Giotto: la grande mostra milanese coinvolge anche Napoli

Valentina Cosentino

Giotto soggiornò a Napoli per diversi anni nella sua maturità alla corte di Roberto d’Angiò. La mostra milanese è l’occasione per scoprire e riscoprire la sua arte nella città partenopea.

A Milano è in questi mesi in corso una mostra dedicata al grandissimo pittore fiorentino, famoso, per dirne una, per i suoi affreschi nella basilica di Assisi, ma autore in tutta Italia di una infinità di opere. Il maestro, infatti, era spesso in giro per le varie corti italiane, portando il messaggio della sua arte e le sue opere, ma soprattutto divenendo esempio e guida per gli artisti locali.

Proprio questo suo girovagare per le corti è il filo conduttore della mostra intitolata “Giotto. L’Italia”, e visitabile a  Milano dal 2 settembre al 10 gennaio 2016.

Si dirà cosa c’entra Napoli? Napoli c’entra perché la mostra, appunto, si vuole proporre come punto di partenza per conoscere Giotto nei luoghi da lui visitati, nelle città in cui fu ospitato ed operò. Napoli  e la Campania sono una di queste sedi.

E’ un nuovo modo di sperimentare l’arte: non solo muovere le opere per allestire una grande mostra, ma invitare visitatori ed appassionati a visitare le la opere nei luoghi in cui furono create per meglio comprenderne lo spirito e l’essenza artistica.

A disposizione di quanti vorranno intraprendere in Italia questa avventura alla ricerca di Giotto è stata elaborata dagli ideatori della mostra un’applicazione, ArtPlanner,  per pianificare un percorso personalizzato, scegliendo i luoghi e le opere da visitare e parte del progetto allestitivo.  Durante la visita sarà possibile richiamare contenuti multimediali grazie a QR-code presenti vicino l’opera.

Ma vediamo quali sono i luoghi di Napoli che hanno visto all’opera il grande maestro fiorentino e quanti alla sua arte si sono spirati.

Giotto venne a Napoli nella sua maturità, tra il 1328 e il 1332, ed eco della sua opera si era già fatto sentire sull’arte locale e aveva influenzato pittori come l’autore degli affreschi di San Lorenzo Maggiore (dipinti attorno al 1300) o quelli di San Domenico Maggiore opera del romano Pietro Cavallini.

Quando dunque il grande fiorentino arrivò a Napoli trovò una città predisposta ad accogliere e contendere la sua arte e a proseguirne i dettami come accade a  Roberto d’ Oderisio nelle Storie dell’Incoronata e Tino da Camaino.

A Napoli, da lui stesso, furono dipinti gli affreschi della  della Cappella Palatina in Castel Nuovo e della Sala dei Baroni e del Coro delle Clarisse in Santa Chiara, di cui purtroppo, non restano che pochi frammenti.

Ancor oggi nonostante le chiare testimonianze superstiti parte della critica ha difficoltà a chiarire e scandire le fasi di lavoro nella città partenopea e la loro reale portata .

Molte di più dovettero essere le opere da lui realizzate, che furono però, per buona parte, distrutte tra XV e XVII secolo,  la ricerca critica dunque per molti passi ha potuto limitarsi solo  allo studio delle fonti, spesso incerte.

Giotto venne a Napoli sollecitato dal fascino che la corte dei D’Angiò esercitava su artisti ed intellettuali che con  la loro apertura a nuove sperimentazioni artistiche attiravano personaggi illustri dalle varie corti creando a Napoli i presupposti di quella che sarà poi la grande rinasci ta artistica del ‘400.

Giotto a Napoli fu accolto a braccia  aperte da re Roberto che decretò l’apertura di una sua bottega in città, ed attorno questa bottega dovettero accorrere i discepoli fiorentini dell’artista e formarsene di napoletani.

Questo periodo Napoletano dell’arte di Giotto da quel poco che riesce a ricostruire e vedere dai frammenti fu un periodo in cui l’artista sembrò aprirsi maggiormente ad un filone laico, quella vita cortese narrata e descritta Boccaccio prima e da Petrarca poi che non a caso furono anch’essi ospiti della corte angioina più o meno in quegli anni, segno ulteriore di questo grande spirito pre – umanistico che nella prima metà di quel secolo fortunato che fu il trecento permeava il regno.



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