Il monastero di Sant’Arcangelo a Baiano: l’esoterismo, l’eros, gli esorcismi

Annunziata Buggio
Il monastero di Sant’Arcangelo a Baiano: l’esoterismo, l’eros, gli esorcismi
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Il monastero di S. Arcangelo a Baiano entra a far parte di una cronaca scandalosa del Cinquecento, dove protagoniste sono le “suore ribelli” cadute in peccato e in preda a forze oscure.

 

Il monastero di Sant’Arcangelo a Baiano, storico ed ex edifico di culto del centro storico di Napoli, fu teatro di una scandalosa vicenda del Cinquecento a limite della condotta morale di alcune suore benedettine, cadute in preda a «fatti di libidine e di sangue e di sacrilegio …» come scrisse sulla faccenda anche Benedetto Croce.

 

L’ex monastero (e la chiesa) di Sant’Arcangelo a Baiano, è ubicato nella storica via di Forcella che abbraccia sia il quartiere Pendino che quello di San Lorenzo, a due passi da via Duomo caratterizzata dalla vivida Spaccanapoli.

 

La sua posizione strategica, e il suolo ricco di energie e di misticismo, potrebbe esserne la causa: in origine nel VI secolo, fu fondato il monastero di Santi Arcangelo e Pietro dai monaci Basiliani, proprio sui resti di un sacello pagano dove si svolgevano antichi culti propiziatori; la presenza di un corso d’acqua donato per privilegio reale nel 1500, detto della Fistola (oggi scomparso nel sottosuolo) favoriva emanazioni particolari. Per ripulire il luogo dai fasti pagani, l’abate Teodosio nel 593 d.C. instaurò il culto a San Michele Arcangelo aggiungendo il termine «Baiano» probabilmente per la presenza in loco della nobile famiglia dei Baiani del Seggio della Montagna, abitanti di Baia.

 

Il monastero (abbandonato a stato laicale ridotto a rudere) era stato concepito come luogo esclusivo e privilegiato della nobiltà napoletana per opera degli Angioini e soltanto nobildonne potevano accedervi; secondo tradizione fra le mura del convento si ritirarono giovani fanciulle come Maria D’Angiò, la figlia di re Roberto D’Angiò, Giulia Caracciolo, Fiammetta amata da Boccaccio, Chiara Frezza, Luisa San Felice e Agata Arcamone (di cui si narra del suo fantasma). I loro nomi e le loro gesta se pur romanzate furono pubblicati in un libello apparso in Francia nel 1829 rivelando alcove a luci rosse e libertà sessuali senza inibizioni, ad opera di un gruppo di «monache ribelli». Il testo fu tradotto in italiano e apparve a Napoli nel 1860, sollevando un fremito sensazionale e clamoroso scalpore.

 

Ritornando alle cronache del Cinquecento accadde che nel 1577 il monastero fu soppresso a causa delle continue e persistenti voci di immoralità, di scandali, orgie monastiche e atti di nefandezze commesse dalle suore e dalle ospiti; a intervenire sui fatti, fu il padre spirituale San Andrea di Avellino che trasferì le suore nel Convento di San Gregorio Armeno con l’intento di placare le frenesie delle «indemoniate». Si parlò di possessione demoniaca e furono inviati monaci praticanti di esorcismi a liberare il convento infestato da demoni oscuri.
Perché le suore non furono punite ma solo trasferite? La colpa forse non era attribuibile del tutto alle monache…

 

Per l’esperto maestro e compianto Mario Buonoconto, la risposta è semplice: il convento sorge su uno dei luoghi di forza della città e pregno di energie naturali «magnetiche» scelto dagli antichi per i loro rituali sacri; luogo di grande interesse per gli studiosi di esoterismo napoletano. Inoltre la presenza di un corso d’acqua (consacrato agli dei) favoriva l’emanazione delle energie spirituali; l’esistenza di questo corso d’acqua detto della Fistole all’interno del convento, avrebbe innescato il ricordo di quella ritualità profana.

 

Nonostante esorcismi, e per questi motivi sopra citati, negli archivi segreti del Vaticano si precisa e si ottenne in una relazione dettagliata, l’abbandono allo stato laicale della struttura. Oggi è ridotto in un rudere abitato da poche persone.

Il fantasma di Agata Arcamone

 

Tra le suore ribelli del monastero Sant’Arcangelo a Baiano si fa il nome della bella Agata Arcamone insieme a Giulia Caracciolo e Livia Pignatelli; la giovane si dilettava a intrecciare relazioni amorose con alcuni nobili napoletani che senza troppe difficoltà, frequentavano il luogo religioso, organizzando ménage scottanti, appuntamenti al buio, incrementando invidie e gelosie nel convento.

 

Quando la verità venne a galla, le suore furono severamente punite dal Vescovo ma i fatti non si placarono; a questi si aggiunsero altre vicende drammatiche: alcune monache furono trovate morte, assassinate e avvelenate come la mal capitata badessa, senza che vi fosse aperta un’indagine per verificare l’autenticità dei fatti. Fu messo tutto a tacere. 

 

Della bella Agata Arcamone  che suscitava molte gelosie, si persero poi le tracce: c’è chi disse che sparì da Napoli abbandonando la città e chi invece sosteneva di vedere il suo fantasma passeggiare fra le mura dell’ex convento.

 

Si narra che in alcuni giorni, specialmente in alcune ore della notte è solita apparire nel monastero in cerca di quella libertà perduta che in vita aveva goduto, assaporando amori illeciti all’ombra della perduta sacralità.

Fonte consultata: Napoli esoterica di Mario Buonoconto



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