Funerali Giogiò, il testo dell’omelia di Don Mimmo Battaglia: “sono colpevole anche io”
Funerali Giovanbattista Cutolo, la toccante omelia del vescovo Don Mimmo Battaglia fa riflettere.
Mercoledì 6 settembre 2023 non è stato un giorno come tutti gli altri per Napoli. La città, triste e ferita, si è riunita per dare il suo ultimo saluto a Giovanbattista Cutolo, musicista 24enne ucciso da un minorenne con tre colpi di pistola per futili motivi. La partecipazione ai funerali è stata sentita e massiccia, migliaia i napoletani accorsi e tanti i rappresentanti delle istituzioni intervenuti.
Presenti anche personaggi di spicco che, con la propria presenza, hanno voluto mandare un forte messaggio a chi li segue, come il rapper partenopeo Geolier.
Funerali Giovanbattista Cutolo, l’omelia del Vescovo
“I funerali di Giogiò dovranno essere un’occasione di riscatto per la città di Napoli“, aveva detto Daniela Di Maggio, la madre del ragazzo. E Napoli ha accolto l’invito. Non solo per stringersi nel dolore, ma anche per dimostrare che non sempre la bellezza perde: si può e si deve cambiare e ognuno di noi deve essere artefice di una rivoluzione, nel suo piccolo, ogni giorno.
“Giogiò, fratello e figlio mio, prega per questa tua città ferita, per questa nostra amata Napoli che come una madre negligente non ha saputo custodirti e difenderti. Prega per lei e rendi inquiete le notti di chi, anche come me, in vari ambiti, livelli e ruoli, occupa posti di responsabilità: che la tua dolce musica divenga per tutti noi uno squillo potente capace di destare i nostri cuori assopiti e di restituirci al nostro compito più urgente: disarmare Napoli, educare Napoli, amare Napoli!“, ha detto l’arcivescovo Don Mimmo Battaglia nel corso della sua omelia, tra gli applausi dei presenti.
“Sì, amare Napoli, Volere il bene di Napoli, realizzare il sogno di Dio per questa città – ha continuato – Donare il proprio tempo, condividere cuore ed energie, passione ed entusiasmo affinché le pistole si trasformino in posti di lavoro, i coltelli in luoghi educativi, i pugni in mani tese, gli insulti in melodie, concerti, arte, vita“.
L’arcivescovo ha poi chiesto perdono, per la città e per se stesso: “Giovanbattista, figlio di Napoli accetta la richiesta di perdono della tua città. Accetta le scuse, forse ancora troppo poche, di coloro che si girano ogni giorno dall’altra parte, che pur occupando incarichi di responsabilità hanno tardato e tardano a mettere in campo le azioni necessarie per una città più sicura, in cui tanti giovani, troppi giovani perdono la vita per mano di loro coetanei. Perdona tutti gli adulti di Napoli, coloro che dimenticano che i bambini, gli adolescenti, i giovani sono figli di tutti e tutti devono prendersene cura. C’è una deriva fatta di egoismo e di indifferenza, di individualismo e narcisismo, secondo cui è importante ritagliarsi il proprio posto al sole senza curarsi invece di chi cresce e vive nell’ombra del malaffare, del disagio, della criminalità“.
“Sono colpevole anche io – ha concluso – Ho cercato di adoperarmi con tutto me stesso, di appellarmi alle istituzioni locali e nazionali, alla buona volontà di tutti ma evidentemente non è bastato, forse avrei dovuto non solo appellarmi ma gridare fino a quando le promesse non si fossero trasformate in progetti e le parole e i proclami in azioni concrete. Perdonami se non ho gridato abbastanza, perdona me e la mia Chiesa se quello che facciamo, pur essendo tanto, è ancora poco, troppo poco“.

