I Bastardi di Pizzofalcone: l’ispettore Lojacono racconta Napoli con i testi inediti di Maurizio de Giovanni

I Bastardi di Pizzofalcone: l’ispettore Lojacono racconta Napoli con i testi inediti di Maurizio de Giovanni
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Martedì esce in libreria “Vita quotidiana dei Bastardi di Pizzofalcone”, una raccolta di testi inediti scritti da Maurizio De Giovanni, corredati da fotografie scattate da Anna Camerlingo sul set della fiction televisiva.

L’autore dà voce a ciascuno dei suoi personaggi, a partire dall’ispettore Lojacono (che nella fiction è interpretato da Alessandro Gassman), che racconta il suo rapporto col padre, il sogno di diventare poliziotto, il triste periodo trascorso in Sicilia, sua terra natale, a causa delle false accuse di collusione con la mafia, fino al suo arrivo a Napoli, città che all’inizio si era rivelata una “prigione”.

Il padre di Lojacono è un funzionario dello Stato trasferitosi a Roma con la famiglia, rimasto nell’animo un siciliano doc, silenzioso e pratico. Questo attaccamento per le origini isolane viene condiviso anche dal figlio che, pur essendo risultato tra i migliori del suo corso in polizia, sceglie di tornare in Sicilia per salvare la sua terra dalla mafia. Ma l’ispettore deve scontrarsi con un muro di omertà e i suoi ideali si trasformano man mano in una piena consapevolezza della sconfitta. Infatti, egli viene accusato ingiustamente da un pentito di essere sceso a compromessi proprio con quelle organizzazioni malavitose che tanto si impegnava a combattere.

Napoli, simbolo di sconfitta, vissuta come una prigione

Per questo motivo Lojacono viene spedito a Napoli, al commissariato di Pizzofalcone che rischia la chiusura, ma proprio grazie al suo operato e a quello dei suoi validi collaboratori diventa nuovamente operativo. Il rapporto con questa città non è facile, poiché viene sentita come una prigione, come un esilio forzato in una terra che non gli appartiene, viste le false accuse che pesano come un macigno sulla sua coscienza. «Io non la odio, questa città. Non mi ha fatto niente. Ma resta il simbolo della mia sconfitta, il ritratto muto della coltellata alla schiena che mi ha ferito mortalmente». «Forse l’avrei dovuta amare, questa città. Che almeno mi ha accolto nel silenzio e nell’anonimato, dopo che ero stato l’argomento di mille pettegolezzi nel posto che avevo contribuito a ripulire. E invece l’ho vista come una prigione, per l’ergastolo al quale ero costretto senza essere colpevole».

L’orgoglio di appartenere alla squadra di Pizzofalcone

Nonostante un primo impatto negativo, il rapporto tra Lojacono e Napoli è destinato a migliorare grazie soprattutto alla figlia Marinella, che sembra esserne perdutamente innamorata e che lo trascina in giro per musei, monumenti e strade che brulicano di vita e di gente, comprese cantanti neo-melodiche in erba come l’amica Chanel. Napoli di sicuro non è una città facile da vivere, vista l’alta percentuale di pericolo e di violenza, ma ci sono anche tanti aspetti positivi che spingono un uomo schivo e restio come Lojacono a “fare pulizia” e a valorizzare ciò che di bello esiste in questa città:

«Vedo il pericolo. Vedo l’ingiustizia e vedo la violenza. Però poi non posso fare a meno di allungare lo sguardo verso il mare. E penso che, in qualche strana maniera, valga la pena cercare di fare un po’ di pulizia anche qui. E che valga la pena essere uno dei Bastardi di Pizzofalcone».

Fonte: Corriere del mezzogiorno



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