I mestieri partenopei ormai quasi scomparsi

Maddalena Sorbino

Napoli vanta tantissimi mestieri, che hanno fatto la storia dei nostri avi. Alcuni sono ormai scomparsi, altri sono ancora in vita. Essi sono frutto di trovate davvero geniali e hanno caratterizzato a lungo l’economia dei vicoli partenopei!

Proprio della città di Napoli è la famosa arte di “arrangiarsi”, un artificio che comprendeva azioni e mestieri che caratterizzavano l’economia dei vicoli e gremivano il meraviglioso palcoscenico della vita pubblica partenopea, padroneggiano da arti alquanto particolari, frutto spesso volte di trovate davvero geniali. Un vero stile di vita!

Nella Napoli che corre alla ricerca della modernità, alcuni di questi singolari mestieri sono pressoché scomparsi.

 

Forse i nostri nonni lo ricorderanno, ma oggigiorno è inconsueto imbattersi, ad esempio, negli “sciuscià” o “pulezzastivale”, noti ai tempi della prima e della seconda guerra mondiale. Essi erano coloro che si dedicavano a lustrare scarpe e scarponi di uomini nobili e illustri.

Gli sciuscià, per consuetudine, ricevevano una vera e propria clientela quasi sempre fissa, di cui divenivano addirittura confidenti, al pari forse delle famosissime capere! Essi sceglievano come postazione fissa alcune strade situate nei pressi delle stazioni, oppure si stanziavano vicino a teatri o caffè, luoghi, in sintesi, di maggiore affluenza.

 

Alcuni di essi erano poco organizzati e possedevano soltanto una misera cassetta di legno dove far accomodare i clienti, altri invece erano molto ben preparati, dotati di poltrona e giornali, tanto che gli habitué non esitavano a trarre da questo momento una vera e propria pausa caffè. Ai lati delle scarpe, inoltre, erano poggiate due sagome salvacalze per evitare che queste si sporcassero e poi, con un colpo di spazzola, prima si pulivano le scarpe e poi si passava la tintura. Finito questo procedimento si aspettava l’asciugatura completa prima di passare alla lucidata finale.

 

Altra figura pressoché pittoresca era colui che trasportava stuoli di persiane colorate di tela o di bambù per le vie del centro.

Questi oggetti erano una fonte di guadagno adeguata e popolare, perché utili per proteggersi dal sole accecante, e soprattutto dalle mosche e zanzare che vessavano la città e il suo popolo durante i periodi particolarmente caldi. l carico era talmente pesante che questi venditori venivano immediatamente riconosciuti anche per la loro postura curvata.

 

Altro mestiere del tutto scomparso oggi è quello dell’“acconciambielli”, l’aggiustatore di ombrelli.

Certo, oggi è più facile buttare quello rotto e comprarne di nuovi, ma non è sempre stato così.

Molti ombrelli di famiglia erano oggetti di grande valore e, per questo, si teneva ad essi tanto da aggiustarli all’occorrenza. Gli ambulanti che facevano questo mestiere, si armavano di valigetta degli attrezzi e vagavano per la città alla ricerca da ombrelli da riportare in vita.

 

Ma non solo gli ombrelli erano tanto preziosi da meritare un simile trattamento. Questo valeva per tutto. I piatti rotti, ad esempio, soprattutto se di porcellana, andavano rigorosamente aggiustati e ciò accadeva grazie ad un’altra figura decisamente notevole: il “conciatiane”, un artigiano ambulante capace di aggiustare le cose più improbabili, dai recipienti in terracotta ai piatti di valore. Qualsiasi tipo di lesione faceva al caso loro!

 

Da qui, come non ricordare il famoso arrotino? Questo mestiere è ancora in vita in gran parte delle città, soprattutto del Sud Italia. Anticamente, i partenopei lo chiamavano “l’’o ‘mmolaforbice”, in quanto pratico, veloce e competente nell’arte di affilare coltelli e forbici. Egli camminava in giro per la città attirando l’attenzione delle casalinghe, proprio come facevano i venditori di giornali che, allo stesso modo, urlavano il nome delle testate da vendere, spesso transitando tra Piazza del Plebiscito e la Galleria, portando pacchi pieni di quotidiani e strillando anche la notizia che avrebbe fatto più scalpore, così da vendere quanti più giornali possibile.

 

Un altro mestiere non del tutto scomparso è l’incensiere o “sciò sciò”, un passante dal cappello e l’abbigliamento bizzarro che, camminando per la città, inonda di incenso le strade, promettendo a chi di passaggio di togliere loro il malocchio.

 

Altre estrosità del tutto caratteristiche della nostra città, riguardano il venditore esperto di piante da salotto e il venditore di rame, entrambi ormai non più esistenti.

 

Il ricordo di queste arti sicuramente avvolge tutti noi con un velo di nostalgia, soprattutto le persone più anziane, che quando erano bambini vedevano e vivevano appieno questi mestieri. Questi “mestieri” hanno in tratto comune: venivano tramandati, e la loro tradizione era tenuta in vita grazie all’insegnamento del padre al proprio figlio, ed è davvero affascinante pensare a questi tempi ormai andati, immaginando come la napoletanità  potesse influenzare anche lo stile di vita di Napoli e dei suoi amati cittadini.

 

Fonte: Marco Perillo- Le incredibili curiosità di Napoli



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