Donna Luisella, accoglienza e convivialità nel borgo Marinari
Rifinisce la proposta il ristorante sul lungomare, con il plusvalore del servizio di Eduardo Ferrillo, maitre e sommelier.
Donna Luisella, un nome evocativo, un ricordo personale preservato nel fascino evocativo di un luogo senza tempo, il Borgo Marinari, sull’isolotto di Megaride, a ridosso del Castel Dell’Ovo sul lungomare partenopeo, uno dei più belli del mondo. Donna Luisella, il nome dell’amata nonna che cucinava il ragù la domenica mattina, un retaggio “romantico-gastronomico” da preservare, partendo per derivazione dall’attività familiare originaria, la pizzeria “Benvenuti al Sud”, ora divenuto brand di successo con lo sdoppiamento della sede primaria.
Donna Luisella al Borgo Marinari è dunque uno spin-off meditato e voluto con determinazione, che naturalmente adegua la proposta ai “costringimenti ideali” del luogo, l’antico borgo di pescatori: che dunque cucina marinaresca sia, ispirata alle ricette tradizionali regionali, abbondanza e essenzialità del gusto in risalto. Oggi il locale conta sessanta coperti interni, ed uno splendido dehor, con vista tra le più indimenticabili dell’intera città metropolitana, la darsena e il Vesuvio che delimita l’orizzonte: belli ed accoglienti gli ambienti, con la personalizzazione del logo estesa pressoché a tutte le ceramiche, i piatti, suppellettili, calici e decorazioni.
Efficiente e raffinato il servizio, composita la cantina – con oltre cento referenze – entrambe devolute alla passione del talentuoso Eduardo Ferrillo, fautore di una “didattica” dell’accomodamento dell’ospite, che sappia coniugare divulgazione enologica e informale rigore nell’accoglienza.
Esperienza formativa nel fine-dining Londinese, poi trascorsi dirimenti da Esperia nei Campi Flegrei e Raraterra in Frattamaggiore, luoghi in cui l’implementazione della cantina è conditio sine qua non: infine l’approdo da Donna Luisella, con un approvvigionamento teso alla valorizzazione del territorio di appartenenza del produttore, e ben più di un occhio strizzato alla viticoltura naturale ed ai piccoli vigneron indipendenti.

La degustazione
Giungendo agli assaggi, iniziamo con la freschezza del tris di tartare – salmone, tonno e pesce spada – con guarnizioni home-made, seguite dalla fantasia dello chef: in pairing il sommelier Ferrillo propone sapientemente il rifermentato di Casa Cacciagalli – nostra vecchia conoscenza – Viento ‘e Mare, blendi di Fiano e Falanghina, con un affinamento sui lieviti per sedici mesi in vasche di acciaio.

Sugli spaghetti con le vongole – serviti con tanto di cornunciell’ di abbondanza, antico simbolo napoletano – in abbinamento Ferrillo propone l’eccellente Akmenine 2019 Sancerre, della maison Sebastien Riffault, vino bianco della Loira ottenuto da uve Sauvignon, con un incisivo skin contact e affinato in barrique vecchie per dodici mesi.

Acme gustativo della serata – e anche signature dish, ca va sans dire – la successiva portata, il polpo in cassuola con crostini fritti, perfettamente croccante e dalla cottura perfetta, seguito dalla zuppa di cozze: su entrambe, il sommelier propone – in modo eterodosso – un Montepulciano delle Marche fresco, il “Pescatore Vino rosso 2023 dell’azienda Tomassetti, senza uso di legno, fresco e dalla marcata bevibilità.
A coronamento della progressione gustativa, sulla classica pastiera Pasquale partenopea viene proposto in abbinamento – a scardinare stereotipi inveterati – il Passito dei Colli Euganei Fior d’Arancio D.o.c. 2021Alpianae, da uve in purezza di Moscato Giallo, con grappoli appassiti in un fruttaio per mesi, e poi affinamento in botti di rovere e barrique, di grande spessore e stratificazione.
Gran finale riservato al distillato da meditazione nel suggestivo dehor – anche qui nessun cedimento da parte del sommelier – con un whiskey giapponese Taketsuru Nikka Whiskey Pure Malt – che prende il nome dal fondatore della distilleria, uno dei capostipiti dei produttori nipponici.

