Il cuòppo napoletano: il fritto della tradizione

Il primo street food napoletano servito in un cono di carta

Cucina
Articolo di , 04 Ago 2014
33276

Cuòppo: m. cartoccio a forma di imbuto; fig. donna mal fatta; alt. Cuppetto, cuppetiello.

Concentrandoci ora solo sulla prima parte della descrizione, il cuoppo è uno dei capisaldi della tradizione napoletana, forse tra le pietanze più desiderate e gustate da tutti i partenopei e loro ospiti.

I piatti napoletani più copiati all'estero

Il cono (o meglio cartoccio), che si crea tenendo ferma una punta e arrotolando su se stesso il foglio di carta paglia  (chiamato così perché anticamente ricavato proprio dalla macerazione della fibra della paglia), viene utilizzato per “asportare” la frittura, dolce o salata che sia,  e poterla gustare girando per le strade di Napoli.
Questo modo di consumare alcune pietanze napoletane, era già in uso nel 1800, nato dalla necessità di un popolo povero, che con pochi mezzi ma tanta creatività faceva di necessità virtù (tipica caratteristica del nostro popolo) e si adoperavano, con quello che avevano a disposizione, per il pasto quotidiano.
Ne parlava già nel 1884 Matilde Serao nel “Il Ventre di Napoli” dove scrive che con un soldo si aveva una vasta scelta “… Dal friggitore si ha un cartoccetto di pesciolini che si chiamano “ fragaglia” e che sono il fondo dei panieri dei pescivendoli.” E dallo stesso friggitore si possono avere “… per un soldo, quattro o cinque panzarotti, vale a dire delle frittelline in cui vi è un pezzetto di carciofo, o un torsolino di cavolo, o un frammentino di alici.”
Ci sono tante varianti di questo cuppetiello che può essere, quindi:
di pesce con calamari, ranfetelle, fravagli, seppioline, gamberi… e tanto limone e pepe
di pastelle varie contenenti pizzetta, palla di riso, crocchetta di patate, zeppolelle, frittatina e calzoncello vanno per la maggiore
di patatine che qualcuno arricchisce di varianti tra salse e contorni
di dolci dove i più comuni sono le graffe con lo zucchero

Curiosità: anticamente i cuppetielli di frittura in pastella venivano chiamati anche “oggi a otto” perché, proprio per la povertà in cui versava il popolo napoletano, il friggitore accettava un pagamento “a rate” fino a otto giorni.
Per fortuna la globalizzazione, che ha fatto perdere molte tradizioni in molti popoli, non è riuscita ad intaccare o’ cuòppo napulitan!

Una risposta a “Il cuòppo napoletano: il fritto della tradizione”

  1. Massimo ha detto:

    Ciao Chi sa dirmi la misura esatta di un foglio per il cuoppo da 7/8 pezzi

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