Da dove deriva l’espressione napoletana “tiè”?
Tutti conosciamo l’espressione napoletana “Tiè”, che è quasi sempre accompagnata da una gestualità estremamente esplicativa. Sapete da dove deriva?
Tutti conosciamo l’espressione napoletana “Tiè”, che è nota in tutto il mondo. Essa vale sicuramente più di qualsiasi risposta giustificata, argomentata a obiezioni assurde o a lunghi discorsi sul valore presunto di qualcosa che chi ascolta non vuole nemmeno ammettere o riconoscere. Una discussione che si protrae a lungo non cambierà alcuna opinione!
Il linguaggio è importante, ma la concisione lo è ancora di più, soprattutto se il linguaggio verbale è accompagnato da un’esplicativa comunicazione non verbale, che i napoletani amano moltissimo, come dimostrano gli intramontabili film di Totò e De Sica, oppure come attesta il frammento di una celebre e trionfante pubblicità di qualche anno fa (“Noi tifiamo Napoli, tiè!”).
La gestualità napoletana
Per un napoletano è semplicissimo comprendere una conversazione tenuta da un concittadino di cui non si ascolta la voce, solo dai gesti che compie. Polsi che ruotano, mani che si aprano e che si chiudono, dita che si uniscono, sono tutti “mezzi veloci” per esprimere stati d’animo che pronunciati solo a parole non avrebbero lo stesso peso.
Da dove deriva l’espressione napoletana Tiè?
Tiè è, nella fattispecie, l’imperativo del verbo tené, dal latino tenere (da non confondere con tie, abbreviazione dell’inglese necktie, cravatta) ed è quasi sempre accompagnata dal celebre gesto delle corna, da sempre considerate un antidoto contro il malocchio. In più, se ne facciamo un’anafora, cioè se la ripetiamo due volte (tiè tiè), nella lingua napoletana assume un significato diverso, più propriamente: “guarda guarda!” (tie’ tie’ chi sta arrivanne!).

