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Il “dizionario” della prostituzione nell’antica Pompei

Benedetta Moricola
Il “dizionario” della prostituzione nell’antica Pompei
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Il mondo della prostituzione nell’antica Pompei raccontato in un post su Facebook che subito è diventato virale.

 

Sulla pagina Facebook del Parco Archeologico di Pompei è comparso un post curioso che immediatamente è diventato virale e condiviso sui social: il dizionario delle prostitute nell’antica Roma.

 

Il post riporta una serie di termini con cui venivano definite le prostitute a seconda del luogo e delle modalità con cui svolgevano l’antico ed immortale mestiere. Ambulatrici erano quelle che oggi definiremmo passeggiatrici oppure le Tabernarie che preferivano esercitare la professione nei pressi delle taverne per accogliere avventori d’ogni genere. Le Fornicatrici che si trovavano sotto i ponti o le Bustuarie che stazionavano nei dintorni di luoghi lugubri come i cimiteri. Le Castides che esercitavano nel sicuro delle proprie abitazioni e infine le Nocti ovvero le moderne “lucciole” che preferivano il buio della notte.

 

Insomma vari termini per definire le donne il cui mestiere era quello di offrire, dietro compenso, qualche ora di piacere. La varietà di termini per definire le meretrici è chiaramente un esempio di quanto il fenomeno della prostituzione fosse diffuso e comune nel mondo antico. Un mestiere, che con modalità, prezzi e luoghi differenti coinvolgeva ogni classe sociale. L’antica Pompei contava una trentina di “bordelli”, le cosiddette Lupanare, che è una percentuale altissima per una città di 8000-10000 abitanti, se paragonata a Roma che, con una popolosità di gran lunga più elevata, ne contava una cinquantina soltanto.

 

Ma il mondo dell’eros e del sesso nell’antica Roma veniva vissuto con grande disinvoltura ed è stata più volte sottolineata dagli studiosi che la “licenza sessuale illimitata” fosse una delle caratteristiche peculiari del mondo Romano antico. Gli atteggiamenti e i comportamenti riferibili alla sessualità nel mono antico sono stati variamente descritti nell’arte e nella letteratura. L’interesse romano verso l’eros è ampiamente testimoniato anche da reperti di archeologia classica, quali manufatti di arte erotica.

 

E la sezione del Gabinetto Segreto presente al Museo Archeologico di Napoli è il migliore e più grande esempio di come il mondo del sesso venisse inteso presso i Romani. Il Gabinetto Segreto raccoglie reperti con natura unicamente a sfondo erotico provenienti da Pompei ed Ercolano e illustra ampiamente i diversi aspetti della “sessualità” antica: da quello religioso a quello culturale, dal caricaturale al commerciale, da quello magico a quello funerario, fino a quello riconducibile all’amore ed al piacere di coppia.



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