Gli spaghetti alla puttanesca: le origini e la storia del nome

Emanuela Francini

 

Gli spaghetti alla puttanesca sono un evergreen del panorama gastronomico italiano. La tradizione napoletana vanta questo primo piatto che ha un gusto semplice ma travolgente ed intenso per il palato. Il merito è del perfetto connubio tra la dolcezza del pomodoro e la sapidità delle olive.

Questa pietanza must vede come protagonista un sugo a base di pomodoro, olio d’oliva, aglio, olive nere di Gaeta, capperi e origano. Scopriamo insieme le origini e la storia del nome di questo piatto di pasta!

Gli spaghetti alla puttanesca: le origini

Sia il popolo napoletano sia la tradizione romana si contendono la paternità della ricetta degli spaghetti alla puttanesca. Ciò che differenzia la versione laziale da quella partenopea è la presenza delle acciughe sotto sale. La variante napoletana, infatti, ne è priva e di conseguenza è chiamata anche semplicemente “aulive e cchiapparielle”. Quest’ultima denominazione è stata coniata proprio dai membri del popolo napoletano. Hanno iniziato a preparare questo sugo speciale già molti anni prima di perfezionarne la ricetta e definirla “alla puttanesca”.

Il primo a scriverne è stato il poeta Guido Cavalcanti. Nel suo manuale Cucina teorico-pratica ha riportato molte ricette della cucina tipica napoletana, tra le quali la puttanesca. Così l’ha definita: “Vermicelli all’oglio con olive capperi ed alici salse”.  A seguire, nel 1931 la Guida gastronomica d’Italia, edita dal T.C.I., indica la puttanesca tra le specialità gastronomiche della Campania, definendola “Maccheroni alla marinara”.

Il primo riferimento esplicito agli “spaghetti alla puttanesca” è quello di Raffaele La Capria all’interno del romanzo Ferito a morte (1961). All’interno ha menzionato gli “spaghetti alla puttanesca come li fanno a Siracusa.

Le testimonianze sul nome

Sono diverse le testimonianze e i racconti riguardo la nascita di questa pietanza, soprattutto per la fortezza e l’irriverenza del suo nome.

 

Secondo quanto raccontato da Arthur Schwartz nel libro Naples at table circa l’origine etimologica, il nome deriva dal proprietario di una casa di appuntamenti, meglio detta del piacere dei Quartieri Spagnoli. Era usuale offrire i propri ospiti con questo piatto, data la rapidità e la facilità della preparazione. Ancora, ha offerto un’altra ipotesi: il nome sarebbe dato dagli indumenti intimi delle ragazze della casa che indossavano biancheria molto appariscente e variopinta per attirare l’interessi dei clienti. I tanti colori di questo abbigliamento si ritroverebbero nell’omonima salsa: il verde del prezzemolo, il rosso dei pomodori, il viola scuro delle olive, il grigio-verde dei capperi, la tinta granata dei peperoncini.

 

Sempre Schwartz, ha raccontato che altri studiosi sostengono che l’origine del nome sia da attribuire all’estro di una prostituta di origini provenzale, Yvette la Francese. Lei, dotata non solo di fantasia ma anche di sarcasmo ed autoironia, avrebbe creato la ricetta rifacendosi alla sua terra d’origine. 

 

Dal canto di Jeanne Caròla Francesconi, gli spaghetti avrebbero un origine completamente differente. Si tratta, secondo lei, di maccheroni alla marinara che dopo la seconda guerra mondiale, ad Ischia, furono ribattezzati senza apparente motivazione dal pittore Eduardo Colucci.

 

Queste le sue dichiarazioni in merito: “Colucci, che viveva per gli amici, d’estate abitava a Punta Molino – in quel tempo uno degli angoli più pittoreschi di Ischia – in una rustica e minuscola costruzione; camera con cucinino e un terrazzo in mezzo al quale si innalzava un albero di ulivo. Oltre ai consueti più intimi amici, sfilavano sulla sua terrazza le più svariate personalità italiane e straniere. E lui, dopo aver offerto come aperitivo un fresco e genuino vinello d’Ischia, improvvisava spesso una cenetta a base di questi maccheroni che erano la sua specialità”.

La versione di Annarita Cuomo e Sandro Petti

Annarita Cuomo, a sua volta, ne ha offerto una spiegazione altrettanto differente riguardo il significato della denominazione. Secondo la signora Cuomo, è stato l’architetto Sandro Petti, ai fornelli del suo Rancio Fellone, in una  consueta sera d’estate dell’inizio degli anni ’50, a inventare il “sugo alla Puttanesca”, mescolando i gusti e gli aromi dei prodotti tipici degli orti napoletani.

 

Lo stesso architetto Sandro Petti lo ha raccontato: “Quella sera di tanti anni fa, era molto tardi, ai tavoli del locale sedettero un gruppo di amici veramente affamati. Io avevo finito tutto, e li avvisai: “Mi dispiace non ho più nulla in cucina, non posso preparavi niente”. Ma loro insistettero e mi esortarono dicendo: “Ma dai Sandro, è tardi e abbiamo fame, dove vuoi che andiamo? Facci una puttanata qualsiasi”. La “puttanata qualsiasi”, che Sandro ha servito in tavola di lì a poco, era proprio l’invitante piatto di “spaghetti alla Puttanesca” che ancora doveva essere battezzato.

Fonte: Wikipedia



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