Isabella Mellone e la setta dei Sabelliani. La santa di Via Foria

Annunziata Buggio
Isabella Mellone e la setta dei Sabelliani. La santa di Via Foria
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Isabella Mellone era davvero una santa o una mistificatrice? Depositaria di doni e rivelazioni, ispirò la nascita di una setta e fu condannata per simulazione di santità.

 

Il caso di Isabella Mellone è da inquadrare nel clima repressivo della Controriforma nel XVIII secolo; se da un lato il potere religioso applicava misure severe per condannare l’eresia e la simulazione di santità, da un lato si assiste al fervore devozionale e alla popolarità di alcuni personaggi particolari che pretendevano di custodire rivelazioni celesti, depositari di doni di preveggenza, eletti come guaritori, santi e profeti. Fra questi ricordiamo il caso della famosa suor Giulia De Marco che ispirò la setta della Carità Carnale a Napoli.
Isabella era una di questi casi che dedita a vita contemplativa era riuscita a far presa sui fedeli con il suo alone di santità, la cui propaganda caritatevole ispirò una setta di devoti, detta i «Sabelliani».

Chi era Isabella Mellone?

Dalla sua biografia sappiamo che Isabella Mellone nacque a Perdifumo nei pressi di Salerno, l’8 Novembre del 1724 e sin dall’adolescenza attratta dalla vita spirituale riempiva i suoi fitti diari di visioni e rivelazioni, raccolti in seguito dal direttore spirituale, il frate teresiano Apollinare di San Tommaso che ne curò una Relazione istorica a difesa della santità della sua protetta. A 15 anni rivelò i contenuti di alcune visioni ai fedeli della sua parrocchia, innescando la furia dell’arciprete Giuseppe Abate che la pose sotto la severa custodia dei frati cappuccini.

 

Tramite il sacerdote missionario Giovan Vincenzo Barucchi, Isabella arrivò per la prima volta a Napoli, sistemata nel conservatorio di San Gennaro extra moenia. Qui le fu riservata una cattiva accoglienza dalle educande del collegio e fu trasferita temporaneamente nel vicino ritiro di Barra fondato da Giovan Battista Fusco; dopo poco preferì distaccarsi dall’istituto, vestendo i panni di religiosa terziaria, ovvero la classica “bizzoca”.
La sua vita contemplativa si svolgeva a Largo Pigne di Via Foria nella metà del Settecento, e grazie all’influenza di alcune personalità di spicco, come la sua protettrice la duchessa di Sant’Elia, Isabella acquistò fama di santità profetizzando visioni.
Sfruttando le referenze della nobildonna, tentò di introdursi nella vita sociale e politica di alcuni aristocratici in qualità di mistica ma senza riuscirvi; dotata di un carattere instabile, questo le procurava nemici e insidie.

 

Isabella Mellone sosteneva a gran voce di essere custode di messaggi salvifici e di possedere una natura semidivina; nella sua casa radunava una congrega di discepoli detti i Sabelliani, pronti ad ascoltare le rivelazioni dell’aspirante santa e per ricevere direttamente filtri d’amore, polveri miracolose, acque magiche e taumaturgiche.
La chiamavano in segno di rispetto Madre Isabella poiché solo a lei erano state concesse queste rivelazioni profetiche, essendo in contatto diretto con il Cielo.
Per dimostrare che viveva solo di vita contemplativa in continua estasi spirituale, cibandosi solo di preghiere, sosteneva che per vivere non aveva bisogno né di cibo né di alcuna cosa terrena e infatti il cibo non appariva mai nella sua casa. Arrivò perfino a occultare le sue stesse feci, pur di far credere che non ne produceva perché in totale digiuno.

 

Fra i più saldi oppositori di Isabella vi fu il canonico Giulio Torno che chiamato ad effettuare un esame sulle inclinazioni celestiali della profetessa di Via Foria, dichiarò che la donna era vittima di possessione demoniaca e doveva essere allontanata dalla vita sociale, affidata alla cura di severi confessori che avrebbero provveduto a salvare la sua anima.
A questi duri attacchi Isabella reagì con coraggio, manifestando la sua fede e il suo animo caritatevole consolando i fedeli afflitti dalla povertà e dalle disgrazie della vita, distribuendo l’immagine dell’Immacolata Concezione e rosari di vetro turchino promuovendo e organizzando incontri di preghiera. In uno scritto anonimo del 1782, Isabella è descritta così: il suo corpo produceva una manna odorosa capace di guarire le malattie della pelle. Dalle sue ferite sgorgava una quantità prodigiosa di sangue, non comune ad altri esseri viventi.

 

Con le sue pubbliche apparizioni e il suo carattere indomabile, Isabella raggiunse la sua massima popolarità e attirò negativamente l’attenzione sia del potere borbonico che del potere ecclesiastico; quest’ultimo preoccupato inviò dei suoi fedelissimi intenzionati a smascherare la profetessa di Via Foria.
Nel 1769 furono presentate molte denunce a suo carico: Isabella fu rinchiusa per tre anni nelle carceri della Vicaria accusata di «esser strega, maliarda e fattucchiera» senza che nessuno dei legali dell’accusa riuscisse a trovare prove schiaccianti dei suoi reati.
Durante la sua reclusione intrattenne scambi epistolari con i suoi sostenitori e principalmente
col confessore Apollinare di San Tommaso che divulgava al popolo le profezie e i miracoli della sua figlia spirituale, ispirate in cuor suo dall’Arcangelo Michele.

 

Scarcerata la profetessa, i “Sabelliani” promossero una propaganda sulla santità della loro protetta a sfondo provocatorio nei confronti dell’Arcivescovo di Napoli. Si racconta che durante la festività di San Gennaro, i discepoli affissero un cartello sui cancelli della Cappella del Tesoro, nel quale si leggeva: «Antonino (Sersale) io Gennaro ti comando che lasci di perseguitare Isabella mia sorella, se non vuoi provare i castighi di Dio»

 

In seguito il suo caso si rivelerò molto più ampio e anche il re Ferdinando IV informato degli ulteriori fatti, ordinò la cattura della bizzoca di Perdifumo che da Napoli fu reclusa nel Conservatorio di Rocca dell’Aspide nei pressi di Salerno.
Bernardo Tanucci scriveva a Carlo di Borbone il 2 giugno del 1772: «…si è spacciata per profetessa e operatrice di miracoli e santa, ha ingannato molta gente e cagionato molto rumore. La gente savia non le ha creduto e ha attribuito tutto a impostura e a truffa, delle quali si sono saputi varj fatti. Il cardinale arcivescovo ha ordinato che il Re tolga da Napoli questo scandalo. Sua Maestà la ha di notte tempo fatta trasportare in un monastero di femine della di lei patria con ordine al preside di carcerarla, se esca dal monastero».

 

Isabella fu processata e rinchiusa in una cella della Casa degli Incurabili dove morì, sottoposta a continue pressioni da parte del clero, accusata del reato di simulazione di santità e per screditarla ulteriormente, furono inviate due ostetriche che la visitarono accuratamente fornendo ulteriore prova della sua perduta verginità.
Sebbene il processo mostrò prove evidenti dei suoi innumerevoli inganni per cui Isabella fece pubblica abiura, i suoi seguaci i Sabelliani continuarono a credere in lei, e tentarono di scagionarla dichiarando illegittimo il processo, svoltosi con i metodi dell’Inquisizione romana.

 

La vicenda storica di Isabella Mellone ancora oggi, è vista come una lunga e travagliata epopea, attraversata da molte fonti, scritti ed eventi che innescarono un’agguerrita competizione fra i suoi sostenitori e gli accusatori, incontrando la comunicazione scritta con quella dell’oralità. Insomma fu davvero una santa o un abile mistificatrice?
A guadagnarci in tutta questa vicenda furono la stampa e i giornali dell’epoca che sul caso di Isabella Mellone si scatenarono, scrivendo notizie copiose arricchendoli di dettagli e curiosità del carattere della presunta santa, con titoli eclatanti e frasi ad effetto, oltrepassando i confini del Regno borbonico. Ciò stimolò una nuova produzione editoriale, una serie di informazioni che incontravano il favore della «cultura condivisa» attraverso pettegolezzi, aneddoti, novelle, canzoni ecc … nacque il gossip e la cronaca rosa.

 

Si ringrazia Pasquale Palmieri con l’approfondimento
LE VERITÀ DI ISABELLA.
I FALSI SANTI FRA GIUSTIZIA, PROPAGANDA
E INVENZIONI LETTERARIE (NAPOLI, 1755-1782)

 



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