Il Borgo di Marechiaro a Napoli, un’oasi di bellezza e bontà
Una bellezza che concilia l'animo e la vista con le case a strapiombo sul mare, le barchette pronte a salpare e lo spettacolo del Golfo partenopeo.
Conoscere un luogo, significa anche compenetrarsi nei suoi usi e costumi, percepirne l’essenza, dagli odori che fuoriescono dalle finestre all’ora di pranzo, alla varietà dei colori che mutano in base al tempo e alle stagioni; delle sensazioni che ben può avvertire il visitatore che percorre le strade di Napoli, inerpicandosi nel suo dedalo di strade e vicoletti. In particolare, percorrendo le strade del Borgo di Marechiaro, ubicato nel quartiere Posillipo, soprattutto in quelle ore in cui c’è un minore afflusso turistico, il viandante si addentra in un ambiente che ricorda le vecchie cittadine di pescatori con le case a strapiombo sul mare e le barchette pronte a solcare il mare del Golfo partenopeo.
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Marechiaro, il piccolo borgo a Napoli dalle acque placide
La caratteristica tranquillità delle acque ne suggerirono la denominazione: Marechiaro, ovvero “mare planum”; un’oasi di pace dove la vista può godere delle bellezze offerte da un paesaggio magnifico con il Vesuvio sullo sfondo e la penisola sorrentina che si staglia all’orizzonte unitamente all’isola di Capri.
Palazzo degli Spiriti e la leggenda di Virgilio
Inoltrandoci nel borgo, si incontrano, poi, le vestigia di antiche costruzioni di età romana come il Palazzo degli Spiriti, scoperto nel 1840 dall’ingegnere Guglielmo Bechi, il quale era parte dell’antico ninfeo fatto erigere, nel I° secolo a.c., dal ricco liberto Publio Vedio Pollione il quale decise di trascorrere a Neapolis l’ultima parte della sua vita; un angolo di paradiso denominato “Pausilypon” ovvero “sollievo dal pericolo” dove il facoltoso romano poteva riposare ritemprandosi in vista della routine quotidiana; le antiche vestigia ricche di fascino e di mistero sono ancora al centro di alcune leggende, tramandate dai pescatori del luogo, secondo cui, di notte, lasciandosi trasportare dallo sciabordio delle onde, si sente un dolce lamento provenire da una figura luminosa che suona la cetra.
Avvicinandosi alla “presenza”, i barcaioli giurano di aver udito invocare poesie da questa figura e che l’abbiano riportate nei versi latini, pur ignorando la lingua e i poemi. Una leggenda che lega il luogo alla c.d. scuola di Virgilio, un dove questi insegnava ai suoi allievi l’arte della magia, del mescere pozioni e dell’alchimia.
Percorrendo Via Posillipo, raggiungiamo la “piazza a mare” dove ci si imbatte nella piccola Chiesa di S. Maria del Faro; un’opera barocca a navata unica con piccoli pezzi di arredo proveniente da scavi romani, che è stata eretta sul luogo dove anticamente era presente un antico faro romano da cui la vergine prese il nome.
A Marechiare ce sta na fenesta
Giunti nelle vicinanze del mare, lo sguardo del visitatore viene rapito dalla famosa “fenestrella”, una finestra che, secondo la tradizione, ispirò il poeta Salvatore di Giacomo i cui versi trovarono la musica del Maestro Francesco Paolo Tosti; un connubio che ha creato una delle poesie d’amore in musica più famose al mondo: “Marechiare”.
Sotto gli auspici della luna che proietta i suoi raggi nelle acque azzurre del mare di Napoli, la voce di un giovane innamorato della sua Carolina si innalza al di sotto della famosa finestra i cui battenti aprono sul meraviglioso scenario del golfo partenopeo.
In realtà il Di Giacomo scrisse i versi senza mai essere stato a Marechiaro, luogo dove si recherà solo anni dopo la pubblicazione della canzone.
Una sosta per rifocillarsi di fronte allo spettacolo del golfo
Il visitatore non può non godere innanzi a tale spettacolo, una bellezza che concilia l’animo e la vista; pertanto dopo tanto peregrinare è consigliata una sosta in uno degli ottimi ristoranti che si incontrano lungo le strade del borgo dove si potranno degustare ottimi piatti di mare accompagnati da un buon vino campano.

