Gianni Minà, morto il leggendario giornalista. Diceva di Napoli: "Mi sento a casa. È uno Stato a sé" eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Gianni Minà, morto il leggendario giornalista. Diceva di Napoli: “Mi sento a casa. È uno Stato a sé”
S. Di Palma
28 Mar 2023 - 11:19

Gianni Minà, morto il leggendario giornalista. Diceva di Napoli: “Mi sento a casa. È uno Stato a sé”

L'amore di Gianni Minà, giornalista torinese, per il capoluogo campano raccontato nel momento triste della sua morte.

Gianni Minà, il leggendario giornalista torinese, è morto il 27 marzo 2023. La sua vita è stata ricca di racconti, rapporti, alto giornalismo e storiche narrazioni. Minà rappresentava il giornalismo in Italia, e la sua voce imponente, tagliente, mancherà a tutti coloro che amano l’informazione vera, pura. Lo storico giornalista, scrittore e conduttore si è spento all’età di 84 anni a Roma, in seguito a una breve malattia cardiaca.

Minà era del Nord Italia, ma ha sempre amato trascorrere il suo tempo nel capoluogo campano. La passione di Minà per Napoli è stata raccontata da lui stesso con parole emozionate durante le interviste. Le sue parole risuonano nelle orecchie dei napoletani con affetto e nostalgia.

Gianni Minà e l’amore per Napoli, le sue parole affezionate per la città

Come tutti i napoletani sanno, Minà ha ricevuto la cittadinanza onoraria a Napoli nel 2019, sotto l’amministrazione De Magistris.

Ecco cosa disse il giornalista torinese a proposito della città partenopea in una vecchia intervista a Il Mattino, parlando del suo amore per lei: “Sono nato a Torino ma in due città mi sento davvero a casa: una è Roma, l’altra è questa. Quello della cittadinanza onoraria fu un momento assai commovente. In quell’occasione, più del solito, sentii fisicamente l’abbraccio e l’amore che i napoletani avevano per me“.

Continuando, poi, con: “Gli odori, i colori, la gente, tra luci e ombre sempre e comunque vera anche nei suoi atteggiamenti più brutali. Napoli è una città di porto, purtroppo fatta a brandelli dalla storia e dalla politica, eppure vissuta da un popolo che ha alle spalle cultura e antiche tradizioni. Dico sempre che non è una città: Napoli è uno stato a sé. Parlare con chi ci vive poi è un’esperienza a parte. E’ come se ti restasse sempre qualcosa di prezioso addosso, anche dopo confronti accesi e scontri durissimi. Fosse pure un modo di dire, una consuetudine, ricordi di una saggezza popolare costruita sulla fame e sulle difficoltà”.

Un vero e proprio canto d’amore nei confronti di Partenope con le sue tradizioni, i suoi colori, il suo complicato e meraviglioso caos.

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