Il lutammaro: storia di un ingegno popolare

Uno dei più antichi mestieri popolari napoletani

Tradizioni e Curiosità
Articolo di , 15 Feb 2016
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Quando si parla di antichi mestieri popolari napoletani possiamo parlare di quei lavori tutti caratterizzati da originalità, spesso dimenticati, ma che dietro nascondono un aspetto profondo e che raccontano sempre uno spaccato della società in cui sono sorti. Oggi vi racconto la storia di un mestiere molto curioso: il Lutammaro.

Il nome lutammaro rimanda alla parola lutamma che sta a significare, letame, sterco di animale. L’etimologia di questa espressione, deriva a sua volta dal latino, con la parola lutum, si indicava infatti una sostanza melmosa e maleodorante.

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Avete intuito quindi chi potesse essere il lutammaro e quale fosse il suo compito? Egli era colui che raccoglieva escrementi di animali  lungo le strade e non solo anche escrementi umani dai pozzi neri, li trasportava con il suo carretto guidato dai buoi, e li rivendeva ai contadini, i quali utilizzavano questo “prodotto” per concimare la terra e quindi come fertilizzante naturale. Talvolta per arrotondare il lutammaro si proponeva anche di pulire i bagni pubblici e quelli condominiali.

La vita del lutammaro era una vita fatta di solitudine, chi infatti svolgeva questo umile mestiere si relegava ad una condizione di emarginazione sociale ed era come si può ben intuire soggetto a pregiudizi di ogni genere. La scelta di dedicarsi al più umile dei lavori, non era una scelta spontanea bensì era condizionata da una forte situazione di povertà che vigeva nella Napoli ottocentesca.

Questo tipo di mestiere nasce, come molti mestieri che si diffusero proprio in quel periodo, dall’antica formula napoletana dell’arte di sapersi arrangiare in una condizione di forte precarietà economica che si cercava di combattere con l’ingegno popolare.

Il tramonto di un mestiere

Oggi grazie alle reti fognarie e all’utilizzo di altri fertilizzanti per concimare la terra, questo tipo di mestiere è scomparso, ma è rimasto attivo fino agli anni della seconda guerra mondiale soprattutto nelle zone contadine. Molti sono i racconti di persone che per sfuggire ai bombardamenti che avvenivano in città, rifugiandosi in campagna, hanno visto per la prima volta la figura del lutammaro trasportare il suo carretto maleodorante, questo fa dunque capire che fino agli anni 40 del ‘900 c’era ancora qualcuno che svolgeva questo tipo di mestiere.

Nonostante non sia più possibile vedere e soprattutto sentire un lutammaro nei tempi moderni, questo tipo di espressione non è scomparso nel dialetto napoletano.

Oggi infatti è presente nel repertorio degli insulti grazie alla sua abbreviazione più comune con l’espressione lota, il mestiere del lutammaro vive ancora nel linguaggio napoletano che non ha però dimenticato la sua connotazione dispregiativa.

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Una risposta a “Il lutammaro: storia di un ingegno popolare”

  1. Peppino ha detto:

    Il lavoro Nobilita, qualunque esso sia.

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