I Pozzi magici di Napoli: storie di leggende, di magia, di miracoli e di credenze popolari

Annunziata Buggio

 

I pozzi magici di Napoli si rifanno a quelle manifestazioni misteriche e a quei riti religiosi conosciuti sin dall’antichità. Leggendario è stato il pozzo di Virgilio Mago e le acque miracolose in San Pietro ad Aram.

 

Napoli è la città di sopra che si fonde con la città di sotto; è lo stesso tufo giallo di origine vulcanica che per millenni ha alimentato la fondazione della metropoli, scavata sia in sequenza verticale che in sequenza orizzontale, segnata da incredibili cunicoli, grotte, cisterne, ipogei, gallerie e costellata da innumerevoli pozzi; pozzi che come occhi sono in comunicazione con la città di sopra e la città di sotto, bisbigliando o risvegliando leggende e segreti.
Sin dall’antichità, i Greci intuirono che Parthenope possedesse un potenziale incredibile nel sottosuolo: quel ventre fatto di «pietra leggera» o «pietra dolce» come citeranno dopo i cronisti Capaccio e Celano, indicando il Tufo giallo napoletano, la roccia napoletana di origine vulcanica di color giallo o grigia, porosa facile da perforare, leggera e resistente, capace di dar vita ad una fitta rete di cunicoli e cisterne con la realizzazione di acquedotti sotterranei che permisero di far giungere l’acqua direttamente nelle case, per mezzo dei pozzi.

 

Lo scavo delle gallerie tufacee, tramandato dagli antichi scavatori greci e latini, veniva eseguito lateralmente prima in orizzontale, in modo da dare libero accesso all’acqua, e poi verso il basso, fino a realizzare un vuoto a forma di campana. La caratteristica predominante che ricorre in alcuni ambienti quando si varca il sottosuolo è la volta a forma trapezoidale che ricorda a grosse linee la lettera A, dovuta a precise regole statistiche; infatti a questa profondità si perforavano nuovi pozzi e buona parte delle pietre dello scavo,venivano rimandate in superficie, riutilizzate per poter costruire palazzi, chiese e castelli e far crescere la città di sopra. Così nel corso del Cinquecento, Napoli è cresciuta con il tufo (tra ingegno e prodigio) su queste cave vuote simili a cattedrali sommerse con navate lunghe e profonde.

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li uomini che conosceva bene la profondità di Napoli furono certamente i «Pozzari» una classe di liberi professionisti che garantivano la manutenzione degli acquedotti e delle cisterne calandosi con agilità nei pozzi e avere libero accesso alle case.
Questa categoria di lavoratori spesso denigrata, in passato è stata oggetto della fantasia popolare e assoggettata con l’entità del «Munaciello» lo spiritello casalingo della famosa leggenda popolare che si diverte a fare dispetti agli inquilini e a turbare in particolar modo le donne; per alcune fanciulle l’inganno del munaciello fu l’espediente più usato per incontrare segretamente gli amanti di notte, specialmente se l’innamorato in questione entrava in casa della sua bella mediante il pozzo, travestito da monaco fingendosi ‘o munaciello.

 

Dei pozzi magici che Napoli rammenta vi furono alcuni davvero «magici» e leggendari come il Pozzo delle Sanguisughe di Virgilio Mago e il Pozzo delle Gravide attribuito alla Chiesa di San Pietro ad Aram; venivano chiamati con l’appellativo «Pozzo bianco» quei pozzi caratterizzati da acque salubri e potabili, ritenute secondo la credenza popolare, fonti di natura magica.

 

Il «Pozzo delle Sanguisughe» fu associato alle tante leggende del poeta latino Publio Virgilio Marone conosciuto dai napoletani come Virgilio Mago il primo protettore della città che ben conosceva l’arte della negromanzia, dell’alchimia, della magia naturale e dell’esoterismo e che difese Napoli con le sue opere prodigiose.
Secondo la «Cronaca di Partenope» di Giovanni Villani, vi era un pozzo bianco ad uso pubblico degno di particolari leggende, situato sul Decumano Maggiore tra la chiesa di Donnaregina e l’inizio via San Giuseppe dei Rufi o di via Anticaglia.
Sotto il Ducato di Napoli, questa strada fu denominata Vicolo del Gurgite e Vicolo Bulgaro e infine prese il nome dell’attuale via Duomo.

 

A questa altezza di via Duomo, si narra che la magia del pozzo bianco (pozzo citato sia da Boccaccio che dal Celano) riuscì a scongiurare il rischio di una grave epidemia, grazie all’intervento tempestivo di Virgilio Mago.
L’acquedotto di Napoli ai tempi dell’imperatore romano Ottaviano Augusto, soffriva per l’arricchimento del fiume Bolla e del fiume Sebeto e la falda acquifera sovracaricata ebbe gravi problemi e fu contaminata; dapertutto saltavano fuori rospi e sanguisughe.
Per arginare e scongiurare l’ondata epidemica venne chiamato Virgilio Mago, grande conoscitore di rimedi naturali e di arti magiche che dopo una breve indagine sul luogo, diede ordine di far scolpire sul pozzo in marmo bianco, cinque tipologie di insetti consacrati alle costellazioni zodiacali, allineati verso il Sole, secondo una precisa disposizione solstiziale. Inoltre per potenziare l’effetto dell’incantesimo, fece calare dentro al pozzo bianco un vaso d’oro traforato, contenente al suo interno erbe medicinali, solfonato di calcio e disinfettanti, secondo la conoscenza ereditata degli antichi egizi alessandrini.
Con questo rimedio naturale venne esorcizzato il pericolo dell’epidemia a Napoli e il pozzo fu considerato magico. Secondo una seconda versione invece, Virgilio fece calare nel pozzo una sanguisuga d’oro (animale utilizzato sin dall’antichità in medicina per curare varie patologie effettuando salassi) che permise alle acque di purificarsi e allontanare per sempre il rischio dell’inquinamento delle falde acquifere.

 

Il «Pozzo delle Gravide» citato da Giovanni Villani nelle «Cronache de la Inclita Citè de Napole ementatissime, con li Bagni de Pozzolo e Ischia» ci porta nei sotterranei della chiesa di San Pietro ad Aram che si affaccia insosservata sul Corso Umberto I.
L’edifico di culto rappresenta la chiesa più antica di Napoli considerata la culla del cristianesimo, la cui storia si perde nei secoli e ci conduce ai tempi dei primi martiri cristiani, quando sull’altare «l’ara» sacra custodita nella chiesa, vennero consacrati direttamente da San Pietro, i santi Aspreno e Candida, durante la permanenza dell’Apostolo nell’antica Partenope.
Per la tradizione locale, Santa Candida fu una donna ebrea, anziana del luogo che soffriva di gravi dolori e reumatismi. Un giorno incontrò San Pietro sul suo cammino e rimase impressionata dalla saggezza che il sant’uomo emanava e lo implorò di guarirla in cambio della sua conversione al cristianesimo. San Pietro fece immergere la donna nell’acqua di un pozzo presente nelle vicinanze e subito guarì e per certificare questo ”miracolo” Candida condusse anche il suo amico Aspreno, ammalato gravemente di emicrania che velocemente si ristabilì, grazie all’acqua benedetta.

 

Secondo le fonti storiche su questo luogo esisteva un pozzo pubblico che fu inglobato successivamente nella primitiva chiesa e che rappresentò per la comunità religiosa e per i cittadini, una vera fonte miracolosa così chiamata «l’acqua buona per tutti i mali».
Il Villani ci fa sapere che quest’acqua sorgiva, una volta bevuta, subito sanava e liberava da ogni male e che era nota per lenire i dolori delle partorienti, offerta in fialette più o meni grandi dai religiosi alle donne gravide. Si racconta che quest’acqua benedetta dalle ‘possibilità ostetriche’ curasse anche l’infertilità degli uomini.
Dall’esperienza di Mario Buonoconto che per primo indagò sulla natura di questi «misteri» l’aspetto ‘miracoloso’ di questo pozzo dalle acque benedette era probabilmente da attribuire alla purezza di una sorgente sotterranea che scorreva sul luogo (e Partenope- Neapolis ne aveva tante) e forse resa più appetibile dall’aggiunta di qualche ricetta naturale, un farmaco preparato dai religiosi che avrebbe agito sui batteri della fonte, rendendo l’acqua potabile, salubre e all’apparenza «magica» unita alle forze taumaturgiche del fedele che avrebbe assicurato maggiori possibilità di guarigione.
Pare che quest’acqua fosse considerata «miracolosa» perché fu impiegata per lavare il corpo di santa Candida in occasione della sua festività e che ricevesse direttamente i poteri dal corpo della salma, per poi essere imbottigliata e offerta in fialette.
Il pozzo è visibile tutt’ora nei sotterranei della Chiesa di San Pietro ad Aram, in memoria dei prodigi di San Pietro e della guarigione di Santa Candida.

 

A Volla si racconta invece di un pozzo leggendario di origine vesuviana che fu alimentato per lungo tempo dal fiume Bolla, la cui cisterna si trovava nel cortile del castello della cittadina, di cui purtroppo rimane in piedi ben poco, se non i resti delle mura perimetrali, il torrione quadrangolare e gli archi a tutto sesto.
Si narra che il castello ospitò nel 1308 ben 40 Cavalieri Templari in fuga e che nascosero furtivamente nelle viscere del pozzo bianco, tre grossi sacchi contenenti 18 piccoli forzieri colmi di oro, considerato il tesoro dei templari. Nel 1310, i misteriosi Cavalieri prima di abbandonare Volla, murarono il tesoro nei sotterranei del castello, lasciando di guardia un solo templare alla custodia di quel grandioso bottino.
Secondo la leggenda vollese, nelle notti di luna piena accanto al pozzo bianco appare il fantasma di un Cavaliere Templare seduto sul suo cavallo che impugna la lancia e la bandiera del Tempio; il segno è considerato di buon auspicio per i puri e gli onesti di cuore, in quanto il nobile Cavaliere è disposto ad aiutarli, soprattuttose se stanno affrontando momenti di difficoltà. Contrariamente rappresenta un segno infausto, di grave pericolo, se appare ai disonesti, ai malviventi e ai peccatori dall’anima nera.

 

Fonti web e bibliografiche

Napoli Esorterica – Mario Buonoconto – La Napoli Tascabile de Il Mattino- Newton & Compton Editori
Grotte e Caverne di Napoli – La Napoli Tascabile de Il Mattino- Newton & Compton Editori

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