Falero, e la Torre di Phaleros. La fondazione di Napoli nel nome di uno degli Argonauti

Annunziata Buggio

 

Falero o Phaleros per la mitologia greca è l’eroico arciere atenese che partecipò all’impresa degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro. A lui sarebbe stata dedicata la leggendaria Torre di Falero, come monumento al fondatore della città.

Falero, Phaleros: quando Parthenope fu chiamata in principio con questo nome.

 

Napoli è la città più misteriosa e affascinante d’Europa tra le poche megalopoli greche abitate ininterrottamente, è la città che deve essere ancora rivelata e che cela continue meraviglie storiche e archeologiche del suo passato, come la sua leggendaria fondazione tal volta confusa, oscurata, oggetto di nuovi studi e di interpretazioni; ricerche che provano a decifrare la sua immensa e complessa eredità culturale tra commistione e contaminazione.
In alcuni testi dell’antichità, la fondazione di Napoli è stata associata in principio al nome Falero e alla «Torre di Phaleros » citato come fondatore della città, prima del mito della sirena Parthenope.

 

Chi era questo Falero? Eumelo Falero è per la mitologia greca, il figlio dell’eroico e grande arciere cretese Alcone, e come tale ereditò dal padre il mestiere e il dono dell’arco, partecipando alla mitica spedizione degli Argonauti guidati da Giasone con la sua nave Argo, alla ricerca del Vello d’Oro, il leggendario manto dorato di un ariete alato capace di curare ogni ferita.
Falero è stato menzionato sin dall’antichità e divenne il primo porto di Atene nella regione dell’Attica da cui (secondo la mitologia) sarebbero approdati e salpati alcuni eroi. Attualmente è una città greca amministrata in due parti: la città antica e quella nuova.

 

Stando alla primordiale fondazione di Napoli, tramandata dalle cronache prima greche e poi romane e dalle testimonianze filologiche ma di cui non abbiamo ancora certezze archeologiche, il primo insediamento che giunse a popolare l’attuale Borgo Marinaro e il Porto di Napoli fu di origine Miceneo, associato al mito di Giasone e degli Argonauti, posticipando l’arrivo dei Cumani che fondarono Parthenope.
Il nome di Eumelo Falero lo si trova associato a Neapolis ad una «fratrìa» concepite come associazioni familiari che credevano di discendere da un capostipite comune; una di queste comunità erano gli Eumelidi.

 

Prima di Parthenope la città venne chiamata per un certo periodo (quanto non si sa) Phaleros dal nome di una celebre torre che è stata citata da diversi autori greci e latini «la Torre di Falero» che doveva presentarsi come una sorta di monumento al fondatore della città, un tributo di grande valore che sorgeva accanto al primordiale porto greco di Napoli e di cui si sono perse le tracce. Non si conosce la funzione di questa torre ma si suppone che serviva ai naviganti del Mediterraneo per orientarsi e localizzare la città, come una specie di faro, un simbolo, un punto di riferimento per chi giungeva sulle nostre coste o semplicemente era solo un tributo, un monumento all’eroico Falero (se mai fosse giunto e vissuto qui). Intorno a questa mitica torre nacque la città di Phaleros.

Alla ricerca dell’eroico Eumelo Falero: il fondatore della città

 

Stefano Bizantino che è stato un grande geografo bizantino ci fa sapere che Falero era una città degli Opici (antico popolo indoeuropeo che abitavano in Campania) dove gettata dal mare, trovò ricovero la Sirena Parthenope. Secondo il grammatico bizantino Giovanni Tzetze commentando l’opera di Licofrone sostiene che questo Falero era un Tiranno di Sicilia che venne a fondare la città di Napoli attorno ad una torre ma secondo altri autori, Tzetze fece un mirabile errore, confondendo Faliride il Tiranno di Agrigento con il nostro eroe Falero …

Scrisse il poeta e drammaturgo greco Licofrone da Calcide nel IV sec. a.C.

«Poi che Ulisse avrà vinte le sirene, le tre figliuole di Acheloo, Parthenope (Napoli), Leucosia (Punta Licosa) e Ligea (Terina, Lamezia Terme in Calabria), una di esse sbattuta dal mare, accoglieranno la torre di Falero e le rive del Clani (Sebeto), e sul sepolcro che le sarà innalzato dagli abitatori di quelle contrade, le vergini, ogni anno, verranno a libare e a far sacrifici di buoi in onor di Parthenope, la Dea-uccello»

 

In questi versi è citata la Torre di Falero in riferimento alla città e ai suoi abitanti che accoglieranno i resti mortali della sirena Parthenope, innalzandole un sepolcro.

 

Il poeta romano Publio Papinio Stazio, nato e vissuto fino alla morte a Napoli nel I sec. d.C. cita l’eroe Falero, nelle Silvae: «e tu, Apollo, capo di quel popolo esiliato lontano, del quale la colomba, ancora accoccolata sulla sua spalla sinistra, Eumelo adora con amorevole culto»
In questa versione viene citato Eumelo quindi Falero (eroe o città?) prediletto e devoto al culto del Dio del Sole.

 

Un’epigrafe di epoca medioevale rinvenuta nella Chiesa di Sant’Eligio e che un tempo doveva trovarsi sotto il busto di «Marianna ‘a capa ‘e Napule» (assoggettata a Parthenope) reca incise queste parole:

PARTHENOPAE . EUMELI . PHAERAE TESSALIAE .REGIS . FILIAE . PHARETIS . CRETIQUE REGUM .NEPTIS . QUAE EUBOEA . COLONIA .DEDUCTA CIVITATI . PRIMA . FUNDAMENTA IECIT . ET DOMINATA. ESTORDO . ET . POPULUS . NEAPOLITANUS . MEMORIAM AB ORCO . VINDICAVIT
Qui la storia si complica poiché recita:
«A Parthenope, figlia di Eumelo re di Fera della Tessaglia, nipote di Farete e dei re di Creta, che con coloni partiti dall’Eubea (regione che comprende Calcide), diede alla città le prime fondamenta e la governò. Il popolo napoletano pose la sua memoria»

 

Qui il mito di Falero si fonde con quello di Parthenope, dove la fanciulla (non sirena) è la principessa della Tessaglia, figlia dell’eroico Eumelo, discendente di una nobile stirpe imperiale cretese che fondò e governò Napoli.
Il fondatore della geografia storica Filippo Cluverio, riprende l’ipotesi di Falero nel 1600 e ne deduce: Neapolis urbs ante Parthenopes dicta est prius Phalerum – La città di Napoli prima era chiamata Parthenope e in principio Falero. Lo stesso Carlo Celano riprende il mito dell’Argonauta Falero nella storia delle origini di Napoli.

 

Per gli storici, questi testi non rappresentano delle reali prove ma frutto di ricostruzioni fantastiche più volte messe in discussione tra affermazioni e smentite, confuse tra mito, storia, leggende e culti dell’antica Grecia resi popolari a scopo puramente celebrativi, in assenza di rinvenimenti archeologici che attestino la veridicità delle fonti.

 

E’ bene supporre che ci siano stati diversi momenti della fondazione di Napoli tra insediamenti, popolamenti, nuove conquiste e migrazioni; la città fu abitata prima da popoli trogloditi di razza egeo-pelesgica (neolitica) poi gli antenati dei greci come gli Ausoni e gli Apudi e altri come gli Achei e gli Opici e successivamente giunsero popoli ellenici come i Rodii, Calcidesi o Cumani, Teleboi, Corinzi e probabilmente i Fenici di cui si hanno testimonianze archeologiche.
Riguardo ai Micenei, per ora si hanno labili testimonianze e si ipotizzano quattro insediamenti avvenuti su Ischia, Vivara, Afragola e il centro antico di Napoli ma scarse sono le notizie sulla presunta Torre di Falero e della sua città, costruita circa cento o duecento anni prima della distruzione di Troia e prima di Parthenope.
L’autore dell’Illiade e dell’Odissea Omero, colloca la fondazione di Parthenope dopo la distruzione di Troia, localizzata attorno all’isolotto di Megaride (Castel dell’Ovo) antichissimo approdo costiero che dominava fino al monte Echia, l’attuale Pizzofalcone.

 

Recente è la notizia di uno studio di archeologia austriaca che rimetterebbe in discussione la datazione di alcuni eventi della Storia dell’antica Grecia avvenuti 50 0 150 prima di quanto si creda. Info https://it.sputniknews.com/scienza-e-tech/202006099181019-archeologi-austriaci-mettono-in-discussione-la-cronologia-degli-eventi-dellantichita/

 

In attesa di testimonianze archeologiche oggettive dell’Argonauta Eumelo FaleroPhaleros antecedente a Parthenope, colui che avrebbe fondato in origine il primo insediamento a Napoli, non ci resta che tramandare il suo nome come avviene da millenni e farsi eredi di una Napoli eroica e Argonauta.

 

Si ringrazia la preziosa consultazione delle fonti web e di Flipped prof Marco Mellace

http://sirenaparthenope.blogspot.com/2013/06/phaleros-il-primo-nome-di-parthenope.html



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