Il carnacuttaro, una peculiare professione napoletana

Giovanna Iengo

Chi è il carnacuttaro? Scopriamolo assieme.

 

La lunga storia di Napoli, di pari passo con l’enorme fantasia e capacità di riproporsi e di reinventarsi di coloro i quali la abitano e l’hanno sempre abitata, ha fatto sì che nascessero, nel corso dei secoli, delle professioni del tutto peculiari e inscindibilmente inquadrabili nello spirito della zona. Tra queste rientra sicuramente una della quale si hanno prove fin dal Seicento: quella del carnacuttaro.

L’etimologia della parola carnacuttaro

Dall’immediata etimologia della parola è facile comprendere di quale lavoro si tratti.
Il vocabolo è formato appunto da carne + cotta + aro. Aro è il suffisso che in città si era soliti aggiungere a un sostantivo, o a un insieme di sostantivi e aggettivi, per inquadrare un soggetto la cui professione riguardasse proprio gli argomenti in questione. Per questo motivo il carnacuttaro è colui il quale si occupa o si occupava di fornire agli acquirenti carne cotta, dopo avergliela preparata.

Il carnacuttaro

L’uomo in questione, solitamente si trattava appunto di appartenenti al genere maschile, era perciò un soggetto che si era reinventato cuoco e che si posizionava per le strade della città, principalmente nei vicoli popolari, e si occupava di preparare interiora e avanzi di bovini e suini.

Il carnacuttaro metteva su perciò delle appetitose zuppe di carne con quegli ingredienti. Le cuoceva in enormi pentoloni, i quali emanavano un profumo incredibilmente riconoscibile, dovuto all’aggiunta di grandi quantità di limoni freschi tipici del sud, spremuti sul composto di frattaglie.

O pere e o musso

Da queste informazioni è semplice comprendere perciò che il carnacuttaro ha come principale oggetto di vendita il peculiare, celeberrimo, o pere e o musso, vale a dire uno dei re più apprezzati dello storico street food totalmente napoletano.

Il carnacuttaro lungo la storia

Il carnacuttaro vendeva o pere e o musso, e in alcuni casi lo vende ancora, in botteghe tipiche e, principalmente, in carretti ambulanti. L’uomo attirava l’attenzione dell’ipotetico cliente mediante urla di richiamo, fischi, intonazioni e rumori folkloristici tipicamente della Napoli del passato.

Ancora oggi è possibile trovare qualche carnacuttaro non soltanto in città, ma anche in provincia, intento a vendere la sua trippa, a call e trippa, aromatizzandola con grandi quantità di limone e dandole sapidità con abbondante sale.

 

Immagine di copertina: 21secolo.news



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