I gesti napoletani: un mondo tutto da scoprire

Maddalena Sorbino

 

L’uso del linguaggio delle mani è una caratteristica di tutti i popoli mediterranei ed è una delle immagini più note degli italiani all’estero. Ma, senz’altro, i più espressivi in questo senso sono proprio i napoletani.

 

Sono infatti passate alla storia scene di alcuni film famosi, interpretati da personaggi emblematici come Totò, De Sica, Gassman, o Tognazzi. A Napoli la comunicazione con i gesti assume le forme più spettacolari, spesso spiritose e piacevoli, tanto da esser diventata una vera e propria forma d’arte.

 

Mai chiedere, perciò, ad un partenopeo di tenere le mani ferme mentre parla!

Ogni napoletano accompagna al linguaggio verbale l’espressione del corpo, per esprimersi dando un contributo al discorso che si sta portando avanti. Attraverso il movimento animato delle braccia e delle mani, è anche possibile capire il tema di una discussione senza conoscerne le parole!

 

Bisogna ricordare, tuttavia, che la gestualità napoletana è principalmente di tipo simbolico, piuttosto che mimico: polsi che ruotano, mani che si aprono e che si chiudono, sono tutte espressioni di stati d’animo che solo a parole non avrebbero lo stesso peso.

In realtà, questo non è altro che un modo di semplificazione della comunicazione, un po’ come quando si affrontano due persone che parlano due lingue diverse e il mezzo di maggior conoscenza è il gesticolare

 

I gesti fatti con le mani sono i protagonisti non solo mentre si discute, ma anche quando si parla di scaramanzia, spesso tradotta con azioni conosciutissime: quando infatti, ad esempio, ci troviamo in circostanze che “portano male”, la prima cosa che facciamo sono le conosciutissime corna, rinomate in tutto il mondo, da sempre antidoto contro il malocchio.

 

Ma vediamo insieme alcuni gesti più famosi, per imparare a comprendere al meglio le mille nuance della lingua napoletana:

  • Portare le mani giunte al torace e poi allontanarle ripetutamente è un modo per dire “chi te lo ha fatto fare” o anche “cosa vuoi da me”;
  • L’avambraccio posto in risalto e in posizione verticale mentre la mano ruota lungo l’asse maggiore dello stesso è un modo per deridere una persona, ritenuta credulona e facilmente raggirabile o per meglio dire “battilocchio”;
  • Scrutare due persone che parlano tra di loro, come se fossero delle “capere” (ovvero delle persone che spettegolano) porta a due unire due dita di mano diverse e indica “fanno combutta”, “si sono riunite per “inciuciare”;
  • Il pollice unito a tutte le dita della mano rivolte verso l’alto e il polso che oscilla ripetutamente puntando alla spalla indica persone che parlano senza farsi comprendere e quindi è un modo per dire “Cosa vuoi, che ‘vvuo’”;
  • La mano posizionata davanti alla bocca orizzontalmente serve per trattenersi nel dire qualcosa di negativo, come per dire “bocca mia taci”, a differenza dalla mano posta in mezzo ai denti, come a voler frenare la lingua, tipica del “mannaggia a te”.


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