Dall’alto dell’agro nolano: Complesso Badiale di Santa Maria del Plesco

Arte e Cultura
Articolo di , 28 Mar 2021

Sono numerosi gli edifici storici disseminati nell’entroterra napoletano. Pur versando molti di essi in uno stato di abbandono, resta intatto il fascino che li contraddistingue. Sono sognanti, infatti, gli occhi di chi s’imbatte in queste costruzioni e cerca informazioni sui tempi andati che le hanno viste protagoniste. Scopriamo insieme la storia del Complesso Badiale di Santa Maria del Plesco, che domina dall’alto il paese di Casamarciano.

Storia

La chiesa di Santa Maria del Plesco viene fondata nel 1637. La scelta del nome non è casuale, dal momento che la chiesa sorgeva in alto, su un masso sassoso, un macigno. Plesco sembra derivare, infatti, dal latino caedo, “tagliato dal monte”, che nel suo processo di volgarizzazione si è evoluto in “ci esco”, per diventare poi plesco. Nel 1367 il nome della chiesta diventa poi Santa Maria dell’Annunziata del Plesco, abbreviato in seguito nel 1541 in Santissima Annunziata di Casamarciano. Nel 1157 la Chiesa viene posta sotto la guida della Congregazione dei Monaci di Montevergine e viene costruito l’attiguo monastero. Quest’ultimo, di pianta quadrangolare, si sviluppava intorno ad un chiostro centrale su cui si affacciavano i dormitori, la biblioteca e l’archivio. Al primo piano vi erano invece le stanze per i novizi e gli studenti con un terrazzo. Quando per volere del governo francese gli ordini monastici furono soppressi per risanare i debiti, il monastero divenne Scuola di Arti e dei Mestieri. Nel 1847, infatti, Marzio Mastrili comprò la badia e la selva adiacente, mentre la chiesa fu affidata alla Curia vescovile. Pertanto, furono i parroci del paese ad avere controllo delle attività religiose che vi si svolgevano e a costituire nel 1812 la Congregazione della SS. Annunziata. Nel 1925 la famiglia Mercogliano, attuale legittima proprietaria del complesso, acquistò la badia e la selva, divenendo così proprietaria del “castello”. Il monastero era infatti stato trasformato in un signorile palazzo merlato.

Struttura

La struttura del complesso è cambiata nel corso dei secoli.  Nel 500 è Domenico Fontana a disegnare il progetto per il rifacimento della chiesa. Successivamente, nel 1647 la chiesa viene ampliata e viene costruito l’attiguo monastero di forma quadrangolare. Gli ultimi rifacimenti del 1700 sono ad opera di Domenico Antonio Vaccaro, esponente della Scuola Napoletana. Con il Vaccaro la chiesa viene abbellita con una salita lastricata in pietre calcaree. Al termine della salita si può ammirare ancora oggi un imponente scalone barocco a due rampe. Il Vaccaro provvede inoltre a costruire un ampio atrio di travertino a tre fornici e ad impreziosire la struttura di marmi, tele e stucchi. La struttura internamente si presenta con una navata dotata di 8 finestroni e 6 cappelle laterali, risulta però priva di tutto il patrimonio artistico che la caratterizzava. Molti dipinti del Vaccaro, infatti, sono stati trafugati, altri, come “L’Annunciazione”, sono conservati nel Museo di Nola, la restante parte delle opere è stata consegnata ai proprietari.

Il complesso oggi

Attualmente, pur essendo la struttura abbandonata, in stato di disuso e abbandono, non passa inosservata. Innanzitutto, conserva tutto il suo fascino storico, accogliendo i visitatori con questa imponente scalinata a due rampe. Inoltre, il panorama e la scenografia sono così suggestivi da attirare l’attenzione di numerose associazioni che considerano questa come la location ideale ad ospitare eventi culturali. Inoltre, a pochi passi dal complesso si trova un belvedere da cui è possibile ammirare il panorama dell’agro nolano.

 

 

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