

Il mito viene preso in prestito per raccontare il mondo attuale anche nel caso dell’ultima scultura inaugurata solo alla fine dello scorso anno. Si tratta della bellissima opera intitolata “Narciso” che, a partire dalla storia di un giovane fanciullo innamorato solo di sé stesso, invita l’osservatore (che, nel frattempo, è incantato a guardare il dolce contatto tra i corpi marmorei) ad andare in profondità col suo sguardo, nella profondità di quel riflesso che il protagonista della scultura si ritrova davanti.

Il riflesso nel quale il Narciso di Jago si rispecchia non è però un riflesso come gli altri, quelli che proiettano i lineamenti esteriori; è piuttosto un riflesso che mostra il corpo di una donna, una figura femminile che riproduce la parte più interiore di ciascuno: l’anima.

L’invito ad andare oltre la superficialità del mondo e di ciò che le persone mostrano di sé continua per tutta la mostra e avvolge un’altra raffigurazione marmorea di donna dallo sguardo mai stanco: è una “Venere” anziana sprovvista della sua chioma e con un segreto tra le pieghe della sua pelle, una pelle che tenta di nascondere con le braccia e con le mani mentre i suoi occhi chiari seguono l’osservatore dovunque si metta per vederla a sua volta.

Lo Jago Museum a Piazzetta Crociferi è, dunque e a colpo d’occhio, un racconto per il quale lo scultore ha scelto il marmo come materiale nobile senza tralasciare però elementi e strumenti comunicativi diversi e contemporanei. Un cuore anatomico è così scolpito in un sasso (“Muscolo minerale”), ma è anche riprodotto in serie e in ceramica e lo si può addirittura vedere pulsare tramite supporti tecnologici, mostrando come un apparato circolatorio supera l’impassibilità di qualsiasi materiale e incomincia a funzionare senza mai smettere.

Nel chiarore delle sculture e di un marmo che ora implode e ora esplode di emozioni, il percorso espositivo, senza tralasciare la famosissima “Pietà” di Jago (opera che per intero è stata realizzata proprio in questo luogo e che anch’essa rovescia ruoli e significati da sempre immacolati), termina con “Self”, l’autoritratto dello scultore a mezzo busto, posto nei pressi dell’ingresso.

Si tratta di un’opera fredda dall’effetto quasi iridescente e la percezione della sua freddezza può essere confermata dai visitatori dal momento che questa è l’unica opera dell’esposizione a poter essere toccata. E, così, verifichiamo che sia effettivamente fredda mentre la guida ci racconta dei posti particolari in cui questa scultura ha abitato, una scultura che – dichiara l’artista – un giorno imprecisato verrà distrutta, perché “per scolpire qualcosa bisogna prima romperla”.

Lo Jago Museum, nel cuore del rione Sanità, è – in definitiva – una splendida possibilità: non è solo un’opportunità per i ragazzi del territorio che vogliono restare e lavorare nella propria terra, ma anche per tutti noi visitatori, per scavare in quei significati delle sculture di Jago che questi sceglie di non tradurre per filo e per segno, proprio perché ognuno possa metterci il suo e avere la possibilità di guardarsi dentro mentre guarda il mondo.

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