Il Drago di Vico della Serpe: il mostro di Porta Capuana sconfitto dalla Madonna

Annunziata Buggio
Il Drago di Vico della Serpe: il mostro di Porta Capuana sconfitto dalla Madonna
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Il Drago di Vico della Serpe, trae origine da una leggenda poco nota del Settecento napoletano; si racconta che fuori le mura di Porta Capuana viveva un mostro che fu sconfitto dalla Madonna.

 

Ogni nome,una leggenda. Vico della Serpe è l’intitolazione di un curioso vicoletto del centro antico di Napoli, e più precisamente nei pressi della monumentale Porta Capuana; l’origine del nome, stando alle fonti storiche, risalirebbe ad una storia vera divenuta poi leggenda e del tutto sconosciuta agli stessi napoletani, un luogo intriso di forze oscure dove insiste da secoli l’eterna lotta tra il bene e il male. Si racconta che oltre la cinta muraria di Porta Capuana viveva un terribile mostro capace di pietrificare ogni essere umano al solo sguardo; come nel racconto mitologico di Medusa contro Perseo e dell’Idra contro Ercole.

 

La storia di questa affascinante leggenda ci viene tramandata da «Frate Serafino di Montorio» un predicatore domenicano e priore del convento di Santa Maria alla Sanità che diede alla stampa nel 1715 una monumentale opera dal titolo «Zodiaco di Maria, ovvero le dodici provincie del Regno di Napoli» in cui descrisse storie, fatti, leggende dai risvolti salvifici e miracolosi, dietro intervento o per mezzo della Vergine Maria, molto venerata al Sud. Le dodici province vengono paragonate da Montorio alle dodici stelle poste sulla corona della Vergine, allusione ai dodici segni zodiacali che si muovono intorno al sole-stella simboleggiante Maria.

 

In questa leggenda medioevale, il frate narra che oltre la cinta muraria di Porta Capuana, si estendeva una putrida palude dove viveva un terribile «Draco» vale a dire un mostro simile ad un grosso serpente, capace di pietrificare ogni essere umano al solo sguardo, intento ad avvelenarli con i suoi miasmi infernali, ridurli a brandelli con i suoi affilati artigli e stritolarli con le sue potenti spire, a cui nessuno poteva sfuggire. Una grave minaccia che affliggeva il popolo napoletano.

 

Frate Serafino, nel racconto cita la venuta di un giovane nobile nell’ 832 d.C. un tale chiamato Gismondo che fu informato della nefasta palude dove viveva il drago, ma decise di attraversarla ugualmente incurante del pericolo, poiché era l’unico varco per accedere alla porta d’ingresso del regno di Napoli, al fine di pregare all’altare dove San Pietro celebrò messa (il celebre «Ara Petri» che la Basilica di San Pietro ad Aram custodirebbe) e dove ebbe inizio la diffusione del culto cristiano in Italia.

 

L’impavido Gismondo era pronto ad affrontare il mostro, quel terribile Drago che aveva decimato molti uomini prima di lui; ma per una ragione ignota, il mostro non apparve e lui poté tranquillamente attraversare Porta Capuana e fare il suo ingresso a Napoli per sostare all’altare di Pietro.

 

Durante la notte qualcosa lo turbò: apparve in sonno la Madonna che toccata dalla sua profonda devozione, gli disse di aver ucciso il mostro per favorire il suo passaggio e di aver salvato la città dalla terribile minaccia nonché fonte di pestilenza; Gismondo in cambio doveva edificarle una chiesa, nel luogo in cui avesse trovato il corpo senza vita del drago.

 

Il giorno seguente di buon ora, Gismondo ritornò nella palude alla ricerca del cadavere della bestia; rinvenuta la creatura malefica decise la fondazione della «Chiesa di Santa Maria ad Agnone» dove il termine Agnone, Anguone e dal latino Anguis (anguilla) significava appunto grossa serpe, da cui la denominazione topografica in Vico della Serpe.

 

 

Un’altra spiegazione è fornita dal luminare Bartolomeo Capasso che proprio in questa zona ritrovò un pezzo di marmo raffigurante un serpente; lo studioso ipotizzò che prima della chiesa cristiana, vi sorgeva un tempio greco dedicato al dio Ascelpio/Esculapio patrono dell’arte medica, il cui simbolo è appunto il serpente, simile al caduceo ovvero al bastone della sapienza del dio Ermes/Mercurio. In chiave religiosa è la donna, cioè la Madonna che ha il potere di uccidere il Drago-Serpente e sottomettere Lucifero, come nell’iconografia dell’Immacolata Concezione. L’ipotesi e che la leggenda potrebbe far da filtro ad una bonifica che fu effettuata nella zona della Vicaria e tramandata a mò di favola a lieto fine.

 

La chiesa di Santa Maria ad Agnone, attualmente sorge sul largo Vico della Serpe e da monastero medioevale, divenne struttura religiosa in pieno stile barocco ed infine carcere femminile nell’Ottocento. Distrutta a seguito dell’incursione aerea del 1943, fu abbandonata per lungo tempo, aggiungendosi alle chiese sconsacrate di Napoli. Al suo interno vi era custodita un’opera importante: una tavola lignea della Vergine risalente al XV secolo.

 

Oggi l’ex complesso monastico è occupato dalla CISA- Centro Interdipartimentale di Servizi di Archeologia che si occupa dei recenti scavi archeologici rinvenuti della zona, mettendo in evidenza i profondi cambiamenti culturali della città, databili dal XIV al XVI secolo.
Sensazionale, sarebbe la notizia di un insolito ritrovamento riguardante i resti mortali di una creatura ignota… magari di un drago o di una grossa serpe a testimonianza della leggendaria storia.

 

 

Foto di Enzo Di Paoli associazione culturale locus iste

 

Il Drago fra mito, leggende e…

L’animale mitologico del Drago, lo troviamo spesso nella tradizione favolistica della Campania, fra ambiguità e magia, grazie all’eredità dei racconti orali trasmessi per generazione in generazione.

 

Il Drago è presente nel racconto «La cerva fatata» da «Il Pentamerone» di Giovan Battista Basile, dove il cuore di un drago marino, cucinato ben cotto, servì a ingravidare la moglie di un re, desideroso di avere un erede maschio al trono.
Ad Ischia per esempio si racconta che in epoca medioevale, un Drago-Grifone terrorizzava col fuoco gli abitanti delle campagne e in loro soccorso intervenne il prode San Giorgio.
In Irpinia a Montefusco in Benevento, si tramandano le gesta del valoroso ammazzadraghi Antonello Castiglione Signore di Montefusco, che per vendicarsi della morte di un suo congiunto divorato dal drago, giura di diventare egli stesso un potente ammazzadraghi.

 

Nella leggenda del Diavolo di Mergellina, nel «dipinto antifattura» presente nella Chiesa di Santa Maria del Parto, si nota San Michele che atterra il Drago-Serpente col volto di una giovane donna.
Il Drago in chiave mistery, appare in alcuni stemma di casati nobiliari anche napoletani come ad esempio nel simbolo impresso sulla lapide della famiglia Ferrillo riconducibile all’Ordine del Dragone, ovvero una congregazione nobile-guerresca, alla quale era iscritto Vlad Tempes Dracula (Dracul-Dragone) e anche Ferrante D’Aragona.



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