Il giorno dei fazzoletti, cosa è accaduto il 5 marzo 2016

Il 5 marzo 2016 è stato il giorno dei fazzoletti. Data storica in cui i napoletani si sono radunati in un movimento spontaneo per difendere la laicità dello Cappella contenente il Tesoro di San Gennaro. Scopriamo cosa è accaduto tra la Deputazione, il Ministero dell'interno ed il popolo napoletano.

Tradizioni e Curiosità
Articolo di , 04 Mar 2022
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Il 5 marzo è il giorno dei fazzoletti. Un giorno molto importante per la comunità napoletana, perché è la data di ricorrenza dell’insurrezione popolare a tutela della laicità della Cappella contenente al suo interno il Tesoro di San Gennaro. I partenopei hanno storicamente dimostrato grande affezione e devozione nei riguardi del loro Santo Patrono e Protettore di Napoli.

Per tale motivo, il 5 marzo 2016, si sono radunati spontaneamente in strada a rivendicare l’appartenenza del Tesoro e della Cappella di San Gennaro alla Deputazione.

Il giorno dei fazzoletti, la Deputazione e la nascita del Tesoro di San Gennaro

Per capire cosa è avvenuto durante la giornata dei fazzoletti, è necessario compiere un passo indietro e spiegare cosa è la Deputazione, come è nato il Tesoro di San Gennaro e perché la chiesa ne ha rivendicato il possesso.

Il biennio 1526/27 è stato molto difficile per il popolo di Napoli, in quanto ha dovuto fronteggiare la povertà della peste, le rischiose eruzioni del Vesuvio e le vicissitudini belliche con la Spagna e con la Francia.

Il popolo, in balia dello sconforto e della preoccupazione, il 13 gennaio 1527 ha fatto voto a San Gennaro. Gli Eletti dei Sedili della città hanno stipulato un vero e proprio patto con il Santo. Quest’ultimo è stato rappresentato da 5 notai napoletani, dato che è morto giustiziato nella Solfatara di Pozzuoli da più di 1300 anni. Il voto ha avuto il fine di chiedere grazie e protezione a San Gennaro in cambio della realizzazione di una nuova Cappella all’interno del Duomo dove conservare il Tesoro, le reliquie, l’ampolla con il sangue e le statue dei Santi Compatroni.

Il 5 febbraio 1601, di seguito, gli Eletti dei Sedili hanno nominato Deputazione laica di dodici membri, due per ciascun Sedile, a chi hanno assegnato l’incarico di fondare la Cappella. Questa l’hanno inaugurata e consacrata il 16 dicembre del 1646. Da allora è un punto nevralgico per promuovere, tutelare e diffondere il Culto del Santo.

L’insurrezione popolare e l’intesa raggiunta con il Ministero dell’Interno

Il 22 gennaio 2016 il Ministero dell’Interno ha emanato un decreto in cui ha definito la Cappella del Tesoro di San Gennaio una fabbriceria, ossia un bene della chiesa. Ha fissato, inoltre, il termine di un anno per l’approvazione del nuovo Statuto della Cappella. I napoletani hanno giudicato tale provvedimento come inadeguato, ritenendo la Cappella un ente laico appartenente e amministrato dalla storica Deputazione partenopea.

Sul piano giuridico la Deputazione ha notificato un articolo ricorso al Ministero ed alla Curia. I napoletani, nel mentre, hanno deciso di partecipare popolarmente a tale battaglia giuridica.

Hanno lanciato una petizione a sostegno della laicità dell’Ente che, in circa 10 giorni, ha raccolto diecimila firme. Dopodiché, nei pressi del Duomo, il 5 marzo 2016 verso le 15 del pomeriggio è insorto un movimento spontaneo. Tremila persone, sventolando dei fazzoletti bianchi e gridando in coro lo slogan “Giù le mani da San Gennaro!“, hanno protestato in nome della causa.

Il 23 aprile 2016 la Curia e la Deputazione hanno sottoscritto uno storico atto con il quale è stata sancita la laicità della Cappella. Il 30 aprile 2016 il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha suggellato a Napoli, in presenza della Deputazione e della Curia, l’accordo raggiunto.

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