I giornalai napoletani rifiutano di vendere “Libero”

Paola Palmieri

“In questa edicola da oggi non è più in vendita il quotidiano Libero. Essendo napoletani inferiori non siamo in grado di comprendere gli arguti articoli di questa te- stata indipendente. Ci scusi il direttore Feltri».

 

Questo è l’avviso che da ieri è affisso a davanti a molte edicole di Napoli e in altre città della Campania, gli stessi cartelli sono comparsi anche davanti alle edicole di altre regioni del Mezzogiorno. Insomma i giornalai hanno deciso di far sentire la propria voce di condanna per le ingiurie nei confronti dei meridionali.

 

Decine di edicolanti napoletani si sono «passati la voce» ed hanno iniziato boicottare la testata diretta da Vittorio Feltri. Tra le edicole che per prime hanno organizzato la protesta quella di piazza Vanvitelli, al Vomero. Spiega il titolare Antonio Parisi: «Da meridionale mi sono sentito molto ferito e indignato perle inqualificabili parole usate da Feltri, così quando in mattinata mi hanno recapitato le copie di Libero mi è venuto spontaneo non accettarle edesporre il cartello con cui av-verto che non sono in vendita nella mia edicola. Ho anche aderito all’appello del comitato dell’avvocato Angelo Pisani per quella che è stata definita una lettura differenzia. Abbiamo risposto alle offese con gli unici mezzi a nostra disposizione».

 

Tra i promotori dell’iniziativa Fabio Di Martino, titolare dell’edicola in piazza Carolina: «Vendevo tre copie ma stamattina le ho subito resti tuite»; Aldo Esposito segretario del sindacato di categoria della Cgil il quale ha un punto vendita in via Luca Giordano.«Non è la prima volta che adottiamo questo tipo di protesta contro le offese di Feltri spiegano i giornalai, lo abbiamo fatto anche quando titolò “Piagnisteo napoletano”, siamo sinceramente stufi di queste espressioni».

 

Per Domenico De Crescenzo, presidente della Consulta regionale delle professioni «le parole di Feltri non offendono soltanto il Sud ma anche il Nord e l’intera storia del nostro Paese. Giusto quindi il procedimento disciplinare avviato dall’Ordine dei giornalisti».

 

(Fonte il Corriere del Mezzogiorno)

 



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