Il pannazzaro: la boutique sotto casa

Curiosità
Articolo di , 10 Mar 2021

 

Con il passare del tempo le società si evolvono, gli usi e i costumi dei loro abitanti cambiano e il presente prende un corso del tutto inaspettato rispetto al passato in attesa di assumere delle nuove prospettive future. Una delle costanti della nostra vita è sicuramente il lavoro. Tuttavia, anche questo aspetto così importante della nostra esistenza si evolve e si adatta alle nuove dinamiche che di volta in volta si innescano. Abituati come siamo ad entrare nei negozi per fare shopping, a passeggiare ammirando le vetrine, ad avere l’imbarazzo della scelta, ai più giovani sembrerà assurdo pensare che lo shopping prima veniva fatto a domicilio con una speciale boutique sotto casa, grazie alla figura del pannazzaro.

Origini

Dal latino “pannus”, che vuol dire “panno”, questo mestiere, ormai poco comune oggi, era la salvezza delle giovani donne del passato. Quale venditore ambulante di panni e stoffe, il pannazzaro andava per le strade delle città o dei piccoli paesi e portava in giro con sé la propria merce. L’offerta spaziava da stracci, vestiti, ma anche biancheria, lenzuola e coperte. Senza dimenticare asciugamani e tutto ciò che doveva necessariamente entrare a far parte del corredo di una giovane donna dell’epoca. Inoltre, non mancavano i pannazzari che vendevano stoffe pregiate per confezionare vestiti su misura per ogni occasione. In genere, ognuno di essi seguiva un programma del giorno ben preciso. Vi erano, infatti, postazioni fisse che venivano servite in orari e giorni prestabiliti. Alle clienti veniva data la possibilità di pagare a rate e i prezzi venivano patteggiati, così da non lasciare nessuno scontento.

Evoluzione nel tempo

Il pannazzaro con la sua boutique sotto casa poteva spostarsi in diversi modi a seconda delle sue possibilità economiche. Qualcuno si muoveva a piedi raccogliendo la mercanzia in un grande lenzuolo che veniva portato in spalla. In questo caso, non mancavano quei pannazzari che sistemavano il lenzuolo in equilibrio sulla loro testa, soprattutto quando si trattava di donne ambulanti. I pannazzari che disponevano di un cavallo o un mulo, caricavano, invece, la merce in groppa all’animale. Infine, i pannazzari più benestanti si spostavano con mezzi a motore. Con questi ultimi era più facile, comodo e veloce spostarsi, così da riuscire a visitare più clienti nell’arco della stessa giornata. 

Con il boom economico del dopoguerra, il numero dei negozi è cresciuto sempre di più. Le persone hanno cominciato a spostarsi più facilmente grazie all’utilizzo delle auto. Di conseguenza, la figura del pannazzaro è andata via via sbiadendosi, fino a scomparire quasi del tutto. Questo mestiere però resta ben saldo nell’immaginario di tutti i napoletani che hanno avuto la fortuna di incontrarne uno.

 

Photo credits: G. Mastro 2009

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