Gli ultimi saluti a una leggenda chiamata Maradona

Personaggi
Articolo di , 26 Nov 2020

Questo 2020 non smette di deludere. Ieri 25 novembre, Diego Armando Maradona è venuto a mancare, stroncato da un arresto cardiocircolatorio. Nonostante lo shock che ha scosso, prima l’Argentina, sua patria di nascita, poi Napoli, città di adozione, e infine il mondo intero, sono molti i messaggi di cordoglio di personalità di spicco che hanno voluto dire addio a  El Pibe de Oro per augurargli di sfondare la porta dei cieli così come ha fatto con quelle negli stadi.

Il Premier Giuseppe Conte twitta: “Il mondo intero piange la scomparsa di Maradona che, con il suo talento ineguagliabile, ha scritto pagine indimenticabili della storia del calcio.”. Alle sue parole fa eco il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, “Maradona era un genio del calcio, un fuoriclasse assoluto. Ha rappresentato, in una stagione irripetibile, i sogni e le speranze del popolo della mia città. Napoli piange, stasera”. Una Napoli che ha sognato con Maradona, che ha trovato in lui il suo riscatto. Una città provata, sofferente, che spera di svegliarsi da un incubo. La perdita subita è stata così sentita, che il sindaco Luigi De Magistris ha proclamato lutto cittadino. Il “più immenso calciatore di tutti i tempi“, ha commentato il primo cittadino,Diego ha fatto sognare il nostro popolo, ha riscattato Napoli con la sua genialità. Nel 2017 era divenuto nostro cittadino onorario. Diego (…) Napoli ti ama!”. Una vera e propria dichiarazione d’amore.

Dries Mertens, che ha da poco battuto il record di gol segnati da Maradona con la maglia della squadra partenopea, si è “scusato” su Instagram, “Quando 7 anni fa mi hanno proposto di firmare per il Napoli, il mio pensiero è subito andato alle magie che ti ho visto fare in maglia azzurra… Se negli ultimi anni il mio nome è stato messo vicino al tuo mi scuso, perché non potrò mai essere alla tua altezza, quello che hai fatto per la ‘nostra’ città resterà per sempre nella storia. Da domani indossare la maglia azzurra sarà una responsabilità maggiore. Molto toccante anche la lettera del capitano del Napoli, “Dal primo giorno in cui sei arrivato nella nostra amata Napoli, sei diventato un napoletano doc. Hai dato tutto per la tua gente, hai difeso questa terra, l’hai amata. Ci hai regalato la gioia, i sorrisi, i trofei, l’amore, ha detto lo scugnizzo napoletano Lorenzo Insigne, “Sono cresciuto sentendo i racconti della mia famiglia sulle tue gesta, vedendo e rivedendo le tue infinite partite. Sei stato il più grande giocatore della storia, sei stato il Nostro Diego. (…) . Da tifoso, da Napoletano, da Calciatore: Grazie di tutto D10S. Ti ameremo per sempre”. Lionel Messi, argentino come lui, ha scritto Maradona “ci lascia ma non se ne va, perché Diego è eterno.” Josep Guardiola ci ha tenuto a ricordarlo attraverso le parole di uno striscione dedicato al campeon argentino che recitava: “Non importa quello che hai fatto della tua vita, Diego, è importante quello che hai fatto per le nostre vite”. Per l’allenatore, queste parole esprimono “perfettamente ciò che questo ragazzo ci ha dato, l’uomo della gioia e del piacere (…). Ha migliorato il calcio mondiale.

Non mancano i paragoni con personaggi illustri della cultura italiana. Se per Vittorio Sgarbi Maradona è stato per il calcio ciò che Caravaggio è stato per l’arte: inarrivabile, per Roberto Baggio, Maradona ha “dipinto il calcio.” Su Instagram uno sgomento Roberto Saviano ha scritto: “Pensavo fossi immortale!”. Per il regista Paolo Sorrentino, la cui venerazione per il campione argentino lo ha portato recentemente a terminare le riprese del film “È stata la mano di Dio”, Maradona “non è morto. È solo andato a giocare in trasferta”

Maradona è morto. Una verità amara, che le parole di Vincenzo Salemme, provano ad addolcire così su Facebook: “Signor Diego Armando Maradona, mi chiamo Vincenzo Salemme e faccio l’attore. Non ho avuto la fortuna di conoscerla personalmente ma appena ho sentito la notizia della sua morte ho provato un dolore profondo, come quelli che si provano quando si perde un affetto molto caro. Le sto dando il lei per rispetto, per la stima che le porto e perché vorrei provare a dire qualcosa su di lei come persona e non come calciatore che pure ho amato alla follia tanto da diventare tifoso del Napoli grazie a lei. Di lei voglio ricordare le lacrime quando venne indegnamente fischiato l’inno della sua nazionale e del suo paese. Di lei voglio ricordare la lealtà verso i compagni di squadra. Di lei voglio ricordare la capacità di riconoscere i propri errori. Di lei voglio ricordare gli inganni della tentazione nei quali è caduto e per quegli inganni credo che molti debbano chiedere perdono. Di lei voglio ricordare la generosità con la quale si mostrava al mondo, la mancanza totale di schemi, l’innocenza del suo genio e persino il declino del suo splendido fisico. Di lei voglio ricordare la frase regalata al grande Kusturica : “Emir, te lo immagini che calciatore sarei stato senza la cocaina?”. Ebbene, signor Diego Armando Maradona, sappia, almeno da parte mia, che quella orribile droga che regala illusioni e onnipotenza, non è riuscita a scalfire il suo genio. E, per conto mio, non ha nemmeno annebbiato la sua enorme, gigantesca e dolorosa sensibilità. Per tutto quello che ha sofferto, a nome di tutti i “normali” del mondo, io le chiedo perdono e la ricorderò per sempre con tutto il cuore.”

Un omaggio all’uomo per una vita vissuta tra le gioie del calcio e gli eccessi della vita. “Se fosse vissuto solo in campo, sarebbe stato un uomo felice”, secondo Kusturica. Ieri il campione ha giocato la sua ultima partita, non è riuscito a “dribblare la morte”, come ha detto Riccardo Ferri. L’arbitro ha soffiato l’ultimo fischio, la partita con la vita è finita, i riflettori sulla vita del Pibe de Oro si sono spenti. Maradona ha appeso gli scarpini al chiodo ed è andato a restituire la sua mano a Dio.

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