Il suggestivo Castello di San Michele di Avella

Carmen Notaro

Alla scoperta di uno dei luoghi più suggestivi di Avella. Un castello ricco di storia che conserva tutto il suo incanto e che maestosamente domina dall’alto tutta il territorio circostante.

 

I paesini dell’entroterra campano sono custodi di ricchezze inestimabili ereditate da un passato più o meno lontano. Questi tesori hanno storie da tramandare, aneddoti da raccontare e sono splendenti ai profani occhi moderni di chi li ha ereditati e li custodisce gelosamente come un patrimonio inestimabile. Uno di questi menestrelli dei tempi andati si trova ad Avella, in provincia di Avellino ed è il castello di San Michele. Dalla sommità della collina, estendendosi sui suoi fianchi scoscesi, questa fortezza longobarda domina la zona circostante, attraversata dal fiume Clanio.

Storia

Il castello fu costruito nel VII secolo dai Longobardi su quella collina che rappresentava l’antica acropoli di Abella. Città nota nelle zone limitrofe locali per la produzione delle mele. In seguito alla conversione dei Longobardi, il castello venne dedicato a San Michele, il cui culto era molto diffuso tra questo popolo. Le prime notizie relative alla sua esistenza risalgono al IX secolo. Nel corso di questo secolo, infatti, la struttura del castello fu ripetutamente messa alla prova dagli attacchi e dalle scorrerie, soprattutto dei Saraceni. La sua posizione strategica gli permetteva di controllare tutto il territorio circostante, mettere in collegamento Monteforte Irpino e la Valle del Sabato e rappresentava il naturale ponte di passaggio verso la Puglia e l’Adriatico. Il castello ha subito la dominazione di gran parte dei popoli stranieri che hanno governato la Campania. Dopo i Longobardi, infatti, passò nelle mani dei Normanni, degli Angioni e infine degli Aragonesi, a cui si deve la costruzione di altri edifici storici della zona.

Struttura

Quello che rimane oggi della struttura originaria, frutto del genio dei nostri predecessori, è una torre cilindrica ben saldata al dongione (particolare torre difensiva dell’antichità). Questa torre mastio, probabilmente di epoca angioina, era alta 20 metri, si sviluppava su tre piani e presentava numerose finestre e feritoie. L’unico piano privo di luce era il piano terra che fungeva da magazzino. Questo era sormontato da una cupola emisferica con un’apertura rettangolare che rappresentava la botola di accesso al primo piano. Il palazzo feudale era accessibile dal primo piano, così come il secondo e il terzo piano della torre, attualmente sprovvisti di solaio. Le cinte murarie che circondano il castello sono due. La più antica, di origine longobarda, ha una forma ellittica, mentre la seconda, di origine normanna, ha una forma poligonale. Entrambe si sviluppano ad altezze diverse seguendo l’inclinazione del pendio. Delle due cinte murarie si conservano in totale 10 semi-torri e tra di esse sorgono numerosi blocchi tufacei, che rappresentavano delle unità abitative. Uno degli edifici meglio conservati è una cisterna.

Ritrovamenti importanti

Tra i ritrovamenti più importanti che riguardano il castello, vi è sicuramente il Cippus Abellanus. Questa lapide calcarea risale al 150 a.C. ed è attualmente conservata nel Seminario Vescovile di Nola. Questo reperto rappresenta la stipula di una convenzione tra le città di Abella e di Nola. Il fine ultimo di questa convenzione era stabilire la demarcazione dei confini appartenenti ai due territori e la gestione comune del tempio di epoca romana dedicato ad Ercole che i due comuni condividevano.

 

Il castello di San Michele ad Avella rappresenta uno dei luoghi più suggestivi del comune avellinese. La sua vista dal basso permette di delinearne perfettamente il perimetro e di ammirarne la maestosità. Altrettanto incantevole è la vista dall’alto, dove oltre a passeggiare tra le rovine, gli occhi si perdono tra gli uliveti, che circondano il perimetro del castello, le case, che dal basso lo guardano solennemente, e il contorno dei Monti del Paternio che offrono una cornice naturale all’intera scena.



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