Il libro magico di San Pantaleone. Il medico santo invocato a Napoli per vincere i numeri al lotto

Personaggi
Articolo di , 21 Gen 2021

Il Libro magico di San Pantaleone, l’antico manoscritto di magia popolare particolarmente diffuso nel Mediterraneo, si narra contenesse rituali e invocazioni per ogni esigenza; alcune di queste formule potevano far vincere i numeri al lotto.

 

«San Pantalione santo/ A stu munno patisteve tanto/ A Napoli nascisteve/ A Roma poi moristeve/ Pe la vostra santità/ Pe la mia verginità/ Dateme tre numeri, per carità»

 

A Napoli, non tutti sanno che San Pantaleone, giovane martire di Nicomedia (antica città della Turchia) è considerato il santo protettore dei giocatori del lotto, particolarmente collegato alla divinazione in rapporto alla professione di medico e santo taumaturgo. In passato nel cuore dei Quartieri Spagnoli veniva invocato per alleviare le sorti degli afflitti e per sistemare le ragazze indigenti da maritare.
Alla pari del culto religioso del santo, si diffusione in tutto il Mediterraneo «Il Libro magico di San Pantaleone» un antico manoscritto di magia popolare che custodiva formule, preghiere e rituali a scopi protettivi con alcune invocazioni speciali per vincere al gioco del lotto.

 

Il Gioco del Lotto a Napoli e in generale la «divinazione» ha sempre avuto delle forti corrispondenze con il mondo magico-religioso del sovrannaturale: dalle antiche sibille, al Munaciello, alla Madonna, alle anime purganti, agli assistiti e ovviamente ai santi, spesso pregati in maniera diretta e familiare.

 

Chi era San Pantaleone? Pantaleone, secondo la tradizione agiografica, apparteneva ad una famiglia molto agiata di Nicomedia (antica città della Turchia) figlio del ricco e pagano Eustorgio e di sua madre Eubule, la donna che lo educò al cristianesimo; allontanatosi dalla religione si dedicò con fervore agli studi in medicina fino a diventare medico di Galerio. Alla morte di suo padre, il giovane Pantaleone ereditò tutti i beni della famiglia e si riavvicinò al cristianesimo con l’aiuto del prete Ermolao e ritrovò la pace perduta.
In seguito alcuni colleghi di Pantaleone mossi da sentimenti di rivalsa e d’invidia, lo denunciarono sotto l’imperatore Massimiliano al tempo delle persecuzioni ai cristiani; l’imperatore decretò che tutti i cristiani dovessero abiurare e convertirsi agli dei di Roma, a pena della morte.

 

Massimiliano inizialmente volle risparmiare la vita del giovane Pantaleone persuadendolo ad abiurare ma egli coraggiosamente volle dichiarare apertamente la sua fede cristiana e per darne prova, guarì un paralitico.
Si decise per il suo martirio: in principio fu condannato al rogo ma le fiamme ardenti miracolosamente si spensero, poi fu deciso di calarlo nel piombo fuso ma inspiegabilmente sotto gli occhi di tutti, il piombo si raffreddò. Fu stabilito di gettare Pantaleone in mare con una pietra legata al collo, ma anche in quell’occasione il masso si mise a galleggiare come una piuma. Si pensò una pena terribile, darlo in pasto alle belve feroci; ma le bestie invece di sbranarlo misteriosamente divennero mansuete e si misero a fargli le feste. Provarono a torturarlo ad una ruota ma in quel preciso momento le corde si slacciarono e la ruota si frantumò in mille pezzi.
Infine fu decisa la massima pena: la decapitazione; ancora una volta accadde che la spada si piegò e i suoi carnefici in preda al pentimento, si convertirono al cristianesimo.
Pantaleone allora pregò Dio di perdonare quegli uomini e solo quando il martire consentì, gli fu tagliata la testa nel 305 d.C.

 

San Pantaleone o Pantaleemon (dal greco colui che ha compassione di tutti) è il protettore dei medici e delle ostetriche, patrono di alcuni comuni italiani, particolarmente venerato in Oriente dove è chiamato il Grande Martire e le sue spoglie ossee si trovano disseminate tra la Basilica di Saint Denis a Parigi, altre in Portogallo e alcuni frammenti in Italia. In Campania, è il Santo Patrono di Ravello in Costiera Amalfitana, con il suo culto davvero leggendario.

 

Come per San Gennaro e Santa Patrizia, altri martiri della Campania sono interessati al fenomeno della liquefazione del sangue: è il caso di San Pantaleone, Santo Patrono di Ravello che ogni anno è festeggiato con una celebrazione solenne nel giorno del suo martirio, il 27 Luglio; nei giorni precedenti alla sua tribolazione si assiste alla liquefazione del suo sangue che assume una colorazione di un rosso vivo, come fosse plasma fresco. L’ampolla contenente il sangue del martire è custodita nel Duomo di Ravello, condotta dall’Oriente nel Medioevo secondo l’antica leggenda: si narra che la reliquia del sangue di San Pantaleone sarebbe giunta via mare con una nave governata da mercanti, fermatasi a Ravello a seguito di un segno divino. L’imbarcazione partì da Costantinopoli, solo quando i mercanti prelevarono la santa reliquia custodita da una donna anziana e successivamente presero la rotta per l’Italia. Durante il viaggio di ritorno, li sorprese una violenta tempesta che non cessò a placarsi in prossimità di una terra, dove la nave si fermò immobile come per incanto.

 

I mercanti interpretarono quell’evento come ”prodigioso” e intuirono che il martire aveva scelto il luogo per restarci. Si fermarono verso la spiaggia di Marmorata così fu chiamato il vescovo di Ravello che la prese e la custodì nel Duomo.
Da allora la reliquia miracolosa è nel Duomo di Ravello posizionata al centro della cappella a lui intitolata nel 1643, conservata nella nicchia protetta da grate di ferro.
La reliquia del sangue non può essere toccata ed è oggetto di un’emanazione di una scomunica: questo perché in passato con molta disinvoltura, i vescovi iniziarono a donare delle piccole quantità di sangue ad altre comunità religiose.

 

 

San Pantaleone, i rituali e il suo legame con il Gioco del Lotto a Napoli

Nel cuore dei Quartieri Spagnoli procedendo su via Trinità degli Spagnoli, si trova poco distante via San Pantaleone che prende nome dall’omonima chiesa barocca a lui tributata. All’inizio del Novecento il suo culto era molto attivo e onorato, riconoscendo nella sua figura sia il martire che il medico, invocato per risolvere problemi di salute e ottenere i numeri al lotto. La chiesa di San Pantaleone è chiusa al pubblico da molti anni e versa in uno stato di abbandono e degrado, ragione per cui anche il suo culto è caduto nell’oblio.

 

Il legame di San Pantaleone con il gioco del lotto è molto particolare e interessava soprattutto questo quartiere di Napoli; certamente si fa risalire alla sua professione di medico e di santo taumaturgo, poiché in antichità si credeva che il medico avesse contatti con i morti e di conseguenza anche lo studio della medicina, godesse dell’influsso dell’astrologia; da qui spiegata la corrispondenza con la divinazione, l’arte di prevedere e leggere gli eventi futuri. Inoltre il culto del sangue di San Pantaleone, legato al martirio, lo connette inevitabilmente ai defunti di morte violente e per questo più vicino al mondo dell’ultraterreno.

 

Secondo «Il Libro magico di San Pantaleone» un testo che rientra nel genere esoterico dove magia, religione e credenze popolari si fondono, si può vincere al lotto recitando alcune formule invocative e pregando il santo per una sequenza di giorni finchè il fedele, riceverà in sogno un particolare segno da cui ricaverà i numeri.
Secondo una leggenda popolare la statua di San Pantaleone (si ipotizza quella di Ravello) pare che sia cava dietro perchè si crede che sia il posto dove il santo fa trovare i numeri al devoto; per poter ottenere i numeri vincenti bisognerà conquistare la benevolenza del santo, compiendo un preciso rituale: da alcuni documenti si apprende che il devoto dovrà recitare per nove sere consecutive e precisamente a mezzanotte, con i ginocchi nudi sul pavimento, la novena delle cento invocazioni riportate nel libro. Al termine delle nove notti, si udirà il frastuono delle catene è sarà il momento in cui San Pantaleone apparirà alla finestra con in mano i numeri. In altre versioni si narra che il fedele dovrà lasciare un foglio di carta bianca con una penna e addormentarsi con la finestra aperta ma senza assolutamente vedere cosa accadrà; se il santo avrà accolto la novena, il giorno seguente si troveranno i numeri da giocare scritti sulla carta. In altri casi è più probabile che San Pantaleone appaia in sogno e comunichi una parabola o delle immagini e occorrerà farsi aiutare dalla Smorfia per poter decifrare le figure corrispondenti ai numeri.

 

All’inizio del Novecento, una pratica popolare in voga fra le ragazze indigenti in procinto di sposarsi, era quella di chiedere tre numeri vincenti a San Pantaleone per assicurarsi il corredo e preparare le nozze. Affinché il rituale riuscisse si richiedeva la verginità e la purezza d’animo delle partecipanti: «In una domenica qualunque si comincerà a pregare San Pantaleone, dicendo i versi qui riportati e quattro gloria e tre Pater. Ogni sera sino al giovedì successivo si ripeteranno le preghiere, come nella domenica. La notte del venerdì si sognerà qualcosa»

 

Lo stesso rito con la medesima formula era destinato ai giovani uomini che desideravano maritarsi pur essendo privi di mezzi e di fortune. Il santo prometteva agli innamorati delle modeste vincite investendo pochi centesimi, il giusto e quanto bastava per sistemare le nozze. Celebri sono i versi di un anonimo adatti per la sua invocazione:

 

 

«San Pantalione santo/ A stu munno patisteve tanto/ A Napoli nascisteve/ A Roma poi moristeve/ Pe la vostra santità/ Pe la mia verginità/ Dateme tre numeri, per carità»

 

Fonti:

Il gioco del lottto a Napoli di Domenico Scarfoglio – La Napoli Tascabile de Il Mattino – Newton &Compton Editori

Napoli Esoterica di Mario Buonoconto – La Napoli Tascabile de Il Mattino – Newton &Compton Editori

www.chiesaravello.it

 

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