Domenico Cotugno, un luminare napoletano
Passato alle cronache per l'efficienza dimostrata in tempo di pandemia, l'ospedale Cotugno deve il suo nome ad un luminare della medicina napoletano.
Il nome di Domenico Cotugno è noto ai napoletani per l’Ospedale Cotugno di Napoli, parte del complesso dell’Ospedale dei Colli, insieme al Nuovo Policlinico e al Monaldi.
Non tutti sanno, però, che il nome dato all’ospedale è il nome di un illustrissimo scienziato e luminare della medicina napoletano del ‘700.
‘O buono e ‘o malamente
A Napoli e in Italia in generale, siamo così bravi ad elogiare i talenti esteri quanto bravi siamo a sottovalutare, sottostimare e denigrare i talenti nostrani, fatta salva la pace di pochi mostri sacri di cui siamo soliti vantarci.
Quei talenti spesso hanno a che vedere con le arti, prendiamo ad esempio Totò, Eduardo De Filippo, Massimo Troisi. Invece, quando si parla di tecnica e scienza, di buona politica e amministrazione (non ne parliamo proprio), di progresso ed efficienza; sbuffiamo e ci diamo di gomito.
Questo atteggiamento non è del tutto incomprensibile ed è giustificato da un’attitudine italiana, presente anche nel Sud Italia, alla sfiducia. Talvolta davvero ben riposta, altre volte no.
Per questo motivo, c’è bisogno di dire “’o buono e ‘o malamente”. Non nascondere la testa sotto la sabbia quando le cose non vanno, ma neanche negare il talento e la carriera brillante delle eccellenze che abbiamo avuto e che abbiamo.
A questo proposito, l’Ospedale Cotugno, fino allo scoppio dell’epidemia Covid, è sempre apparso figlio di un dio minore. Specializzato in malattie infettive, è diventato protagonista della scena della sanità regionale, in seguito all’esplosione della pandemia. Esso è apparso nei telegiornali regionali, nazionali e internazionali quale esempio di assoluta efficienza, precisione e rigore. Una soddisfazione, ogni tanto!
La storia di Domenico Cotugno
La soddisfazione va presa anche leggendo la storia del medico che dà il nome alla struttura. Un uomo famosissimo nel suo tempo, ossia il 1700, nato il 29 Gennaio del 1736 da famiglia pugliese di origini umili, si laureò in tempi record alla Scuola Medica Salernitana. Si specializzò in malattie infettive, successivamente, all’Ospedale degli Incurabili.
All’età di soli 30 anni ottenne la cattedra di professore di anatomia all’Università di Napoli. La sua fama nazionale spinse il Re Ferdinando IV a volerlo come medico personale!
Viene dipinto, dalle testimonianze dell’epoca, come un medico rigorosissimo, preciso, integro e serissimo. Figlio della cultura illuminista del tempo, fu un uomo devoto alla scienza e Alexandre Dumas riporta, nella sua “Storia dei Borbone di Napoli”, un aneddoto con protagonista Cotugno nel quale l’amore per la verità del medico lo portò a svelare una truffa inscenata fra un collega chirurgo ed una sedicente santa.
La truffa sventata
La donna diceva di essere affetta da renella. Con l’unica differenza che ella produceva dei sassi non nei reni, ma dall’apparato digerente, espellendoli dal fondoschiena. Tali pietre venivano ritenute (o meglio, erano state vendute quali) reliquie ed oggetti magici, acquistati come pietre miracolose dagli acquirenti e persino dalla stessa Regina Maria Carolina, la consorte del Re Ferdinando Borbone. Tutto si basava, ovviamente, sulla superstizione e sulla fervente religiosità del popolo napoletano.
Cotugno, illuminista e scienziato di vocazione, decise di mettere fine alla farsa. Irruppe nell’Ospedale Maggiore dove era ricoverata la donna, si fece consegnare le pietre miracolose del giorno e la fece rinchiudere e sorvegliare.
Nei seguenti tre giorni, la donna continuò a produrre le pietre miracolose. Ma l’uomo che il medico aveva nesso a sorvegliare la santa, notò che la donna metteva di volta in volta le mani in tasca e ingeriva quelle che sembravano pastiglie. La donna fu denudata e le fu trovato un sacchetto cucito all’interno della camicia con moltissime piccole pietre.
Proprio perché il popolo napoletano è unico, nonostante la figura di m…iseria in cui incappò la santa, alcuni devoti continuarono a darle doni.
Probabilmente se Domenico Cotugno lo avesse saputo, ne avrebbe avute di cose da ridire!

