Il Gabinetto segreto del Museo Nazionale di Napoli e i Tintinnabula

Maddalena Sorbino

Il MANN custodisce delle opere a sfondo sessuale che, nel tempo, hanno dato filo da torcere a quanti regnavano la città. Non sempre, infatti, la sala è stata aperta al pubblico.

 

Il Museo Archeologico di Napoli, oltre alle numerose e preziose opere d’arte che custodisce, conserva anche il Gabinetto segreto, una stanza dedicata interamente ad una serie di oggetti e pitture a sfondo erotico. Molti di questi sono reperti sono stati rinvenuti durante i vari scavi nelle città di Pompei ed Ercolano, e nel territorio della Campania Felix.

Si tratta di una vera e propria sala colma di forme falliche, di dipinti con protagoniste donne dalle forme prorompenti, ai tempi sinonimo di prosperità e fertilità, e varie scene per niente ingannevoli che mostrano come per gli antichi popoli, le questioni riguardanti il sesso fossero del tutto naturali e rappresentative della realtà.

 

Tutti questi reperti vennero alla luce tra il Settecento e l’Ottocento, anni durante i quali erano frequenti le campagne di scavo. I regnanti del tempo, riconoscendo la preziosità dei ritrovamenti, decisero di conservarli ed esporli all’interno del Real Museo Borbonico. Fu così, inizialmente, che fu custodito il Gabinetto degli oggetti riservati, un luogo segreto, per molto tempo inaccessibile al pubblico; a tutela del gabinetto, infatti, erano escluse, ad esempio, le persone che non avevano una data età o una certa educazione morale.

 

Ma ciò ebbe vita breve. Ricordiamo, infatti, che nel 1848 in questa stanza furono totalmente vietate le visite, perché a queste opere particolari e un po’ troppo “hot” si imputava la colpa di distogliere i cittadini dalle grandi pretese politiche e civili, e molti, addirittura, speravano nella distruzione di queste opere. Per fortuna nessuno mai si spinse così oltre.

Si arrivò, dunque, alla decisione di dimenticare semplicemente questo luogo, sigillandolo per quanto possibile, con portoni a tre serrature le cui rispettive chiavi furono destinale al direttore, al maggiordomo reale e ad un addetto al controllo.

 

Ma le opere erotiche non furono le sole a subire questa sorta di censura. Anche tutte le immagini di Venere presenti nel museo furono inserite in questa stanza tanto blindata, proprio perché considerate un eccesso per quei tempi, a causa della loro nudità ritenuta un po’ troppo provocante.

 

Fu Garibaldi, successivamente, a liberare le opere appena seppe di quella stanza segreta. Purtroppo, però, non fu semplicissimo ritrovare una delle chiavi, dato che era andata perduta. La volontà e la curiosità di riportare alla luce quei cimeli d’arte antica fu così tanto forte, che si decise di scassinare il portone. Nonostante gli anni felici e colmi di speranze dell’Italia unita potessero aprire ad un’epoca di piena libertà di espressione e di pensiero, la stanza, una volta aperta, fu nuovamente chiusa, escludendo in tale modo, ancora una volta, il libero accesso a questi tesori.

 

Grazie all’avvento dei Savoia, in seguito, si decise di aprire le porte del Gabinetto segreto, seppur con alcune regole e limitazioni dedicate ai visitatori. Questa seppur limitata libertà venne totalmente abolita ancora una volta durante gli anni del Fascismo, tanto che, soltanto grazie ad un documento scritto e firmato dal Ministero dell’educazione nazionale, vi si poteva accedere.

 

Tutto questo terminò finalmente nel 1967, anno in cui si diede il libero accesso almeno ai maggiorenni. Solo nel 2000, infine, queste immense peripezie videro la fine, poiché questo luogo diventò accessibile a tutti curiosi e turisti!

 

Ma arriviamo a noi: sapete cosa c’era di tanto particolare in questa stanza, oltre alle rappresentazioni di amori e momenti “magici”? I famosissimi tintinnabula! Questi oggetti tanto chiacchierati, sono nient’altro che sonagli di bronzo azionati dal vento e composti da più campanelle legate ad un’unica struttura.

 

Questi oggetti, quasi di moda ai tempi dell’Antica Roma, ritraevano spesso gli organi genitali maschili in erezione, talvolta rappresentati anche in modo fantasioso, ad esempio dotati di ali, oppure ritraevano personaggi come cavalieri bizzarri, o nani spaventosi. Ma queste figure così esposte, altro non erano che un modo per scacciare la sfortuna e il malocchio. A volte dotate di gambe animalesche, i tintinnabula erano esposti sugli usci delle porte delle case oppure dinanzi ai negozi e spesso erano accompagnati da lampade.

 

Uno tra i falli più famosi del Gabinetto, è quello sul quale si raffigurano un topo ed una tartaruga.

Certo è che queste forme così strabilianti d’arte rappresentano quanto in epoca antica il loro valore fosse del tutto diverso dall’aspetto che vantano oggi: utili contro la sfortuna, come fossero un cornicello da appendere in ogni dove!

 

 

  • Fonte: Napoli. zon / Marco Perrillo- Le incredibili curiosità di napoli
  • Foto: Wikipedia


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