Il rituale estivo delle percoche nel vino: un’accoppiata infallibile a Napoli
Drink stagionale, il vino con le percoche in riva al mare è assolutamente necessario. Basta una specifica varietà di pesca, il vino che più si preferisce e tutta la frescura di cui si ha bisogno: nulla di più semplice, nulla di più azzeccato.
Presente su tutte le tavole napoletane non appena incomincia la bella stagione, il vino con le percoche è protagonista degli aperitivi estivi in riva al mare, ma anche dei pranzi e delle cene di famiglia, con gli amici, in giardino o sul terrazzo, a casa e in osteria.
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Ed essendo innanzitutto il protagonista di un rituale partenopeo, va sorseggiato rigorosamente dall’inizio del pasto fino all’ultima portata; dopodiché (una volta finito il vino) si passa poi a gustare quelle percoche inzuppate di vino e ricche di aromi rimaste tutte sul fondo della brocca.
Su tutte le tavole napoletane della bella stagione: una bevanda fresca e così conviviale
Si racconta che sia una rielaborazione napoletana della (più complessa) sangria. In seguito alle dominazioni spagnole, pare che i napoletani presero spunto proprio dalla sangria per preparare una bevanda più immediata e semplice, diretta e senza fronzoli, fresca e così conviviale, composta da soli due ingredienti: il vino e le percoche.
La percoca è una pesca dolce e succosa dalla buccia di colore giallo (a volte sfumata nel rosso) con la polpa bella compatta. Si coltiva specialmente nell’area flegrea (tra le varietà più utilizzate ci sono quelle del Vesuvio dette “percoche puteolane”, ma anche le “percoche col pizzo” e le “terzarole” ossia quelle che maturano più tardi), nella Valle del Sarno e a Siano (che dedica al vino con le percoche una sagra annuale); sono coltivate anche in Puglia, in Calabria, in Sardegna, in Basilicata e in Molise.
Se per la scelta del frutto va prestata un’attenzione particolare, non è così per il vino; o meglio, che sia sempre buono ma che sia come più s’aggrada. Frizzantino per l’aperitivo, bianco ghiacciato e leggero o rosso privo di tannini, il vino con le percoche va scelto “a sentimento”. È sicuramente più popolare il rosso, ma il bianco è il preferito dagli intenditori; andrà quindi benissimo (ci suggeriscono) una Falanghina dei Campi Flegrei o un Biancolella d’Ischia più che ghiacciata, o ancora il Lettere o il Gragnano, perfetti per l’estate, ma anche, più immediatamente, quello “del contadino”.
Come preparare il vino con le percoche
E ora? Ora non occorre che metterli insieme – il vino e la percoca – ma, anche qui, attraverso dei piccoli accorgimenti che fanno di un insieme di gesti, ripetuti con cura e tramandati, un vero e proprio rituale. Si prende una brocca e vi si versa prima il vino scelto e poi, con le mani, si tuffano dentro i pezzettoni di percoche tagliati grossolanamente in parti non troppo piccole, in modo da permettere un assaggio finale ancora compatto e intriso degli aromi sprigionati dall’incontro col vino.
Basterà un’oretta in frigo e le percoche avvolte nel vino saranno pronte per essere servite, versate e sorseggiate senza null’altro, senza zuccheri aggiunti, al massimo con qualche cubetto di ghiaccio ma forse sono ancora meglio così, proprio così come sono.
Questa bevanda-rituale accompagna – in definitiva – da sempre (o almeno a partire dalla dominazione spagnola) la bella stagione napoletana e trova così tutto il suo senso in una sera d’estate, dentro una caraffa ghiacciata, con la vista del mare e, tutto intorno, gente spensierata, confidenze e sorrisi.

