I ristoratori sull’ordinanza che autorizza la consegna a domicilio: non tutti apriranno

Valentina Cosentino

 

L’attesa ordinanza della Regione (n. 37 del 22 Aprile 2020) che autorizza le attività di ristorazione a riparie esclusivamente per le consegne a domicilio ha lasciato scontenti molti operatori del settore. L’ordinanza infatti prevede per le varie tipologie di esercizio orari scaglionati nel corso della giornata

 

L’ordinanza prevede l’apertura per bar e pasticcerie, dalle ore 7,00 alle ore 14,00, e per tutti gli altri servizi di ristorazione dalle ore 16,00 alle ore 22,00.

 

Molte sono le voci degli operatori di settore che considerato il rapporto costi benefici non vedono l’opportunità di riapre a tali condizioni. In alcuni casi le motivazioni sono pratiche. I pasticceri in maniera particolare considerano difficile poter avere uno smercio adeguato nelle sole ore mattutine, che spesso bastano appena per allestire il banco ed avere la produzione giornaliera completa.

 

Ciro Poppella in particolare così commenta l’ordinanza: «Con questi orari e condizioni meglio non aprire. Stare aperti dalle 7 alle 14 per fare consegne a domicilio non conviene a noi pasticcieri anche perché non avremmo la forza di gestire tutti i nostri dipendenti. Ce ne vorrebbero molti di meno e gli altri cosa farebbero? Per i pizzaioli è diverso perché hanno tutta la giornata a disposizione rispetto a noi. Se volessimo sfruttare poi i delivery dovremmo dare a loro il 30% del guadagno e non rientrare con tutte le spese di gestione. Sarebbe opportuno far entrare due persone alla volta in pasticceria per comprare i nostri dolci. Lavorare adesso o tra un mese è la stessa cosa».

 

Dello stesso parere Ciro Oliva che, come racconta al Mattino, sempre alla Sanità non ripartirà con le attività di consegna a domicilio. Complesso ed antieconomico ripartire con le condizioni imposte. Riaprirà il 27 ma per riorganizzare il locale in vista della ripresa totale delle attività. E intanto riaccenderà il forno per due volte alla settimana per sfornare 250 pizze solidali da donare alle persone in difficoltà del quartiere e non solo. “ Mi sto coordinando per la distribuzione con la Caritas e la Comunità di Sant’Egidio. Contribuirà all’iniziativa del cibo solidale anche il pasticcere Ciro Poppella, che distribuirà dolci ai bisognosi. Siamo molto con tenti di poterci rendere utili, in questo senso“.

 

Sono queste solo alcune delle voci delle attività coinvolte che vedono l’iniziativa come molto limitante e in alcuni casi inutile come ad esempio racconta ancora al Mattino, la trattoria Donna Rosa attiva al centro direzionale che, lavorando essenzialmente sulla presenza degli uffici e quindi sul pranzo, è praticamente tagliata fuori dall’ordinanza dovendo rispettare l’apertura prevista solo per la cena.

 

 

 



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