Guappo ‘e Cartone! Cosa significa e da cosa deriva?

Il guappo e il suo fratello proveniente dalla carta sono figure affascinanti da studiare. Cosa significano e da cosa derivano?

Tradizioni e Curiosità
Articolo di , 19 Gen 2023
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‘O Malacarne è nu guappo ‘e cartone!”

La battuta, famosissima, del film di Giuseppe Tornatore Il Camorrista, con Ben Gazzara, Leo Gullotta e Laura del Sol, è probabilmente, la più conosciuta che contiene questo modo di dire napoletano. Cosa significa guappo di cartone? Perché si dice così?

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Andiamo con ordine, cominciamo dall’origine della parola guappo.

Guappo

Il guappo, in napoletano, è una persona arrogante, prepotente. Spesso un leader, qualcuno in grado di farsi rispettare con le buone o, molto più spesso, con le cattive.

Il significato è un po’ controverso. Nel suo utilizzo comune, ha un’accezione negativa: un simil-bulletto, però un po’ più minaccioso e pericoloso.

Secondo altre fonti, il termine indicherebbe anche quella categoria di persone abili a mediare (anche con l’uso della minaccia e dell’intimidazione) ma a fini nobili. Ossia la figura anche del camorrista o del boss della zona che utilizza la sua influenza proprio per dirimere e placare le zuffe fra affiliati, clan e famiglie. Una figura simile a quella rappresentata nella commedia di Eduardo De Filippo “Il Sindaco del Rione Sanità.

Il termine deriva probabilmente dallo spagnolo, dalla parola guapo che significa bello, ma anche coraggioso e spavaldo. E da qui anche persona rissosa, violenta e prevaricatrice. Dalla radice spagnola deriva probabilmente anche l’accezione di ostentazione del vestiario o comunque degli status symbol che gli permettono di infondere la sua influenza sugli altri.

Guappo ‘e Cartone

L’espressione guappo ‘e cartone invece ha un significato quasi del tutto opposto. Indica precisamente la persona che si atteggia a boss, a minaccioso, a guappariello, per l’appunto, ma quando poi viene chiamato il suo bluff, se la fa sotto dalla paura, inventa scuse o fugge.

Proprio come il personaggio del Boss Malacarne nel film Il camorrista, quando riceve la lettera dall’avvocato e decide di non scendere in area comune con gli altri detenuti dopo la sfida lanciatagli dal Professore Vesuviano (rappresentante Raffaele Cutolo).

Ricordiamo anche in quest’occasione che il popolo napoletano sa essere spietato. Se a volte, per necessità o per paura, è costretto a chinare la testa di fronte ai soprusi (in questa sede vi incitiamo a NON farlo mai), sa essere perfido quando chi minaccia, poi, si manifesta ridicolo nel provare a incutere timore.

Dunque il pericolo solo paventato si rivela non reale, esponendo il fianco al pubblico ludibrio. E la tigre invece risulta essere solo di carta, priva di qualsiasi possibilità arrecare danno e di nuocere.

L’espressione è coniata, per la prima volta, non dal film di Giuseppe Tornatore, ma ha origini più antiche. Risale alla commedia di Raffaele Viviani dal nome omonimo “Guappo di cartone” del 1932,  con il personaggio di Sanguetta: un vecchio guappo che aveva perso tutto il suo potere in seguito ad una lunga definizione, che dunque non incuteva più timore in nessuno ma era abituato a comandare.

La figura del Guappo nell’arte

Evidentemente la figura del guappo e del suo fratello riciclabile nella differenziata, ha ispirato moltissimi artisti nella creazione delle loro opere. Oltre a Il Camorrista e Il Sindaco di Rione Sanità, vale la pena citare anche il personaggio del Guappo interpretato da Eduardo De Filippo nel film L’oro di Napoli diretto da Vittorio De Sica (1954), in cui il personaggio esplode nella celebre pernacchia passata agli annali.

Ancora esiste una antica canzone napoletana dal nome Guapparia firmata da Libero Bovio e Rodolfo Falvo (1914) avente ad oggetto un guappo che, per amore della sua donna, ha perso il suo onore di uomo malavitoso.

 

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