Il Banco di Napoli attraverso secoli di storia e tradizione

Giovanna Iengo

 

La Società per Azioni Banco di Napoli ha una storia molto affascinante alle spalle. Risale a tanti secoli fa e si articola in varie fasi piuttosto interessanti.

Le origini

Nel sedicesimo secolo Napoli era la seconda città europea e si posizionava dopo Parigi. Il suo porto commerciale era molto rigoglioso e di conseguenza c’erano tanti ricchi, ma molti più poveri. L’inflazione picchiava veramente duro all’epoca. Per questo motivo nacquero delle istituzioni che cercarono di aiutare la popolazione e di sottrarla all’usura dilagante. Si trattava dei banchi pubblici e delle opere pie.

Queste ultime diedero vita all’utilizzo della fede di credito, un titolo utilizzato nei confronti di privati e Stato. Lo strumento iniziò ad avere valore di atto pubblico e addirittura a sostituire la moneta.

 

I banchi pubblici col passar del tempo assunsero molteplici funzioni. Arrivarono ad accettare somme di danaro in deposito impiegate poi in prestiti a fronte di interessi. Divenivano perciò istituti di credito.

Presero così il largo che anche lo Stato iniziò a rivolgersi a loro. Ciò per finanziare guerre, per pagare i rifornimenti di viveri per il popolo e per effettuare lavori pubblici.
I poveri continuavano a fidarsi dei banchi per impegnare i beni in loro possesso e i ricchi per depositare denaro e preziosi.

Monte della Pietà e Casa Santa dell’Annunziata

Si è soliti far coincidere la nascita del Banco di Napoli con quella del Monte della Pietà. Lo storico palazzo è locato lungo il decumano inferiore di Napoli fin dal 1539.
Ma, dagli studi di Domenico De Marco, esperto di Storia Economica ed Accademico dei Lincei, e Eduardo Nappi dell’Archivio Storico, la data della nascita del Banco parrebbe risalire addirittura al 1463.
Gli studiosi ritrovarono dei documenti della Casa Santa dell’Annunziata che affermano che il tutto risalga alle casse di deposito delle case sante, di cui la più antica è appunto quella dell’Annunziata.
Tra le altre vi erano anche il Conservatorio di Sant’Eligio e l’Ospedale degli Incurabili. Entrambe le istituzioni pie facevano operazioni bancarie prima ancora di divenire veri e propri banchi.

La rivolta di Masaniello e la ripresa economica

Ormai divenuti una grande parte della storia della città partenopea, i Banchi finirono travolti dalla rivolta di Masaniello. Nel 1647 quest’ultimo si oppose alla pressione fiscale del viceré spagnolo e i banchi furono assaltati con tanto di riserve rubate.
Quando però nel 1734 arrivò di Carlo di Borbone, la situazione economica rifiorì.

La rivoluzione francese

Con l’arrivo della Rivoluzione Francese, l’accordo tra corona e borghesia decadde. Ferdinando di Borbone aderì alla coalizione europea antifrancese utilizzando i fondi dei banchi, prosciugando le riserve.
Quando sopraggiunse Gioacchino Murat riunì i banchi pubblici rimasti e tramite loro fondò il Banco delle Due Sicilie.
L’industrializzazione diede molta spinta al settore e venne istituita la Cassa di Sconto nel 1818. Furono create filiali a Messina, a Palermo e a Bari. In tre anni, grazie a ciò, il patrimonio venne raddoppiato.

Il Banco di Napoli

Nel 1861 l’Unificazione d’Italia fece circolare la lira in tutto il regno. Perciò il Banco delle Due Sicilie divenne il Banco di Napoli. Cominciò a questo punto ad emettere banconote. Sviluppò poi l’esercizio del Credito Fondiario ed Agrario nel Mezzogiorno. Partì di conseguenza la prima politica di espansione con l’apertura delle filiali a Roma, Firenze, Venezia, Milano e Torino. Assunse così un ruolo determinante nella trasformazione dell’Italia.
A fine ‘800 il rebound della crisi economica scaturì la riduzione della banche di emissione. Sopravvissero la Banca d’Italia, il Banco di Napoli ed il Banco di Sicilia. Il Banco di Napoli ce la fece grazie alla politica del Direttore Generale Nicola Miraglia.

L’espansione internazionale

Conquistati i territori africani in Eritrea e Libia, si aprì una filiale a Tripoli e una a Bengasi. Poiché tanti italiani, poi, emigrarono verso l’America, venne aperta anche la filiale a New York, ed in seguito a Chicago e Buenos Aires. Il Banco di Napoli divenne così la prima banca italiana con filiali all’estero.

L’eruzione e la Prima Guerra Mondiale

Napoli al contempo fu sconvolta dall’eruzione del Vesuvio, per cui il Banco venne in aiuto della popolazione colpita. Fu concesso lo stesso trattamento quando il terremoto distrusse Messina e Reggio Calabria.
Durante la Prima Guerra Mondiale il Banco tornò protagonista e finanziò gli enti granari. Partecipò ai prestiti nazionali ed erogò denaro per aiutare i profughi. Si occupò anche della costruzione dell’Ospedale Pausillipon per i bambini abbandonati.
Le Società delle Nazioni, nella situazione caotica del dopoguerra, spinsero gli Stati Europei a istituire Banche Centrali. Questo aiutò la Banca d’Italia e impedì al Banco di Napoli l’emissione di banconote.
Nel mentre l’architetto Piacentini si occupò della ricostruzione della facciata della sede del Banco di Napoli di Via Toledo e la inaugurò nel 1939.
Continuavano intanto a crescere i territori occupati e, di conseguenza, il numero delle filiali nel mondo, ormai 200.

La ricostruzione

La situazione, nel frattempo, si assestava e il Banco finanziò, a sostegno di ciò, una politica edilizia considerevole.
Contribuì anche alla nascita dell’Alfa Sud di Pomigliano d’Arco e finanziò il Teatro San Carlo, il Teatro Mercadante e l’Orchestra sinfonica Scarlatti. Ritornò ad espandersi al Nord Italia fino a giungere a 500 filiali nel Bel Paese. Si continuò, comunque, l’espansione in Europa e nel mondo.
Arrivò poi la scissione tra Banco di Napoli S.p.A. e Fondazione, nel 1994. Iniziò quindi l’ultima crisi della Società bancaria, terminata con l’incorporazione del Banco a gruppo Banca Intesa Sanpaolo nel dicembre del 2002.



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