Da simbolo di degrado a location caratteristica: il boom degli acquisti dei “vasci” napoletani

Da simbolo di degrado a location caratteristica: il boom degli acquisti dei “vasci” napoletani
Vota questo articolo

Napoli è una città unica nel suo genere, dove il bene e il male, il bianco e il nero si mescolano, si fondono e si appartengono come, probabilmente, non accade in nessun altro posto al mondo.

Così, chi, ad esempio, sembrerebbe comportarsi male, magari, sta solo combattendo quotidianamente con una vita durissima da portare avanti e, in un’epoca bombardata dalla parola “crisi”, nascono nuovi mestieri grazie alla sempiterna arte di arrangiarsi; allo stesso modo, ciò che un tempo era stato definito “brutto e degradante” può diventare, in uno schiocco di dita, simbolo caratteristico, identità partenopea: esattamente la (buona) sorte che è toccata ai cosiddetti vasci” napoletani.

Negli ultimi anni, infatti, c’è stato un incredibile incremento di acquisti ad uso investimento di questi immobili, poichè ubicati spesso in zone centrali, rappresentando ottime abitazioni non solo per studenti, ma anche per quei turisti con la voglia di visitare Napoli vivendola dall’interno.

Come, ad esempio, ad Alberobello sono richiesti i tipici trulli o a Matera si decide di prendere in fitto abitazioni rupestri arroccate nei Sassi, così a Napoli è diventato trendy sostare nei bassi più particolari della città, talvolta anche trasformati in veri B&B di lusso, dotati di tutti i comfort.

Secondo i dati, la percentuale generale degli acquisti ad uso investimento, in città, sarebbe passata dal 27,9%, del 2013, al 41,1% nel 2017: statistiche che sono state confermate anche dalla Leonardo Immobiliare, agenzia leader del settore che, quest’anno, festeggia i suoi 20 anni di attività. Operante attraverso diverse sedi (Centro, Vomero, Rione Alto e Posillipo), l’azienda ha, infatti, presidio continuo del territorio, ritrovandosi ad essere un punto di riferimento perfetto e osservatorio privilegiato del fenomeno per studiare le evoluzioni del mercato immobiliare e delle abitudini sociali di una metropoli che seguita, incessantemente, a mescolare tradizione ed innovazione, antico e futuro, “bbuono e mmalamente”.

L’evoluzione dei bassi

Nessuno sa, con certezza, quali siano stati i primi bassi di Napoli e in che epoca siano comparsi sul suo territorio.

Si tratta di piccole dimore composte, al massimo, da uno o due vani, site al piano terra e con la caratteristica di avere accesso diretto alla strada: chi le abita, insomma, è come se appartenesse di diritto, quasi più degli altri, al tessuto della città.

A livello storico-letterario, ci sono diversi riferimenti in merito, in testi antichi, tra cui anche alcuni di Boccaccio, risalenti addirittura al XIV secolo, e del noto favolista giuglianese Giambattista Basile; quel che è certo, comunque, è che la prima menzione ufficiale risale all’Ottocento ad opera del controverso scrittore Antonio Ranieri.

I bassi, tra i napoletani borghesi, non hanno mai suscitato altro che idea di degrado, urbanistico e sociale, anche a causa degli eventi storici che li hanno portati, in passato, ad essere teatro e testimonianza di epidemie di peste e colera (dovute ad un’igiene molto precaria), tanto che, al momento dell’Unità d’Italia, venne ordinata una bonifica dei quartieri che li ospitavano, al fine di realizzare importanti opere urbanistiche. Tuttavia, le epidemie non si fermarono e ricomparvero anche più tardi, nel 1943.

C’è anche da dire, però, che secondo i dati dei censimenti, il numero di bassi presenti a Napoli è cresciuto nel tempo, divenendo specchio di una società che, per un quarto, viveva in condizioni molto povere. Con l’epoca del fascismo, queste mini abitazioni vennero evacuate ma prontamente ri-occupate durante la guerra… per assumere, poi, ai giorni nostri, tutto un altro sapore.

I “vasci” odierni

Oggi i bassi rappresentano una parte importante e tipica della vita partenopea: molti si sono trasformati in garage e cantine, ma anche botteghe e persino mini-pizzerie dove mangiare ottime pizze fritte cucinate con i migliori ingredienti disponibili. Anzi, ai Quartieri Spagnoli è persino possibile farsi recapitare una pizza a casa dal “vascio della porta accanto”, calando dall’alto l’intramontabile paniere.

Altri di questi piccoli e preziosi ambienti mettono in comunicazione con la Napoli del sottosuolo, accompagnando napoletani, curiosi e turisti a visitare antichissime rovine greco-romane.

Da tutto questo è nato un interesse vivo per questi luoghi, alcuni dei quali si sono tramutati, come anticipato, in accoglienti Bed&Breakfast o mini-appartamenti da riservare ai turisti.

Questo scenario spiega perfettamente, quindi, le statistiche odierne ed è la chiave con la quale leggere le trasformazioni del tessuto sociale e turistico della città: una realtà dove le piccole dimore destinate ai meno fortunati di un tempo sono diventate simbolo di una cultura, scenografie teatrali perfette (basti pensare alle commedie di Eduardo De Filippo) e location sempre più richieste dal turismo più intraprendente e trendy della nostra epoca.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu