Ischia: nuove scoperte sull’antica isola Aenaria

Paola Palmieri

 

Nel porto di Ischia sono stati scoperti i resti di una villa marittima e quelli del relitto di una imbarcazione, 5 metri di profondità ricoperti per secoli sabbia e pietre a Cartaromana, si aggiungono due nuovi e intriganti tasselli alla conoscenza dell’isola dei Romani, l’antica Aenaria.

 

Le scoperte sono statet rese note durante la giornata di studi organizzata dall’associazione “Il borgo di Mare”, è Teresa Elena Cinquantaquattro, responsabile della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli. Diventa così sempre più probabile che Ischia, non fosse stata snobbata dai Romani, come sin qui tramandato da una certa storiografia. «È quello che stiamo cercando di dimostrare», conferma.

 

Nella baia di Cartaromana Alessandra Benini, archeologa subacquea titolare della concessione di scavo, ha trovato frammenti di ossatura e di tavolato del fasciame di un’imbarcazione, non lontano dalla “cassaforma” lignea (struttura a forma di cassa) di venti metri di lunghezza già scoperta in questi anni. Era la struttura di un porto sommerso, abbandonato dalla popolazione probabilmente a causa di un’eruzione o di uno tsunami.

 

Benini speiga «il vulcanismo ha causato, nel corso dei secoli, un lento sprofondamento dell’isola, con una sommersione di 6 metri della linea di costa. Se il boom edilizio non consente la reale conoscenza della presenza di insediamenti e ville residenziali a terra, lo sprofondamento ha conservato quanto si trovava lungo l’antica riva».

 

Più sorprendente la scoperta nelle acque del porto di Ischia, davanti al cosiddetto Tondo di Marco Aurelio, una “isoletta” oggi nascosta dal via-vai degli aliscafi (ma ne davano notizia in una celebre lettera Frontone e Marco Aurelio, I secolo d.C): a 5 metri di profondità, sono comparsi resti di murature di età tardo-repubblicana, con rifacimenti di età imperiale. Una villa marittima, forse. «Quella che è stata una casina di pesca e prima ancora una piccola cappella dedicata a San Nicola — spiega Benini — è stata abitata anche in epoca romana: abbiamo rinvenuto ambienti con pareti in opera reticolata ancora in parte intonacati, resti di pavimenti in marmo bianco, cocciopesto, soglie e altre strutture di delimitazione degli ambienti».

«Ora progettiamo un parco archeologico sommerso e, intanto, siamo pronti per esporre parte dei reperti recuperati nella baia di Cartaromana all’interno della Torre di Guevara», annuncia Maria Luisa Tardugno, responsabile di zona per la Soprintendenza, che ha raccolto il testimone da Costanza Gialanella. «Il futuro di Ischia è anche e soprattutto nella valorizzazione del patrimonio culturale, che non ci smette mai di stupire», dice il sindaco Enzo Ferrandino.

 

(Fonte la Repubblica.it)



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu