Il soggiorno napoletano di Oscar Wilde, tra amore e scandalo

Il soggiorno napoletano di Oscar Wilde, tra amore e scandalo
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Forse non tutti sanno che il celebre scrittore Oscar Wilde soggiornò a Napoli per circa un anno, insieme al suo amante Alfred Douglas.

“Lo spreco della vita si trova nell’amore che non si è saputo dare… nel potere che non si è saputo utilizzare, nell’egoistica prudenza che ci ha impedito di rischiare e che, evitandoci un dispiacere, ci ha fatto mancare la felicità.

Quest’aforisma racchiude in sé la filosofia di vita del poeta irlandese Oscar Wilde, spirito intrepido e anticonformista, animato da un forte bisogno di vivere la vita senza regole e senza barriere, semplicemente libero di amare, rischiare ed essere felice.

La personalità eccentrica e gli atteggiamenti di sfida nei confronti di una società volta a reprimere qualsiasi comportamento ritenuto amorale non erano ben visti negli ambienti alto borghesi frequentati da Oscar, il quale aveva cercato di celare la sua omosessualità grazie al matrimonio di facciata con Constance Lloyd, scrittrice e giornalista irlandese, da cui nacquero i figli Cyril e Vyvyan. Tra le relazioni omosessuali spicca quella con Alfred Douglas, detto “Bosie”, un rampollo dell’alta società inglese che rapì il cuore del poeta, incurante delle conseguenze della loro illecita liason. Fu proprio il padre di Alfred che, per non infangare la reputazione della famiglia, denunciò Oscar, facendolo condannare a due anni di prigione e lavori forzati nel carcere di Reading.

Il soggiorno napoletano

Tuttavia, questo non era servito ad allontanare i due amanti che, nel 1897, si recarono a Napoli, soggiornando a Villa Del Giudice in Via Posillipo 37 e frequentando i caffè letterari più in voga, come il Gambrinus. “Abbiamo una bella villa sul mare e un buon pianoforte. Prendo lezione di conversazione italiana tre volte alla settimana”, sono le parole usate dal poeta per descrivere l’amenità della sua permanenza napoletana, vissuta lontano dagli eccessi e dagli scandali (Wilde assunse il falso nome di Sebastian Melmoth). Ciò nonostante, la loro presenza in città fece scalpore, al punto che Matilde Serao ne scrisse un articolo sul Mattino intitolato “C’è o non c’è?”, in cui si legge: “Qualcuno ha annunziato che in Napoli si trovi Oscar Wilde, il ‘decadente’ inglese che diede così larga copia di argomenti ai cronisti a proposito di un processo ripugnante. Questo annunzio ha messo molte persone, tra le quali l’umile sottoscritto, in una certa trepidazione confinante col panico”. La giornalista-scrittrice prosegue col “ringraziare i giudici inglesi per la loro severità in fatto d’infliggere pene agli odiosamente pervertiti” e lancia un allarme sul possibile contagio del “flagello wildiano”: “Io protesto, in nome della gente perbene, che vuole rimanere tranquilla”.

Il “pane negato” a Capri 

La situazione precipitò ulteriormente quando i due sbarcarono a Capri e si recarono nel celebre hotel Quisisana, dove vennero accolti gelidamente dalla poco tollerante clientela inglese e messi alla porta (Wilde commenta laconico “Mi hanno negato il pane”). Le famiglie di entrambi, indignate da quella scandalosa convivenza, tagliarono i fondi: presto lord Douglas chinò il capo e si allontanò dal compagno. Così lo scrittore, con le poche sterline che gli aveva passato la moglie, tirò avanti fino al trasferimento definitivo a Parigi, dove morì solo e indigente nel 1900, a soli 46 anni. Anche se breve, la sua vita fu vissuta in pieno, senza rimpianti e con il coraggio di cadere e rialzarsi, affrontando le difficoltà a testa alta:

“Io non voglio cancellare il mio passato, perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi ringrazio chi mi ha fatto scoprire l’amore e il dolore, chi mi ha amato e usato, chi mi ha detto ti voglio bene credendoci e chi invece l’ha fatto solo per i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.

Il soggiorno napoletano di Oscar Wilde sarà raccontato nel film “The Happy Prince” (Il principe felice), diretto ed interpretato dall’attore e regista inglese Rupert Everett.



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