“Fare ‘e cofecchie”: cosa significa questa espressione napoletana?

Sveva Di Palma

 

Voce del verbo “cofecchiare“, declinabile per tempo, modo e persona. Io cofecchio, tu cofecchi, egli cofecchia. A Napoli, “fare ‘e cofecchie” è azione quotidiana, quasi come bere il caffè a prima mattina o andare a fare la spesa.

Senza cofecchia , il popolo napoletano non sarebbe lo stesso, mancherebbe di un suo tratto distintivo. E allora, cosa è esattamente questa espressione che si sente così spesso e che si pratica con grande abnegazione?

 

Partiamo da molto lontano nel tempo, perché la parola “cofecchia” ha origini più antiche di quanto pensiamo. La lingua napoletana, come sappiamo, attinge a luoghi e tempi remoti, agguantando con rapace curiosità tutto ciò che può arricchirla. Per l’etimologia originaria della parola cofecchia possiamo spingerci fino all’antica Grecia e acciuffare il termine κόβαλος, ovvero kòbalos. Kòbalos è un aggettivo che si riferisce ad un imbroglione, ma anche ad un burlone che ama farsi beffe degli altri alle loro spalle. Chi cofecchiava era, dunque, colui che si divertiva a fare intrighi nascosti, perlopiù con malizia ed inganno. Quante volte azioni ambigue e poco limpide di politici, personaggi di rilievo sono state definite, appunto, “cofecchie”? La risposta è: innumerevoli.

 

Proprio a questa ultima accezione possiamo estendere il significato dell’espressione utilizzata oggi nel gergo comune. L’espressione “fare ‘e cofecchie” sembra aver perso, negli anni, la sua asprezza iniziale. Oggi è, infatti,  un modo bonario per definire l’atto di spettegolare. Possiamo  paragonare la cofecchia ad un altro famigerato vocabolo napoletano: inciucio. Come scriveva in un articolo del 1996 Severina Parodi, storico membro dell’Accademia della Crusca, “…Propriamente il napoletano ‘nciucio significa ‘pettegolezzo, chiacchiericcio’ e il verbo ‘nciucià ‘spettegolare, fare e riportare chiacchiere; malignare; mettere zizzania fra persone col proprio sparlare.”  Coloro che praticavano la sana arte dell’inciucio erano chiamati (chiamate, principalmente)  ‘ncucesse . 

 

Tuttavia, anche la parola “inciucio” ha cambiato significato. Oggi, come vediamo, è utilizzata per parlare di un imbroglio. 

Non più un pettegolezzo, dunque, ma un intrallazzo, una finta, un intrigo.  Gli “inciuci politici” sono all’ordine del giorno.

La natura celata, segreta, dell’ “inciucio” o della “cofecchia” sta dietro ad un altro possibile significato: ‘e corna. Esatto, proprio le banali corna. “Fare ‘e cofecchie” allude al tradimento amoroso.

 

In ogni suo senso, l’atto del cofecchiare appare ingannevole. Ma a noi chiacchierare, cofecchiare ed inciuciare, purtroppo, ci piace assaje.

Se proprio non riusciamo a smettere, il consiglio è : stammece accort’!

 

 



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