In Vico Donnaregina ritratti di donne che non si sono mai arrese: “Disobbedite. Rompete la regola”

Street art ed edicole votive fatte di libri stanno nascendo in vico Donnaregina, come risposta a quel buio che un vicolo può conservare per anni. La risposta arriva con i colori, con la cultura e con un messaggio rivolto ai più giovani: aprite gli occhi e disobbedite.

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Articolo di , 26 Feb 2024
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foto di Valeria Sironi (Bleik)

Sono innanzitutto i volti a comunicare in vico Donnaregina a Napoli, vicolo che, l’organizzazione di rigenerazione urbana e culturale “Il vicolo della cultura”, insieme alla libreria “A&M Bookstore” che sbuca su via Duomo (e a una fitta rete di sostenitori), hanno deciso dovesse rinascere. E quale modo migliore di rinascere se non scegliere di farlo attraverso i colori della pittura e le pagine di libri presi e lasciati come fossero santini?

Tra street art ed edicole votive fatte di libri: l’ispirazione come emancipazione

È dell’artista Trisha (fotografata in copertina da Valeria Sironi – Bleik) il pennello che dipinge vico Donnaregina, dove, dopo aver ridefinito il volto di Matilde Serao e di Rita Levi Montalcini (prima donna italiana fondatrice e direttrice di un quotidiano – l’una – e brillante donna, tutta mente e cuore, premio Nobel per la medicina – l’altra), l’artista passa al disegno di un terzo viso, vicino ai primi due, proprio in questi ultimi giorni.

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È il volto della scrittrice portavoce dell’autodeterminazione femminista e attivista per i diritti civili e politici Michela Murgia, al quale seguiranno quelli di altre donne, ognuna delle quali porta sui muri di vico Donnaregina il proprio esempio di vita, una vita vissuta con il coraggio come motore e con il diritto di scegliere, per sé stesse e per gli altri, come unica regola.

E, così, al work in progress di una street art che raffigura espressioni forti, rassicuranti, sorridenti, impresse dall’artista Trisha lungo il “Vicolo della cultura”, si aggiungerà il volto di Artemisia Gentileschi, pittrice italiana di scuola caravaggesca che è riuscita ad affermare la propria personalità artistica in un mondo in cui mancava un termine per la sua professione declinata al femminile. La forza prorompente della Gentileschi (e del suo esempio di vita) sta anche nell’aver portato avanti il primo processo per stupro documentato nella storia, non arrendendosi in alcun modo, nonostante le umiliazioni, nonostante le violenze.

foto di Valeria Sironi (Bleik)

Accanto al disegno del suo volto ci sarà anche quello della pittrice messicana e simbolo femminista Frida Khalo, e ancora sorgeranno le due edicole della cultura che raffigureranno i volti di due donne napoletane poco conosciute ma che hanno combattuto per la resistenza e per la liberazione della nostra città: Guerriera Guerrieri (che mise in salvo i libri della biblioteca di Palazzo Reale durante i bombardamenti) e Maddalena Cerasuolo (insignita della Medaglia al Valor militare per aver combattuto in prima linea durante le “Quattro giornate di Napoli”).

Ogni volto è infine completato da una piccola corona che si colloca, con precisione, in quell’esplosione di colori attraverso i quali sono resi i volti delle donne coraggiose di vico Donnaregina. L’elemento della corona gioca, appunto, a richiamare il nome del vicolo per espandersi a sensibilizzare verso un altro bisogno sociale impellente: quello di continuare a combattere per i diritti delle donne e per l’uguaglianza di genere, senza dimenticare le conquiste fatte fino ad oggi.

È una corona che simboleggia il merito e la forza per aver lottato per l’emancipazione, e per farlo tutti i giorni, ancora, perché la strada è così lunga, intricata, buia. Non a caso il vico Donnaregina verrà inaugurato, nella sua nuova ed esplosiva veste, l’8 marzo per la giornata internazionale dei diritti delle donne, una giornata che non è occasione di festa e di fiori, piuttosto di riflessione e confronto, e che potremo festeggiare solo quando le violenze contro le donne (e la continua disparità) saranno l’ennesimo, infame, capitolo della nostra storia da dimenticare.

Il terzo “Vicolo della cultura” a Napoli: un disegno di rinascita

Vico Donnaregina è il terzo vicolo della cultura a Napoli e il primo dedicato alle donne resilienti, dopo via Montesilvano e vico Buongiorno, due luoghi confiscati alla camorra e rigenerati attraverso i libri, l’arte e la cultura, attraverso biblioteche all’aperto e murales dai colori raggianti.

Progetti di questo tipo sono possibili solo grazie alla costante collaborazione tra istituzioni, volontari, artisti, associazioni, residenti, commerciali ed enti pubblici; perciò, quando abbiamo chiesto a Davide D’Errico (co-fondatore de “Il vicolo della cultura”) che cosa li spingesse a rimboccarsi le maniche di volta in volta, anche – e soprattutto – dopo che qualcuno ha tentato di imbrattare il loro disegno di rinascita (a pochi giorni dall’inizio dei lavori), lui ha risposto:

“Napoli è una città faticosa. Ci sono le grandi piazze su cui i riflettori sono accesi (mi viene da pensare a Piazza del Plebiscito o ai grandi Musei Nazionali che sono i veri salotti della città), ma proprio affianco, attaccati, ci sono i quartieri popolari, i vicoletti dimenticati. Perché Napoli un po’ vive di questi contrasti, no? Il “Vicolo della cultura” nasce proprio da qui: dall’idea di riscoprire l’identità di ciascuno di questi posti, riscoprirne la vocazione e restituire loro bellezza, colore e speranza. Questo progetto comune vuole dimostrare che ci sono tanti giovani che si interessano ai loro territori, che non scappano, che vogliono cambiare le cose, che possono ricolorare un posto dove prima c’era grigio”.

Lo stesso caffè letterario che si occupa della riqualifica del vicolo e della curatela dei libri – A&M Bookstore – ha subito un danneggiamento nel 2020. I proprietari Anna Minucci e Andrea Ambrosino non hanno, però, permesso allo sconforto di prevalere sulla forza propositiva di un progetto culturale, che purtroppo fa ancora più fatica a resistere in quei luoghi che sembrano dimenticati da tutti, ma solo fino a quando la solidarietà dei napoletani non arriva a ristabilire il bene e l’empatia.

E, infine, se il primo vicolo della cultura è stato ricoperto dalle celidonie (fiori disegnati, anche in questo caso, dall’artista Trisha) per insegnare ai bambini ad aprire gli occhi attraverso l’arte – così come gli uccelli fanno con i loro piccoli servendosi proprio del nettare delle celidonie – questo vicolo, il terzo (si spera di una lunga serie), si propone di ospitare volti di donne, artiste, scienziate e autrici il cui esempio, la cui lotta individuale si fa necessaria alle nuove generazioni, perché i giovani, tutti insieme, possano generare nuovi colori in quei luoghi – fisici ed emotivi – in cui la luce fa ancora fatica ad entrare:

“Posso lasciarvi un’eredità? Disobbedite. Rompete la regola. Non fatevi mai dire che non state bene con quello che vi fa stare bene. Quello che vi sta bene, vi sta bene sempre, e se non sta bene a loro è un problema loro” (Michela Murgia).

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