Il Diavolo di Frattamaggiore e le rivelazioni di una fattucchiera

Annunziata Buggio
Il Diavolo di Frattamaggiore e le rivelazioni di una fattucchiera
5 (100%) 1 vote

A Frattamaggiore in Provincia di Napoli, una vecchia fattucchiera rivela l’identità del Diavolo che da secoli abita in paese. Leggenda o meno, questo racconto rappresenta un viaggio nell’occulto e nelle tradizioni locali.

In un articolo apparso due anni fa, a cura di Adriana Costanzo sul quotidiano on line Retenews24 è balzata alle cronache la curiosa notizia del Diavolo di Frattamaggiore; nell’intervista la fattucchiera (la strega in napoletano) rivela il suo incontro con il demonio e l’identità occulta dell’uomo.

Questa storia rispecchia molto l’altra faccia di Napoli, quella legata all’occulto, ai riti alle tradizioni popolari, all’esoterismo e in parte alla scaramanzia napoletana. Ci sono poi «predisposizioni familiari» come una specie di eredità che si tramanda da genitori in figli e che vede il passaggio, l’iniziazione della fattucchiera (strega) attraverso dei rituali antichi e misteriosi; in altri casi accade che una donna abbia inconsapevolmente una certa predisposizione all’arte divinatoria, alla lettura dei tarocchi, all’interpretazione dei sogni, alle facoltà medianiche ma ciò non implica il fatto che sia per forza una strega legata al Diavolo e votata al male; anzi è soltanto un soggetto più ricettivo a certi fenomeni e che approfondendoli, può rendersi utile agli altri.

Uno dei punti cruciali dell’esoterismo napoletano è senza dubbio il rituale di amore-morte conosciuto da secoli con l’inquietante termine «fattura» ovvero una specie di incantesimo o maleficio che sottrae o accresce le energie di un soggetto. Si può parlare di «fattura buona» (si fa per dire) come nel caso delle affatturazioni, cioè costringere l’interesse di un uomo non corrisposto sentimentalmente nei favori di una donna, attraverso l’utilizzo di potenti filtri d’amore.
Nella pratica napoletana i filtri d’amore erano costituiti da precisi elementi che la fattucchiera chiedeva alla cliente: una ciocca di capelli di lui, un brandello di un abito usato dall’amato, un oggetto che spesso aveva indosso l’interessato … con l’aggiunta del sangue mestruale della richiedente (si narra sin dall’antichità l’associazione del sangue mestruale ai cicli della luna) e fatto bere all’ignaro affatturato. L’effetto era devastante e a praticare questi riti sono sempre state le donne; sia per compiere fatture sia per levarle.
L’utilizzo della «fattura cattiva» prevedeva il rituale del «malocchio» impiegata come fattura a morte (anche se rara, ci sono state comunque conseguenze) è il più noto disgraziatamente era l’uso del limone utilizzato come mezzo per colpire il malcapitato; questo una volta preparato e occultato nelle vicinanze della vittima, si caricava di energia negativa e man mano che si essiccava, allo stesso modo, prosciugava la vita dell’uomo. Una pratica orribile e disumana che veniva compiuta lentamente.

Di «caccia alle streghe» Napoli ha anche il suo spiacevole epilogo: solo nel Seicento se ne contano almeno un centinaio in città ma in tutta Europa i numeri salgono; l’Inquisizione per ben tre secoli, dal 1487 fino al 1700 inoltrato, impugnando il testo latino “Malleus Maleficorum” (il maglio delle streghe) una specie di guida del perfetto inquisitore per scacciare la stregoneria, l’eresia e ogni forma di paganesimo, ha messo a morte milioni e milioni di donne e bambine innocenti, accusate di essersi macchiate di stregoneria e di eresia contro i dogmi imposti dalla religione; vittime giudicate senza processo in gran segreto, brutalmente torturate e messe al rogo. Questa orribile pratica segnava anche una sorta di «pulizia etnica» quello di eliminare la donna dalla società in quanto (per le ideologie retrograde e bigotte dell’epoca) giudicate esseri inferiori e incline al male. In Campania e a Napoli, l’Inquisizione è stata più «clemente» nel senso che non vi era uno stato centrale unitario che controllasse queste forme di stregoneria e quindi, quei riti sono giunti (quasi integri) ancora oggi, mescolandosi alle tradizioni locali.

La fattucchiera e il figlio del Diavolo

La storia che stiamo per raccontarvi è quella di un’anziana donna di Frattamaggiore che tutti conoscono un po intimiditi, come la fattucchiera di Fratta; una donna che conosce molto bene gli antichi rituali del suo paese e li conserva, creando quel famoso ponte sospeso fa magia bianca e magia nera, ancora silenziosamente forte sul territorio campano e che un tempo ha visto coinvolte le Janare, i Riavule e le streghe darsi appuntamento al Noce di Benevento e fra i vicoli bui di Napoli per praticare il Sabba. Questa nonnina non è una “strega da condannare”come nel Seicento ma ha ricevuto una particolare predisposizione e l’ha coltivata. 

La fattucchiera in questione è una signora anziana di circa 80 anni, ma ancora piena di energie che ha condotto una vita semplice e modesta, felicemente coniugata con figli, pronta a ricevere come ogni mattina, i suoi abituali clienti presso il suo banco di verdure nel mercatino rionale di Frattamaggiore.
Anche se tutti la chiamano «fattucchiera» non vi aspettate di trovare una persona di cattiva fama o dall’aspetto inquietante, anzi; nei suoi anni c’è la saggezza popolare e quel pizzico di mistero che piace tanto a noi napoletani.
Le attività della “strega” sono ben conosciute dai suoi concittadini che si rivolgono a lei per farsi leggere le carte (su un modesto compenso) per levare il malocchio, per spezzare le fatture e per consigliare amuleti e talismani per allontanare la cattiva sorte. La sua è una vera attività, una specie di consulente dell’occulto che conosce molto bene la magia ma che non ama divulgarli e tanto meno farsi pubblicità.
Dove ha appreso questi misteriosi insegnamenti? La fattucchiera svela che non bisogna mai accostarsi da soli alla magia ma qualora si avesse la predisposizione, il consiglio è quello di studiare e apprenderne l’arte da un maestro, perché entrare in contatto con l’occulto può essere davvero molto pericoloso e con il tempo ritorcersi contro.

La donna ammette che nel suo paese c’è la presenza del Diavolo e che più di una volta l’ha incontrato personalmente. Il demonio, spiega lei può presentarsi sotto varie forme ed aspetti e ingannarci al momento giusto, tentandoci sempre al fine di arrivare ai suoi scopi.
Spesso si rivela nella quotidianità e assume un’aspetto comune: un uomo, una donna, una conoscente, un passante; lui ama colpire i più immuni o particolarmente sensibili a certi influssi. Uno sguardo, una parola o un gesto può avere un fascino sinistro, come pure riuscire ad interpretare dei segni infausti che ci accadono, possono tal volta essere presagi demoniaci e tal volta scambiati semplicemente per situazioni scaramantiche. Non è vero ma ci credo ?!

La fattucchiera sostiene che sempre a Frattamaggiore poco lontano da lei nei pressi delle Poste, abiterebbe il Figlio del Diavolo, ovvero un uomo che molti secoli fa, ha venduto la propria anima al Diavolo in cambio dell’eterna gioventù, una specie di Dorian Grey meridionale ossessionato dalla bellezza, dai vizi e dall’avidità.
Secondo la leggenda popolare, quest’uomo avrebbe eternamente 30 anni, confondendosi nel volto di un uomo comune e che abbia conquistato il dono dell’ubiquità; la sua ombra scura è capace di attraversare le porte per sposarsi con facilità e tentare nel sonno i malcapitati. La fattucchiera ha dichiarato che più di una volta l’ha incontrato, l’ha visto e conosce la sua reale identità ma pare che negli ultimi anni sia scomparso dal paese. Per quale arcano motivo? 
Per la gente del posto, quest’uomo molto probabilmente era un uomo qualsiasi, immune insomma, colpito da disgrazie e dalla cattiva sorte (forse per questo sempre cupo) e che per mestiere faceva il “sanzaro” (venditore di case e intermediatore matrimoniale). Verità o no? Qualcuno è ancora sulle sue tracce misteriose. 

Curiosità: sempre a Frattamaggiore recentemente è accaduto un episodio alquanto strano: un albero ha continuato a bruciare dal suo interno senza spegnersi mai. Un fenomeno che ha scosso i contadini del posto che terrorizzati hanno chiesto spiegazioni, per quello che sembra essere l’albero del Diavolo. L’area posta sotto sequestro è stata indagata dagli studiosi di chimica e agraria dell’Università Federico II, e secondo le prime fonti si tratterebbe di un rarissimo caso di combustione fossile interna. L’altra possibilità fantascientifica è la presenza di sostanze extraterrestri venute a contatto con il suolo terreno.
Il caso è ancora aperto e con nuove possibili spiegazioni ma c’è di fatto che l’albero del Diavolo per ora è fonte di attrazione sinistra… 



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu