Il faro come manifesto: Napoli restituisce il mare alla città e ne fa il palcoscenico del Mediterraneo
Dal 28 luglio al 2 agosto, al Faro del Molo San Vincenzo, arriva la seconda edizione di Al Faro Festival.
Non è un festival che allinea semplicemente spettacoli e grandi nomi, ma un progetto culturale che costruisce un racconto. È questo l’obiettivo della seconda edizione di Al Faro Festival, in programma dal 28 luglio al 2 agosto al Faro del Molo San Vincenzo, luogo simbolico del porto di Napoli normalmente sottratto alla quotidianità dei cittadini e che, per una settimana, torna ad essere spazio pubblico, laboratorio artistico e osservatorio privilegiato sul Mediterraneo. Ideato e diretto da Laura Valente per il Comune di Napoli, con il sostegno della Città Metropolitana, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale e della Marina Militare, il festival conferma la linea inaugurata con Napoli 2500: utilizzare la cultura non come semplice intrattenimento estivo, ma come dispositivo capace di riattivare luoghi identitari e ridefinire il rapporto della città con il proprio mare.
L’orizzonte è inevitabilmente anche quello dell’America’s Cup del 2027, appuntamento che riporterà Napoli al centro dell’attenzione internazionale. Ma Al Faro Festival evita il rischio della retorica celebrativa scegliendo una strada più complessa: raccontare il Mediterraneo come spazio di incontri e conflitti, di partenze e ritorni, di memoria e futuro, di miti fondativi e nuove migrazioni.
Il programma, costruito quasi esclusivamente su produzioni originali e commissioni inedite, rinuncia alla logica del semplice cartellone per sviluppare un’unica narrazione che attraversa teatro, musica, danza, letteratura e arti visive. Un mosaico di linguaggi che trova proprio nella straordinaria cornice del Faro il suo elemento di coesione.
L’apertura del 28 luglio è affidata a Ivan Tresoldi, solo ivan, che realizza Il filo del discorso, installazione partecipativa nata in collaborazione con Emergency: un’opera destinata a raccogliere parole, ricordi e tracce lasciate dal pubblico, trasformando il tema delle migrazioni in esperienza condivisa. La sera, con El Mar de Dios, Maurizio de Giovanni firma un monologo originale dedicato al “gol del secolo” di Diego Armando Maradona, accompagnato dalle musiche di Gloria Campaner e Mario Stefano Pietrodarchi, dalle immagini di Roxy in the Box e dai danzatori del Balletto di Roma. Un viaggio che attraversa Napoli e Buenos Aires, unite dalla stessa geografia sentimentale dell’emigrazione.
Tra gli appuntamenti più attesi spicca il debutto napoletano di Hofesh Shechter, tra i coreografi più influenti della scena contemporanea internazionale, che presenta il 29 luglio In The Brain, performance site specific capace di trasformare lo spazio del Faro in un rito collettivo dove danza, musica elettronica e partecipazione del pubblico si fondono in un’unica esperienza immersiva.
Il giorno successivo il Mediterraneo assume il volto del femminile con Sirene, una delle produzioni più articolate dell’intera rassegna. Donatella Di Pietrantonio firma un monologo inedito dedicato alla forza della diversità, introdotto dall’antropologa Elisabetta Moro, mentre il collettivo maliano Les Amazones d’Afrique porta sul palco il proprio messaggio di emancipazione attraverso una miscela di sonorità tradizionali e contemporanee. A completare il quadro saranno le étoile del Bayerisches Staatsballett Ksenia Shevtsova e Julian MacKay.
Il 31 luglio la riflessione si sposta sul rapporto tra cultura e impegno civile. Viento, produzione originale affidata a Canio Loguercio, vede l’esordio teatrale di Ermete Realacci, in un dialogo tra poesia, musica e ambientalismo. Nella stessa serata Roberto Saviano propone San Gennaro Superstar, monologo scritto appositamente per il festival che rilegge il patrono di Napoli come figura laica, civile e profondamente contemporanea, simbolo di una città che continua a confrontarsi con le proprie contraddizioni.
Il 1° agosto il festival guarda invece alle proprie radici culturali celebrando il cinquantesimo anniversario di Gatta Cenerentola di Roberto De Simone. Moresche, Gatte e altre storie, diretto da Antonio Sinagra, non ripropone l’opera, ma ne ricostruisce il patrimonio musicale e antropologico attraverso Peppe Barra, Fausta Vetere, Patrizio Trampetti e numerosi interpreti, in un ideale passaggio di testimone tra le grandi voci della tradizione partenopea.
La conclusione, come già nella prima edizione, è affidata all’alba. Jesce Sole trasforma il sorgere del sole sul Golfo in un rito collettivo dove antichi canti popolari, memoria contadina e paesaggio naturale si fondono in una liturgia laica che restituisce alla musica la sua dimensione originaria.
Più che un festival, dunque, Al Faro si propone come un progetto culturale che prova a sottrarre Napoli alla narrazione stereotipata della città-cartolina. Il mare non è più soltanto fondale scenografico, ma materia narrativa, archivio di memorie e luogo politico. La vera scommessa, oggi, non è tanto il prestigio dei nomi coinvolti, pur rilevante, quanto la capacità di consolidare nel tempo un appuntamento che restituisce senso a uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti della città.
Se riuscirà a mantenere questa tensione progettuale anche nelle prossime edizioni, Al Faro Festival potrà diventare molto più di un evento estivo: uno dei pochi laboratori culturali realmente identitari del Mediterraneo contemporaneo.


