Il vulcano dei Campi Flegrei torna a far parlare di sé

Fabio Avallone
Il vulcano dei Campi Flegrei torna a far parlare di sé
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Nello scorso dicembre i media avevano riportato segnali di risveglio del vulcano dei Campi Flegrei, ben noto ai vulcanologi per aver provocato, 39.000 anni fa, l’eruzione più potente degli ultimi 200.000 anni.

L’allarme arrivò dopo che uno studio della Seconda Università di Napoli aveva ipotizzato una spiegazione diversa e meno preoccupante per l’innalzamento del suolo registrato nel territorio di Pozzuoli.

Le istituzioni, comunque, non sono restate a guardare. Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha spiegato oggi a Repubblica come si lavora per prevenire quella che sarebbe una vera e propria catastrofe, visto che nell’area del vulcano abita mezzo milione di persone: “Da pochi giorni abbiamo completato la duplicazione di alcune attrezzature alla Protezione Civile di Napoli. Sapere quando avverrà un’eruzione non è facile, i Flegrei sono come un’enorme spugna piena di magma e fluidi. Fra la nostra incapacità di prevedere i terremoti e la nostra capacità di prevedere il meteo di domani, i vulcani sono a metà strada, un po’ spostati verso le difficoltà dei terremoti. Ma più la lista delle anomalie si popola, più l’incertezza si riduce

Sempre a Repubblica Riccardo Lanari, direttore dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente Irea del Cnr, ha aggiunto che le misurazioni sono iniziate “negli anni 90 e a Pozzuoli abbiamo registrato un rigonfiamento di 25 centimetri“.

I rilevamenti sono, quindi, quotidiani e l’aumento dell’attenzione nei confronti dell’attività del Vulcano è importante. Importante è anche la previsione di un piano di evacuazione. L’ultimo aggiornamento, risalente allo scorso anno, provocò moltissime polemiche.



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