I personaggi del Presepe Napoletano: mitologia, simbolismo e tradizione. Seconda parte

Annunziata Buggio

 

I personaggi del Presepe Napoletano, i famosi pastori, rappresentano una fedele riproduzione della vita popolare oltre a testimoniare la storia del costume dal ‘700 in poi. Come per la scenografia, anche queste figure sono simboli connessi alla tradizione e alle leggende popolari diffuse a Napoli e in tutto il Meridione.

 

Nell’articolo precedente abbiamo approfondito i principali elementi scenografici del Presepe Napoletano come segni, simboli, in rapporto alla mitologia, collegati alle credenze e alle leggende popolari della Campania tra bene e male.

Allo stesso modo, anche le celebri “figurine” i pastori rappresentano dei simboli che si rifanno a dei racconti popolari – pagani e cristiani- o celano dei fatti di cronaca, delle vicende storiche legate al Regno di Napoli.
Ogni pastore sembra preoccuparsi della propria occupazione facendosi largo tra la folla, caratterizzato da un costume tipico, da un’espressione facciale peculiare, da una movenza che lo ricorda e da una voce riconoscibile connessa al proprio mestiere; è il popolo incuriosito che attende la ‘voce’ del bambinello proveniente dalla grotta.

 

Secondo il «calendario del presepe» ci sono i pastori di riferimento per ogni mese:

 

GENNAIO è associato il macellaio o il salumiere
FEBBRAIO è associato il venditore di ricotta e di formaggio
MARZO è associato il venditore di polli e di altri uccelli
APRILE è associato venditrice di uova
MAGGIO è associato una coppia di sposi con cesti di frutti
GIUGNO è associato il panettiere
LUGLIO è associato il venditore di pomodori
AGOSTO è associato il venditore di angurie
SETTEMBRE è associato al seminatore dei campi
OTTOBRE è associato al vinaio e al cacciatore
NOVEMBRE è associato alle castagne e ai melograni
DICEMBRE è associato il pescivendolo e il pescatore

 

Simbologie e complessità di alcuni pastori del presepe napoletano

Benino (figura complessa approfondita nel precedente articolo) è rappresentato dal fanciullo dormiente che ha ricevuto l’annuncio dagli angeli. Il suo messaggio sul presepe è fondamentale: simboleggia il ”risveglio” la rinascita a nuova vita, la presa di coscienza dell’umanità dormiente che ha ricevuto la Rivelazione, la nascita di un Nuovo Re.

 

– La Donna con il bambino è una figura molto diffusa sul presepe, posizionata in prossimità della grotta.
Il soggetto è una donna che tiene in braccio il suo bambino e fa riferimento ad una vicenda storico-religiosa e incarna soprattutto un simbolo locale. Nella tradizione cristiana si narra di una vergine chiamata Stefania che saputa della nascita del Redentore volle a tutti i costi recarsi alla grotta per far visita alla Madonna ma gli angeli in quell’occasione, non permisero alle donne nubili e non sposate di recarsi alla grotta. Così Stefania con l’inganno, prese una pietra e la nascose in grembo fingendosi gravida. In prossimità della grotta, miracolosamente, la pietra starnutì e si materializzò un bel bambino che fu chiamato Stefano; da allora ogni 26 dicembre si rinnova la festa di Santo Stefano. La donna col bambino a Napoli è l’emblema della donna popolare partenopea, della maternità che reca con sé la prole numerosa, pronta a sacrificarsi tra varie occupazioni lavorative pur di sfamare i propri figli.

 

La Zingara. E’ una figura da non trascurare sul presepe che assume toni drammatici. Di solito è collocata nei pressi di una fontana accanto all’osteria e lontano dalla grotta; è facile da riconoscere perché ha lineamenti gitani col volto bruciato dal sole, con abiti lacerati ma che scoprono le sue forme generose. Il suo personaggio è legato alla chiaroveggenza, alla profezia, agli eventi futuri e ricorda i vaticini della Sibilla Cumana e dei primi profeti dell’Antico Testamento. La sua presenza è drammatica: reca un vassoio o cesta con arnesi in ferro che preannunciano i chiodi della Crocifissione di Cristo.

 

La Lavandaia è un soggetto molto positivo e infonde purificazione e la sua figura si colloca nei pressi di una fontana o al fiume, oppure su una terrazza preoccupandosi del bucato.
Si collega alla Vergine Maria poiché secondo i Vangeli apocrifi, alcune lavandaie accorsero come testimoni al parto virginale della Madonna. Pur essendo una figura popolare, la lavandaia è intesa come madre purificatrice, rigeneratrice che allontana i peccati per far risorgere a nuova vita.

 

Le Giorgiane. Queste figure femminili della Georgia, fanno parte del fascinoso “Corteo dei Re Magi” al seguito dei Mori, cui il Regno di Napoli trasse ispirazione e spunti artistici durante la visita dell’inviato straordinario della Porta Ottomana nel 1747 in città.
L’evento colpì fantasiosamente l’immaginario dei napoletani, tanto da riprodurlo sul presepe con chiari riferimenti esotici, arabeggianti e fiabeschi. Questi personaggi orientali vengono raffigurati sul presepe come dignitari di alto rango, nobile aristocrazia che sfoggia un gran lusso di sete preziose, gioielli, armi, acconciature e animali in contrapposizione alla povertà del popolo napoletano. Le Giorgiane dai tratti fini ed eleganti (con l’acconciatura alla greca raccolta con un nastrino) simboleggiano la cultura e la sapienza dell’Oriente giunta a Napoli.

I Bambini poveri e gli Orfani sono considerati vicari dei morti, poiché come loro, sono privati della possibilità di bere e di mangiare: per tale motivo le elemosine o le donazioni ai mendicanti e ai poveri, sono equivalenti alle offerte di cibo e di bevande ai defunti. Questo spiega la distribuzione di doni e di dolci ai bambini durante le feste di Natale e dell’Epifania e giustifica il ruolo di protagonismo che i bambini assumono, oltre a celebrare il Bambin Gesù e i doni dei Re Magi.

 

Gli Offerenti. Ogni presepe è colmo di queste figure commoventi che si recano alla grotta recante i doni al bambinello. Tra i più nobili per significato vi è il pastore seguito dal suo gregge: egli porta sul collo un piccolo agnello da donare al bambino Gesù; una chiara allusione di Cristo identificato col pastore-guida dei cristiani, in quanto egli è l’Innocente Agnello immolato per il perdono dei peccati.

 

Vari Ambulanti. Questi sono di svariati generi alimentari e includono un chiaro significato allegorico: la figura del Fruttivendolo è connesso ai rituali della terra e ai culti sacri di Neapolis (Demetra, Proserpina, Diana, Partenope) e mostra le sue ceste colme di frutti invernali dal significato augurale di abbondanza e prosperità per l’arrivo del nuovo anno.
Il Venditore di Maccheroni che esibisce il suo banchetto imbandito, oltre ad avere un nesso con la credenza popolare dei «mangiamaccheroni» vuole scongiurare la paura della fame e delle carestie. Il Pescivendolo è una figura fortemente legata al Cristianesimo in rapporto alla figura di Cristo; il simbolo del pesce venne disegnato dai primi cristiani nelle catacombe durante le persecuzioni ed è anche allusione all’episodio miracoloso della moltiplicazione dei pesci. Infine, la figura del Pescatore simboleggia San Pietro.

 

I Re Magi. Nella tradizione cristiana vengono descritti come re, maghi e astrologi ”uomini saggi”connessi alla civiltà arabo-caldaica, dediti allo studio del cielo e della scienza. Nel corso del secoli si è a lungo dibattuto sulla loro interpretazione simbolica e sulle caratteristiche anche fisiche dei personaggi spesso confuse e contraddittorie.
Dal Vangelo di Matteo da quelli Apocrifi e da altre ricostruzioni postume, si fa riferimento al viaggio dei magi che giunsero da Oriente per adorare il re dei giudei appena nato, seguendo il suo astro, offrendogli in dono oro, incenso e mirra.
Nel V secolo San Leone decise che i tre dovessero incarnare tre razze umane, i tre continenti conosciuti al tempo: l’Africa con il moro e maturo Baldassare, l’Asia con l’anziano Melchiorre e l’Europa con il giovane Gaspare.
Il gruppo partito dall’Oriente, il luogo da dove nasce il sole, simboleggia per l’appunto «il viaggio del sole» durante la notte e i loro cavalli sono l’emblema delle tre fasi solari: bianco per l’aurora, rosso-baio per il mezzogiorno e nero per la notte.
Il significato dei tre doni, rimandano alla duplice natura di Cristo, umana e divina: l’Oro è il dono riservato ai re in quanto Gesù viene riconosciuto come il ”Re dei re”- l’Incenso è testimonianza di adorazione alla sua divinità (figlio di Dio, Gesù è Dio) e la Mirra è la spezia impiegata nel culto dei morti e qui si riconosce Gesù in quanto uomo e quindi mortale.
Dalla tradizione religiosa si passa alla leggenda della «Befana» che narra come i Magi, durante il viaggio a Betlemme, sostarono in casa di una vecchietta per riposare e per ringraziarla, le chiesero di unirsi a loro. L’anziana declinò l’invito e lasciò partire i Magi ma in un secondo tempo decise di seguirli; nel buio perse le tracce dei Magi e allora lasciò un dono a tutti i bambini lungo la via, sperando che fra quelle creature vi fosse anche Gesù.
Sul presepe napoletano i Re Magi sono accompagnati da un corteo pomposo di personaggi al seguito scelti per rango militare e ceto sociale.

 

Le Presenze Demoniache. Sul presepe napoletano si assiste alla lotta del bene sul male, al momento in cui tutte le forze magico-demoniache si scatenano, rivelando il massimo della loro potenza in concomitanza con la nascita del Figlio di Dio. La luce sulle tenebre.
Secondo la tradizione, per esorcizzare e allontanare queste presenze demoniache è necessario porre attorno al presepe erbe pungenti come l’agrifoglio e il pungitopo.

 

Nelle credenze popolari legate al Natale, tutto si condensa come in quella nota leggenda secondo cui, i nati nella mezzanotte del 24 Dicembre, se maschi diverranno lupi mannari, se femmine diverranno streghe; questo in relazione al fatto che la Notte di Natale è considerata divina per eccellenza per la nascita di Gesù e quindi chi «osava» nascere la notte del 24 e sfidare la sacralità dell’evento, veniva punito da Dio stesso e tramutato in creatura infernale.

 

Tra le figure demoniache del presepe napoletano troviamo Pulcinella, nato dall’intervento delle streghe che operavano alle pendici del Vesuvio (luogo di comunicazione tra i vivi e i morti) e inviato sulla terra per spargere liti, pettegolezzi e invidia.
Rappresentato con il coppolone biforcuto a mò di corna, la testa rasata con i bernoccolo e la mezza maschera nera è l’emblema del demonio.
Altre figure popolari sono le «Anime Pezzentelle» ritratti sul presepe nei personaggi deformi e simboleggiano le anime purganti che ritornano sulla terra a chiedere suffragi ai vivi.
Una nostra credenza popolare spiega che tutti i morti dal 2 Novembre al 6 Gennaio vaghino liberamente sulla terra a far visita ai loro cari col fine di aiutarli.

 

Fonti

Il Presepe Napoletano – storia e folclore di una grande tradizione di Elena Sica – La Napoli Tascabile de Il Mattino – Newton&Compton Editori

Natale, Il Presepe. Storie, Leggende e Tradizioni – Il Mattino – Electa Napoli



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