Il fascino antico del Mastino Napoletano

Carla Glorioso
Il fascino antico del Mastino Napoletano
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il Mastino Napoletano ha origini antiche e lontane ma deve a Napoli la sua rinascita, in particolare al cinologo Pietro Scanziani che, per evitare il rischio di estinzione della razza, provvede alla sua rigenerazione partendo dai pochi esemplari rimasti. Il mastino è il cane per eccellenza napoletano, ed è a Napoli che trova il suo habitat ideale.

 

C’è un cane dal fascino antico e di origine napoletana, si tratta del Mastino Napoletano, non a caso l’attributo accostato alla razza “Mastino” la dice lunga. Il mastino napoletano ha origini antiche ma deve la sua rinascita proprio alla città di Napoli dove ha trovato il suo habitat ideale come nel resto della regione Campania. Non a caso vive nel sud Italia presumibilmente dal secondo millennio prima di Cristo.

 

Il Mastino Napoletano è, infatti, espressione di una razza conservata a lungo. Discende dall’antico molosso Tibetano, un molossoide (cane) di grande taglia, dalla testa grande, dalla grande potenza e dalla lunga coda ritorta sulla groppa, allevato dai monaci buddisti e posto a guardia dei monasteri.

 

Il molossoide tibetano è un cane scomparso ma che ha lasciato la sua impronta genetica, progenitore di grossi cani da montagna di cui abbiamo molte raffigurazioni in antichi disegni e documenti come la famosa Situla di Nabeth. A sua volta progenitore diretto dei più potenti cani da guerra del mondo, i molossi della Macedonia, condotti nella città di Roma e addestrati al combattimento e ai giochi nelle arene. Questi molossi venivano allevati principalmente a Sud Italia, in particolar modo in Campania dove vi erano le grandi Scuole di Gladiatori come quella di Capua. La razza mette piede nel territorio italiano e da questo momento in poi subisce l’influenza dei vari domini che si susseguirono e che si rivelarono poi significativi per l’affermazione della razza del Mastino. In particolare i Reali di  Spagna portarono i cani dei “conquistadores” caratterizzati da grosse teste e arti corti denominati “ perro da presa” poi modificato in “cane a presa” così com’è noto nel gergo partenopeo.

 

Per le sue caratteristiche questa razza è utilizzata per sorvegliare i poderi dell’entroterra di Napoli e Avellino e, pertanto, gli viene attribuito il nome “Mastino” che deriva da “massatinus”, ossia guardiano della masseria.

 

Durante la Prima Guerra Mondiale e durante il corso della Seconda, la razza venne notevolmente decimata e ne rimasero solo pochissimi esemplari. Il mastino rischiava l’estinzione ma fu fortuitamente recuperato e salvato nel 1946 dallo scrittore e cinologo Piero Scanziani.   A Napoli, durante un’esposizione canina, riscopre questo antico molosso e riuscì a rigenerare la razza partendo proprio dai pochissimi soggetti rimasti.

 

Si può, dunque, definire il Mastino Napoletano testimonianza vivente dell’età arcaica grazie alla sua essenza storica, sempre in simbiosi con l’uomo, pertanto, assimilabile ad un bene culturale da tutelare e salvaguardare come accadde in passato.

 

Il rapporto tra cane e arte è lampante infatti, sono innumerevoli le raffigurazioni di cani molossi, nel caso specifico il mastino, presenti anche in gruppi scultorei di alto pregio (Diana e Atteone, Reggia di Caserta) o accanto a Reali simbolo di potere e virilità.

 

Al mastino sono riconosciute caratteristiche quali fedeltà, intelligenza e massima devozione, soprattutto indicato per la difesa della proprietà. Nonostante la mole non è mai ingiustificatamente aggressivo anzi, il suo aspetto quasi goffo e il suo essere affettuoso lo rende amico di giochi dei bambini. Il Mastino è un cane dall’aspetto forte e dal cuore buono, il Mastino è Napoletano!



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