Il dipinto nascosto nella Chiesa di San Giorgio Maggiore

Annunziata Buggio
Il dipinto nascosto nella Chiesa di San Giorgio Maggiore
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Perché c’è un dipinto di Aniello Falcone nascosto nella Chiesa di San Giorgio Maggiore? Quale messaggio è stato celato per circa tre secoli? L’affresco napoletano svela il suo lato oscuro.

Siamo in via Duomo, lungo la «Via dell’Arte» o meglio ancora sulla «Via dei Musei» come è stata recentemente battezzata; una passeggiata culturale che racchiude ben 7 splendide meraviglie dell’arte napoletana, uno scrigno prezioso che abbraccia simbolicamente chiese e musei.
E se a queste aggiungessimo l’8 meraviglia?

La Chiesa di San Giorgio Maggiore (ai Mannesi) ubicata in via Duomo, rappresenta per Napoli una rilevante testimonianza dell’ arte Paleocristiana ben conservata, costruita fra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C durante il Medioevo era fra le prime quattro chiese di Napoli, insieme a quella di dei Santi Apostoli, di Santa Maria Maggiore e di San Giovanni Maggiore che primeggiava nel cuore del centro storico, divenendo l’edificio di culto e di devozione locale da parte del popolo, tra Forcella e Spaccanapoli.

Inizialmente fu chiamata «La Saveriana» appellativo derivante dal nome del Vescovo fondatore che volle erigere la Chiesa: Saverio di Napoli, un uomo molto amato dai suoi fedeli sopratutto in un’epoca carica di paganesimo, un pastore di grande spessore umano e religioso, venerato come un santo e canonizzato dalla Chiesa Cattolica dopo la sua morte.
Il suo culto secondo una leggenda, pare che sia legato al «primo miracolo» di San Gennaro ovvero della liquefazione dei santi grumi; infatti San Saverio è eletto il secondo compatrono di Napoli e Patrono della diocesi San Severo a Foggia.
Le sue spoglie risalgono al V secolo d.C.  e furono scoperte presso le Catacombe nel cuore della Sanità, da Gennaro Aspreno Galante nel 1867. Queste furono traslate in San Giorgio Maggiore , dove tutt’ora sono conservate gelosamente, custodite sotto la mensa dell’altare maggiore della chiesa; insieme ai resti mortali è custodito anche il famoso «Battistero» (impiegato per officiare il rito del Battesimo) considerato il più antico d’Occidente ed il più importante di Napoli.

«La Saveriana» durante il IX secolo,fu intitolata al grande martire guerriero San Giorgio una delle figure cristiane più importanti e suggestive, legata al mito fantasioso del «Drago» simbologia dell’eterna lotta del bene contro il male.

Durante questo lasso di tempo, il culto di San Severo molto sentito, venne a mancare e sostituito dal guerriero San Giorgio.
La Chiesa di San Giorgio Maggiore di impianto basilicale, nel corso dei secoli ha apportato a vari lavori di ristrutturazione: nel 1640 un terribile incendio distrusse una buona parte dell’edificio che si danneggiò gravemente; intervenne Cosimo Fanzago (sculture e architetto) che invertì l’ingresso della chiesa, rispetto all’originale pianta paleocristiana. Anni dopo nel 1694 un terremoto compromise la struttura architettonica e per motivi di stabilità, fu nuovamente rimaneggiata. Ogni stile si è susseguito per suggerire i trascorsi lavori e restauri.
Una curiosità: una navata, quella destra per la precisione, fu del tutto abbattuta per permettere l’allargamento della strada su via Duomo che tempo prima risultava essere un vicolo secondario, uguale agli altri vicoli adiacenti. Ora è una delle arterie urbane che ben conosciamo, nucleo della vita religiosa e culturale della città.

La chiesa si presenta con due navate, di cui quella centrale più ampia (privata della navata destra) e l’abside rappresenta un raro caso di stile e di ingegno architettonico. Rimaniamo colpiti dall’abside arcuata aperta e ingentilita da due archi che si aprono su tre colonne molto antiche, con chiari rimandi paleocristiani, riportanti capitelli di ordine corinzio e stemmi cristiani. Le mura spoglie e prive di pitture, rivelano i segni del tempo di magnifica bellezza, e si aprono come in un respiro profondo e silenzioso.
Particolari inoltre sono le lavorazioni dell’altare maggiore e dell’antico sedile del Santo, con marmi e stucchi di pregevole manifattura.
Fra le opere custodite si contano gli affreschi giovanili di Francesco Solimena, alcune tavole pittoriche in stile bizantino, un crocifisso ligneo del 1200, e le spoglie e le reliquie di San Severo, fondatore della chiesa. Insomma una vera bellezza.

Dove è custodito il dipinto nascosto?

Il tesoro nascosto della Chiesa di San Giorgio Maggiore è custodito alle spalle dell’altare e rivela (per chi non l’ha mai vista) qualcosa di sorprendente e misterioso. L’altare maggiore è di impianto rettangolare ed è stretto da un solido abbraccio da un fascio di colonne bianche disposte a semicerchio; qui alle spalle si possono ammirare due capolavori della pittura napoletana del seicento: opere di Alessio D’Elia legato alla grande scuola di Francesco Solimena. Le due enormi tele si fronteggiano in un’armonico sguardo, quella a lato destro raffigura la maestosità del ciclo di battaglia di «San Giorgio e il Drago» e quella a lato sinistro ha come soggetto la vita di San Severo, il santo fondatore.

La sorpresa è celata dietro al dipinto di San Giorgio e il Drago che rivela il medesimo soggetto ritratto alcuni decenni prima da un brillante pittore.
Dopo un recente restauro di qualche anno fa che ha visto impegnato la parte del coro, si è notato che sotto al quadro del D’Elia di San Giorgio e il Drago, veniva alla luce un bellissimo affresco ancora integro e dai colori brillanti. Immaginate lo stupore e il suo valore artistico.

Trattasi dell’affresco di San Giorgio e il Drago di Aniello Falcone databile attorno al 1645, un’opera carica di forza emotiva e di impatto suggestivo che descrive con pochi e chiari elementi, le atmosfere «fiabesche» del mito medioevale. Cosa ci faceva lì?
Padrone della scena è il bianco cavallo impennato, guidato dallo spavaldo guerriero San Giorgio che con una lancia acuminata, trafigge la creatura mostruosa dritta alle sue fauci. Il drago è ritratto come una bestia stravagante di pura fantasia che lotta contro il guerriero e innanzi ai suoi piedi, vengono consumati i suoi pasti giornalieri:giovani innocenti ridotti in carcasse, dati in pasto al mostro. Alle spalle, in secondo piano, una donna fugge in preda alla paura.
L’affresco è custodito con parsimonia, nascosto dalla tela del D’Elia che è stata sistemata su un forte telaio con cerniere, come un possente libro che viene aperto tramite una lunga cordicella che svela il dipinto retrostante: la magnificenza di San Giorgio e il Drago di Aniello Falcone.

Il mito popolare di San Giorgio

La storia si riferisce alla leggenda popolare di cui ha origine il mito, cui il condottiero San Giorgio arriva nella città di Selem (Libia) inviato da Dio, pronto a liberare la popolazione dalle grinfie del Drago. Per placare la sua ira, gli abitanti del luogo offrivano del cibo all’immonda creatura: prima due pecore al giorno, e poi quando queste iniziarono a scarseggiare, furono costretti a offrire un giovane pescato a sorte. Un giorno fu estratta la giovane figlia del re ma quest’ultimo si contrappose al volere del popolo; la gente iniziò a ribellarsi ed il re, dovette rinunziare alla sua bella figlia e mandarla a morire, per poter salvare il suo regno. Mentre la fanciulla veniva condotta nell’antro del Drago, si precipitò a galoppo un condottiero sconosciuto: è San Giorgio che proclamò il suo annuncio al popolo «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro». Uccisa la bestia dopo averla placata, la città e il regno furono salvi e la gente convertita.
Il suo culto è simile a quello di San Michele, Arcangelo della Luce intento a lottare contro il Drago/Serpente-Lucifero, nell’eterna lotta del bene contro il male, un soggetto molto caro al Cristianesimo e alla storia dell’arte. L’episodio, si riferisce alla nota “Legenda Aurea di Jacopo da Varagine” un manoscritto latino di biografie agiografiche, sulla vita dei santi.

Un’altra chiave di lettura è quella esoterica, in cui la simbologia del Drago è associato all’Ouroboros, il Serpente-Drago che si morde la coda, emblema di fecondità, di rinascita, di vita e di morte.

Aniello Falcone e la Compagnia della Morte 

Sulla figura di Aniello Falcone circolano più leggende metropolitane che fatti storici; secondo la fantasia dello storico dell’arte e pittore Bernardo De Dominici, il nostro Aniello Falcone era coinvolto in un giro di cospiratori e aveva fondato la «Compagnia della Morte» intento a vendicare la morte di un’amico, con lo scopo (primario) di uccidere tutti gli spagnoli del regno. Una sorta di setta a sfondo criminale che insorgeva contro le armate dell’esercito spagnuolo. Si narra che di questa compagnia facevano parte molti artisti e ribelli tra questi Masaniello, celebre per i suoi moti insurrezionali «… armati di tutto punto, di giorno giravano uccidendo quanti più spagnoli avessero incontrati, e di notte attendevano a dipingere alacremente, e specialmente a ritrarre le sembianze di Masaniello»

Quando poi il Regno di Napoli fu conquistato dagli spagnoli, nel giro di poco la bottega pittorica di Falcone (molto viva e fiorente) venne sostituita da quella del suo allievo Luca Giordano che attirava a sé molti discepoli. Si narra che Aniello Falcone sparì improvvisamente dalle scene artistiche.
La verità e che fu accertato che esisteva una Compagnia della Morte in città, ma comparve solo nel 1650, e ne fecero parte molti criminali, ladri, imbroglioni e non certo pittori.
Aniello Falcone resta importante per Napoli e per l’arte italiana; a lui in molti si ispirarono come corrente e come pensiero e grande fu la schiera di allievi formatosi presso la sua bottega, tra cui l’intramontabile Luca Giordano.

Una curiosità: è strano anche il fatto che uno dei suoi affreschi, in questo caso San Giorgio e il Drago, sia inserito in un contesto religioso, in quanto il pittore (secondo le cronache) si teneva ben lontano dalla Chiesa e dagli edifici di culto.

Per concludere, la Chiesa basilicale di San Giorgio Maggiore è tornata alla luce dopo anni di buio, in quanto fino alcuni anni fa, era inclusa fra le guide delle chiese chiuse di Napoli.
Attualmente è una chiesa consacrata aperta al pubblico e si lascia ammirare in tutto il suo splendore, vantandosi delle uniche e rare tracce storiche-artistiche paleocristiane e del celebre dipinto nascosto: ora svelato.

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